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domenica, Ottobre 17, 2021

Decreto Dignità

Il Decreto Dignità, è il primo provvedimento che porta la firma di Luigi  Di Maio come ministro del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico; tocca diversi argomenti diversi tra loro ed è

ed è composto da 4 punti fondamentali:

 

1) semplificazioni fiscali: con proroga dello spesometro, aggiornamento del redditometro e abolizione dello split payment per i  professionisti, non per le imprese.

 

2) Disincentivazione delle delocalizzazioni;

 

3) Lotta alla precarietà con la modifica del Jobs Act ;

 

4) Stop alla pubblicità del gioco d’azzardo.

e poi dulcis in fundo la proroga della fattura elettronica per i distributori di carburante che arriverà però con un provvedimento a parte, fino al 31 Dicembre 2018, dunque con entrata in vigore dal 01  Gennaio 2019.

Andiamo dunque ad esaminare la portata di queste norme contenute nel Decreto proprio perché tocca novità di rilievo e di notevole impatto sulle imprese; nel dettaglio i 4 punti del decreto sono quelli sopra riportati  e contenuti nel  testo approvato in via preliminare  dal Consiglio dei Ministri in data 02 Luglio 2017 ed ora in attesa di essere modificato in alcuni punti durante l’iter di conversione in legge del decreto, con la discussione alle Camere.

Per capire l’importanza di questo primo provvedimento firmato dal neo ministro,Luigi Di Maio basta soffermarsi su ciò che egli stesso ha detto ,dopo l’approvazione del Decreto Dignità

“Avevo promesso di fare una guerra al gioco di azzardo, alla burocrazia, al precariato, alle delocalizzazioni, l’abbiamo detto e l’abbiamo fatto”.

 

Il decreto come ho già detto ha iniziato il suo iter parlamentare  e deve essere discusso dalle Camere, ma già fin dal la sua approvazione ha scatenato un core di critiche e di dure prese di posizione ,nonché duramente criticato e avversato dalle imprese che ne hanno chiesto a gran voce un’eventuale modifica in sede di conversione.

 

In vista però dell’arrivo del testo in Aula, Di Maio ha messo le mani avanti, affermando che il decreto può essere migliorato ma non annacquato.

 

Il Decreto Dignità approvato dal Consiglio dei Ministri,è stato pubblicato in GU il DECRETO-LEGGE 12 luglio 2018, n. 87 “Disposizioni urgenti per la dignita’ dei lavoratori e delle imprese. (18G00112) (GU Serie Generale n.161 del 13-07-2018).

 

Successivamente alla pubblicazione del Decreto Dignità in Gazzetta ufficiale, sono stati presentati nelle commissioni Lavoro e Finanze della Camera 890 emendamenti di cui 180 non sono stati però ammessi. Tra gli inammissibili anche l’emendamento presentato dalla maggioranza per l’abolizione della cd. tassa sull’acqua , mentre quasi sicuri dovrebbero invece essere i seguenti emendamenti al decreto Dignità 2.0:

 

-proroga bonus assunzioni giovani per gli under 35 per due anni;

 

-regime transitorio per i contratti a termine dove, facendo salva la durata massima di 2 anni e il -numero di 4 proroghe ammissibili, si prevede che le imprese possano rinnovare oltre i 12 mesi senza l’indicazione della causale.

 

-rafforzamento dei centri per l’impiego, dove si prevede l’assunzione di nuovo personale attraverso la quota assunzioni delle regioni 2019-2021, previo accordo tra Stato e regioni. Questa misura potrebbe accelerare l’iter verso il famoso reddito di cittadinanza.

 

-delocalizzazioni: decadenza dagli incentivi incassati per le aziende che riducono il 50% dei posti di lavoro e non il 10% come previsto prima.

 

-ritorno dei voucher: dopo l’abolizione dei vecchi voucher e l’istituzione dei nuovi voucher per le imprese e i voucher famiglia con i Libretti famiglia, il M5S presenta un emendamento a quello che Luigi Di Maio ha già chiamato Decreto Dignità 2.0, per reintrodurre i buoni lavoro occasionale digitali e cartacei, tracciabili e limitati a pensionati, disoccupati e giovani.

Vediamo i punti salienti del Decreto.

In questo primo decreto Di Maio ci sono diversi punti fondamentali:

 

  1. A) per le imprese:

 

– rinvio scadenza spesometro 3° trimestre al 28 febbraio 2019, in realtà le prime bozze del decreto davano l’anticipazione dell’abolizione dello spesometro a settembre 2018 anziché dal 2019 per effetto dell’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica tra privati.

Aggiornamento del redditometro,

– Abolizione split payment per i professionisti ossia, il meccanismo di inversione contabile IVA.

 

  1. B) disincentivate le imprese che delocalizzano le proprie attività produttive al di fuori dell’Italia;

 

  1. C) disincentivare il gioco d’azzardo, vietando ogni forma di pubblicità diretta ed indiretta, ivi comprese le sponsorizzazioni, per i giochi, sia quelli raccolti nelle sale o con le macchinette che quelli giocati sulle piattaforme online.

 

  1. D) intervenire in modo radicale sulle regole del mercato del lavoro precario fortemente penalizzato dal Jobs Act di Renzi;

E) per la fattura elettronica carburante proroga ed abolizione scheda carburante rinviata di 6 mesi, ci sarà invece un provvedimento ad hoc che rimanderà l’obbligo della fattura, dal 2019.

Nel testo Decreto Dignità 2018, si trovano diverse ed importanti novità che riguardano per lo più il miglioramento delle condizioni dei lavoratori precari fortemente penalizzati dal Jobs Act.

Tra le novità c’è quindi la reintroduzione della “causale” per i contratti a termine, la cui abolizione richiesta dalle associazioni datoriali, ha vanificato, secondo diversi economisti, ed analisti ,non solo le assunzioni a tempo indeterminato rispetto a quelle a tempo determinato ma anche l’abolizione dell’articolo 18 e i bonus assunzioni che avrebbero dovuto far aumentare le nuove assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti, punto nevralgico della riforma del lavoro di Renzi.

Nel testo decreto Dignità 2018 avrebbero dovuto trovare spazio anche le prime norme ossia le prime misure di salvaguardia per i lavoratori precari della gig economy, a cominciare dai cosiddetti riders ossia quei giovani, per lo più studenti universitari, che consegnano il cibo in bici o in moto, ed in generale, per i lavoratori che oggi sono intesi come lavoratori autonomi ma che vengono gestiti da aziende attraverso piattaforme digitali. Per tutti loro, il decreto dignità, era pronto a riconoscere alcune importanti tutele previdenziali e antinfortunistiche, a proibire la retribuzione a cottimo attraverso lo strumento dell l’introduzione del cd. salario minimo orario ma il tutto è stato rinviato per aprire un tavolo tra Di Maio ed i rappresentati delle società.

Il decreto Dignità 2018 prevede per le imprese e i titolari di partita IVA, l’abolizione dello split payment professionisti, aggiornamento del redditometro e le nuove scadenze relative allo  spesometro 2018.

Il terzo provvedimento del decreto Dignità riguarda invece la stretta sulle delocalizzazioni da parte di quelle imprese che spostano le proprie attività dopo aver avuto accesso a fondi e trasferimenti pubblici.

Il quarto provvedimento del decreto Dignità 2018 di Di Maio, prevede la stretta sul gioco d’azzardo con il divieto di pubblicizzarlo in qualsiasi forma e modo.

Vediamo più nel dettaglio le norme che regolano il lavoro a tempo determinato cioè quello relativo al lavoro precario.

Per i lavoratori precari il nuovo Decreto ha previsto:

1) all’articolo 1 Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato con conseguente nuova modifica dell’articolo 19 del Jobs Act 81/2015 e l’introduzione del nuovo comma 1 in cui si dice che il contratto di lavoro subordinato non può avere una durata superiore a 12 mesi. Tale durata è però aumentabile a 24 mesi se ricorre una delle seguenti condizioni:

  1. a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;

 

  1. b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;

2) Al comma 2, invece è sostituito il 24 con il 36, per cui la durata massima contrattuale è di 24 mesi.

3) il comma 4, è invece sostituito dal seguente nuovo comma: per i contratti a tempo determinato di durata non superiore a 12 mesi, il termine del contratto deve essere scritto e specificato ed una copia deve essere rilasciata al lavoratore entro 5 giorni dall’inizio del lavoro e può essere prorogato liberamente nell’arco dei primi 12 mesi mentre successivamente andrà specificata la causa se il contratto ha una durata superiore a 12 mesi.

4) Le disposizioni di cui al comma 1 sono da applicarsi ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all’entrata in vigore del presente decreto nonché ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.

In pratica il decreto Dignità prevede:

Stretta sui contratti di lavoro a tempo determinato: il neo ministro del lavoro e del Mise, Luigi Di Maio ha detto che il decreto Dignità, è una vera e propria rottamazione del Jobs Act a cominciare da:

  • reintroduzione della causale e di alcuni vecchi vincoli esistenti fino al 2014 sulle assunzioni a termine: dal 2014 in poi, infatti, su richiesta delle associazioni dei datori di lavoro, il ministro del lavoro di allora, Giuliano Poletti ha abolito la “causale” nella stipula di contratti a tempo determinato e ciò, secondo molti economisti, è andato ad annullare gli effetti del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, l’abolizione dell’articolo 18 nonché gli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni. Per cui dall’entrata in vigore del primo decreto di Di Maio chiunque intenda assumere un dipendente con un inquadramento precario dovrà specificare nel contratto la causale, ossia il motivo per cui è stata utilizzata l’assunzione a tempo determinato al posto di quella a tempo indeterminato, se il contratto è superiore a 12 .

 

  • reintroduzione dei limiti al numero di rinnovi per le stesse assunzioni precarie: oggi infatti un’azienda può rinnovare il contratto per 5 volte in 3 anni.

 

  • Le Garanzie e tutele per i lavoratori della gig economy sono state rimandate: il provvedimento gig economy ed in particolare i cd. riders, cioè i fattorini che consegnano il cibo in bicicletta o in motorino in varie città, attualmente considerati lavoratori autonomi anche se sono gestiti da piattaforme online come Foodora, Deliveroo ecc., sono state rimandate per consentire l’apertura di un tavolo tra Di Maio ed i rappresentanti delle società più importanti per parlare di:

una indennità mensile di disponibilità;

malattia, ferie e maternità in proporzione alle ore di lavoro, in linea con le norme sul lavoro intermittente con il cd. contratto a chiamata;

riconoscimento del diritto alla disconnessione per almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore all’ultimo turno di disponibilità completato.

Si prevede inoltre una fase di sperimentazione degli algoritmi di gestione delle prestazioni e l’obbligo di informare i lavoratori “sulle modalità di formazione, elaborazione dell’eventuale rating reputazionale, e sugli effetti che tale valutazione ha sul rapporto di lavoro”.

Per quanto riguarda le altre norme riguardanti il mondo imprenditoriale, cioè lo spesometro, il redditometro e lo split payment il Decreto prevede in sintesi le seguenti nuove norme:

per i titolari di partita Iva potrebbero arrivare diverse novità fiscali come il rinvio della scadenza spesometro, l’aggiornamento del redditometro e abolizione split payment professionisti.

Al loro posto, non è ancora chiaro se ci saranno altri strumenti ma con molta probabilità sarà semplicemente capovolto il loro meccanismo di funzionamento che oggi si basa, sull’accertamento dei redditi degli imprenditori, esercenti e professionisti partendo da dati presuntivi ovvero su quanto spendono per le forniture e per le attività.

Perciò con l’entrata in vigore del decreto Dignità 2018 ecco che vi sarà:

proroga scadenze spesometro 2018: solo per coloro che provvedono all’invio della comunicazione Iva fatture emesse e ricevute, la scadenza spesometro relativa al terzo trimestre è rinviata dal 30 novembre 2018 al 28 febbraio 2019.

aggiornamento redditometro: il redditometro per quanti non lo ricordano, è lo strumento di accertamento sintetico in dote all’Agenzia delle Entrate che dovrebbe servire a rilevare importanti scostamenti di spesa sulla rilevazione di 100 voci di spesa.

Il decreto Dignità interviene con la necessità di determinare nuovi criteri e voci di spesa.

Abolizione degli studi di settore: gli studi di settore quale strumento per verificare la congruità tra quanto dichiarato ed effettivamente percepito da un contribuente, devono essere aboliti dal 2019 con conseguente adozione dei nuovi ISA, Indici di affidabilità Il decreto Dignità avrebbe dovuto abolirli definitivamente ma di questa abolizione non ce n’è traccia all’interno del decreto..

In ultimo l’abolizione dello split payment professionisti.

Per quanto concerne la delocalizzazione e la ludopatia, il Decreto prevede in particolare, con il terzo provvedimento del decreto Dignità 2018 sullo stop alle delocalizzazioni. Di Maio mira ad impedire alle aziende che ottengono aiuti e fondi pubblici, di delocalizzare e cioé di spostare all’estero, verso paesi più “attraenti” dal punto di vista delle norme sul lavoro e sugli stipendi, il loro business mentre con il quarto provvedimento, di imporre il divieto di pubblicizzare qualsiasi forma di gioco d’azzardo.

L’obiettivo di Di Maio e del nuovo governo Conte con quest’ultima misura è quello di combattere la ludopatia, cioè la dipendenza patologica da giochi e scommesse “vera e propria piaga sociale che danneggia migliaia di famiglie”.

Michele Minardi

Fausta Dal Monte
Giornalista professionista dal 1994, amante dei viaggi. "La mia casa è il mondo"
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