Il sindaco di Acqui sulla situazione sanitaria della provincia

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Il tavolo tecnico sulla sanità, costituito da numerosi professionisti dell’Ospedale Acquese e da rappresentanti delle Istituzioni, quali il Sindaco di Acqui Terme, Enrico Silvio Bertero, e il Rappresentante dei Sindaci del territorio Acquese, Marco Cazzuli, nella riunione di martedì 22 settembre ha stabilito di formulare una richiesta formale alla neoeletta Presidente dell’Assemblea dei Sindaci Provinciale, Titti Palazzetti, e alla Presidente della Provincia e Sindaco di Alessandria, Maria Rita Rossa, affinché venga convocata un’assemblea straordinaria dei Rappresentanti dei centri zona e dei distretti, entro la prossima settimana, finalizzata alla redazione di un unico documento su base provinciale che, in riferimento all’atto aziendale, proponga una sintesi delle esigenze di tutti i territori e fornisca un fattivo contributo alla realizzazione di un’efficace offerta sanitaria per l’ASL AL.

Nel documento che prenderà forma dalla discussione dei Sindaci della Provincia saranno certamente inserite le criticità rilevate dai partecipanti alla riunione, ovvero:

  • innanzitutto con sorpresa è stato ritrovato su un documento ufficiale ASL un riferimento al collegamento tra l’Ospedale di Acqui e quello di Casale; infatti, nonostante le numerose rassicurazioni al riguardo, sembra che l’Ospedale di riferimento per molte attività (pneumologia, oncologia, anestesia, radiologia) continui ad essere quello di Casale Monferrato; confidando che ciò rappresenti un deprecabile refuso di stampa e non una volontà di disattendere quanto già concordato in diverse occasioni, si auspica una pronta correzione, anche perché, pur rendendoci conto della difficoltà creata dal fatto che si tratti di due ASL differenti, ci sembra vada ribadito in modo formale che l’Ospedale di riferimento per Acqui è quello di Alessandria, eventualmente applicando da subito forme di organizzazione interaziendali;

  • anche l’atto aziendale, così come le delibere Regionali, non ha tenuto in alcun conto la situazione oro geografica della nostra zona e il bacino di utenza reale, che comprende anche vaste aree dell’ASL di AT (valle Bormida) e di Alba;

  • la definizione di struttura semplice di cardiologia non chiarisce in alcun modo quale sarà l’organizzazione e se la struttura sarà in grado di garantire l’assistenza cardiologica, urgente e programmata, ai pazienti che afferiscono all’Ospedale;

  • per evitare disservizi assistenziali, ai pazienti che giungono al pronto soccorso o ricoverati nei reparti, l’organizzazione dovrà comunque assicurare o la presenza del cardiologo in Ospedale in guardia attiva h24 o, meglio, l’istituzione di una unica area critica, ovvero un’area che veda raggruppati in un unico ambiente assistito e monitorato i letti per acuti in terapia intensiva di unità coronarica e rianimazione h24;

  • non compare alcun cenno ad attività, anche chirurgiche, che sono abitualmente svolte nell’Ospedale e che riteniamo non debbano essere perse (urologia, ORL, Oculistica);

  • il quadro organizzativo dei distretti appare squilibrato e penalizzante, in termini di strutture semplici, per il distretto di Acqui e Ovada. Infatti, pur essendo questo il distretto dove, essendo maggiormente penalizzati dalla riorganizzazione gli Ospedali, sarebbe necessario implementare in modo più rilevante le attività territoriali, è quello dove sono presenti meno strutture semplici: in particolare riteniamo indispensabile prevedere anche in questo distretto come in tutti gli altri, almeno una struttura di UOCP Cure palliative e una struttura di cure domiciliari/ADI;

  • in generale il quadro organizzativo dei distretti e delle attività territoriali che evidenzia l’atto aziendale non sembra coerente con la recente delibera sui servizi territoriali.(26-1653 del 29/06) ed anzi, in alcuni casi in contraddizione con essa;

  • va ribadito, inoltre, come, per evitare carenze assistenziali e conseguenze anche legali, ogni riduzione di posti letto possa essere effettuata solamente dopo che sono stati implementati i servizi territoriali e sono stati certificati percorsi chiari per i pazienti con possibilità concrete di accoglienza presso l’Ospedale di Alessandria.

Non ci pare, quindi, accettabile, né adeguato,  – conclude il sindaco Enrico Bertero – l’atto aziendale.

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