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domenica, Ottobre 24, 2021

La terra dei fuochi di Alessandria

Veleni noti e veleni sepolti, sconosciuti a chi vive su fusti radioattivi interrati qualche decennio fa.

Spigno: il caso silente. Sezzadio: la disputa sulla discarica e il rischio nell’immediato futuro dei materiali di scavo per il Terzo Valico

 

Sezzadio

Si parla da tempo della fattibilità della discarica a Sezzadio. Da circa due anni tra pareri, studi, analisi, lettere, mobilitazioni, la Provincia, mediante la conferenza dei servizi, ha dato parere positivo alla realizzazione dell’area adibita al contenimento di 1,7 milioni di metri cubi di rifiuti in località Borio. A due condizioni: l’approvazione da parte del Comune di Sezzadio della variante al piano regolatore e la realizzazione di nuove strade necessarie alla modifica della viabilità locale. Intanto prosegue l’allerta dei 23 sindaci che in forza ricordano che “dalla realizzazione dell’impianto deriverebbe un grave rischio per l’acquifero e per il sistema idrogeologico” ricordando inoltre che “il procedimento in corso non sarebbe conforme allo strumento urbanistico e non sarebbe stata espletata la verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale strategica”. A supporto di coloro che sono contro la discarica si schiera il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Dall’ufficio legislativo ministeriale è stata inviata una lettera alla Provincia di Alessandria ed in copia alla Regione Piemonte e al Comune di Acqui Terme, a risposta della richiesta di interessamento rivolta dalla rappresentanza dei Sindaci dei comuni della Valle Bormida e dal Comitato Sezzadio per l’Ambiente, accompagnati dal Senatore Federico Fornaro, durante l’incontro di Roma del 20 novembre scorso.
Il testo evidenzia alcune criticità nella realizzazione della discarica nel sito in località Borio nel comune di Sezzadio al fine di effettuare le necessarie specifiche valutazioni tecniche di competenza nell’ambito del procedimento in corso (riferendosi all’ultima conferenza dei servizi), con particolare riferimento alla conformità dell’opera con lo strumento urbanistico vigente e alle norme che disciplinano le valutazioni ambientali di impianti ed opere che possono avere ripercussioni ambientali rilevanti. A seguito della presa d’atto da parte del Ministero “il Comune di Acqui Terme, anche a nome di ventidue Comuni del territorio, segnala la grave preoccupazione per il rischio ambientale che deriverebbe dalla realizzazione di un impianto discarica rifiuti non pericolosi per il quale è in corso di istruttoria la relativa autorizzazione da parte della Provincia di Alessandria”.

Giampi Grey

 

La discarica secondo Arnera

arnera-sezzadioAbbiamo chiesto il parere di Pierluigi Arnera, ex sindaco di Sezzadio al centro della discussione sulla discarica.

Come andrà a finire questa storia?
Attendiamo i dettagli dal verbale della Conferenza dei Servizi, dove troveremo le conclusioni precise e puntuali. In questa fase ho assistito ad una sorta di plausi per l’obbiettivo raggiunto.

Il Comune segnala che dalla realizzazione dell’impianto deriverebbe un grave rischio per l’acquifero e per il sistema idrogeologico, Lei cosa ne pensa?
La Provincia doveva lavorare proprio per questo. Tutti hanno avuto il tempo necessario per formulare la documentazione comprovante queste legittime preoccupazioni e timori. Se dal verbale emerge che la valutazione dell’impatto ambientale è favorevole sorge allora una domanda spontanea.

Qualcuno non la dice giusta. Che cosa non ha funzionato?
Non posso non avere la fiducia nelle Istituzioni preposte all’analisi di tutta questa problematica, non posso pensare che con una conferenza durata quasi due anni, ben oltre i 150 giorni di obbligo normativo, alla luce anche di tutto il clamore che c’è stato intorno a questa conferenza, che le istituzioni preposte al concludere la valutazione non abbia tenuto conto di ogni elemento suggerito e dichiarato.

Dunque c’è stata una enfatizzazione da parte dei Sindaci e comitati?
Assolutamente no, ognuno ha ritenuto con incisività insistere sui rischi eventuali che un tale impianto potesse arrecare. Comportamento del tutto legittimo che però ha avuto una risposta conclusiva.

E della recente lettera giunta dal Ministero dell’Ambiente?
Non la conosco e mi permetto, pur non conoscendola, di poter immaginare che il Ministero altro non possa fare che pretendere il rigoroso rispetto delle normative vigenti, ivi incluse tutte le preoccupazione del caso.

Ex Sindaco, ma lei è a favore del sito che sarà costruito per lo smaltimento dei rifiuti?
Non si tratta di essere a favore o contrari, si tratta di gestire un procedimento amministrativo delicato come questo pretendendo il massimo delle garanzie senza inciampare in comportamenti temerari che vadano oltre la Legge… Ma il problema è a monte.

Ovvero?
Per presentare un progetto come quello presentato in Conferenza dei Servizi, non è sufficiente una condizione ordinaria del territorio. Debbono sussistere una serie di combinazioni e previsioni che sono certamente anch’esse normate e deliberate. In sintesi, un territorio comunale deve preparare con atti, atti pubblici, le condizioni affinché si possa presentare il progetto. Tutto questo è stato fatto, non posso dire se volontariamente o superficialmente, ma il tutto è stato preparato con atti e documenti pubblici ad opera dalle amministrazioni precedenti alla mia.

Dunque un attacco personale?
Assolutamente sì, prova ne è che tutte le argomentazioni utilizzate per imputare a me la responsabilità di questa vicenda sono futili e insussistenti, il tutto comprovato ad esempio dalla sorte giuridica che hanno avuto le famigerate due deliberazioni del rumoroso consiglio comunale del 21 marzo alle quali io espressi voto contrario e motivato.

Che cosa vuol dire?
La prima delibera che sospendeva la variante di cava è stata impugnata presso il Tar e contestualmente il commissario straordinario ha deliberato la variante che era obbligatoria e indiscutibile. La seconda, che era solo un proposta di opposizione di vincolo paesaggistico per nulla rilevante nella vicenda discarica, è stata assunta ed inserita in modo birichino dalla commissaria nella variante e la Provincia che la doveva esaminare l’ha totalmente stralciata. Quindi quel consiglio di marzo si è rivelato una inutile sceneggiata, questo lo certificano gli atti successivi.

E dunque, tornando alla domanda iniziale, come finirà la storia?
La storia è ancora in corso, non resta che attendere con serenità e molta attenzione il verbale della conferenza del 26 novembre ed eventuali possibili controdeduzioni del proponente.

Giampi Grey

 

Spigno

spigno-stazioneRifiuti pericolosi nel comune di Spigno Monferrato. È quanto emerge da alcune segnalazioni pervenute in redazione nelle scorse settimane. Che la Valle Bormida fosse martoriata da inquinamenti anomali si sapeva per via dei problemi legati alla Acna di Cengio, azienda chiusa da tanti anni ma che si porta dietro il peggior incubo per gli abitanti della vallata: le acque contaminate. In un paesino a 25 chilometri da Acqui Terme si scopre che da tempo giacciono quantità di scorie radioattive in un terreno privato, di proprietà di una società di Cairo Montenotte. Rifiuti pericolosi di indubbia provenienza e quantità che nessuno in paese è disposto a ricordare, figuriamoci a parlarne. Forse appartenevano ad una delle fabbriche attive nello scorso secolo, presenti a vista d’occhio sul territorio comunale. La zona in questione è la località stazione, in un’area di mille metri quadri antistante la stazione ferroviaria, chiusa e recintata, dove i rifiuti sono racchiusi in un “sarcofago di calcestruzzo”. A parer del sindaco Mauro Garbarino, autorità preposta alla salute del paese, le scorie sono in completa sicurezza, protette da intemperie od altro e da quanto risulta da un controllo Arpa, tutto è regolare. Ma dietro a quel perimetro in cui sono interrati diverse migliaia di metri cubi sorge un dubbio. Non è che in altre zone vicine ci possono essere sepolti materiali radio attivi o rifiuti dannosi per l’ambiente circostante? Qualcuno ricorda anni fa la presenza di fusti sulle sponde del bormida, altri segnalano, senza rivelarsi e svelare alcun dettaglio, la presenza di qualcosa di nascosto “sotto i cento metri di terra”… che noi speriamo di svelare nel prossimo numero cosicome segnaleremo altre zone contaminate.

Giampi Grey

 

I materiali di scavo della TAV

materiali-di-risultaRilancio del territorio e rispetto dell’ambiente e della salute, manifestazioni e iniziative politiche, polemiche e misteri: la vicenda del Terzo Valico dei Giovi ha raggiunto un certo climax nelle ultime settimane.
All’inizio di novembre, infatti, il Cociv ha preso possesso di alcuni terreni espropriati in località Radimero, vicino ad Arquata Scrivia, dove ha cominciato ad attuare alcune procedure preliminari come la tosatura dell’erba, il disboscamento dell’area e la bonifica di ordigni bellici all’attività di scavo del tunnel di canale in direzione Genova. A opporsi animatamente all’attivismo del general contractor è intervenuto con un presidio permanente il movimento No Tav Terzo Valico, che con il comitato locale ha documentato il lavoro degli operai addetti a tali operazioni, denunciando l’imminente “devastazione del territorio” e “distruzione delle fonti degli acquedotti”.
Il 10 novembre, un centinaio di esponenti del movimento ha abbattuto le reti di recinzione che delimitavano il cantiere e ha piantato alberi laddove erano stati rimossi. Il giorno dopo, gli operai hanno sostituito le recinzioni divelte con una rete metallica alta 1,80 m, rinforzata da paletti di ferro e 2 cordoli di acciaio. Il comitato di opposizione alla grande opera, inoltre, ha contestato la presenza di una macchina operatrice, priva di targa, lungo la strada che porta al cantiere non ancora allargata, viene fatto notare, a 7 metri, come previsto dai piani preliminari del Cociv e di tre persone estranee nei cantieri, al lavoro in condizioni ritenute non rispettose delle norme sulla sicurezza.
Terzo-ValicoAssieme al consorzio dei costruttori, l’altro bersaglio delle critiche del movimento No Terzo Valico è stato il Comune di Arquata Scrivia, in particolare il suo massimo rappresentante, cioè il sindaco Paolo Spineto. Il 23 novembre v’è stata una manifestazione presso Palazzo Spinola sede municipale, che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone e che era finalizzata a rivolgere al primo cittadino alcune domande sulla ditta che sta lavorando a Radimero, sui lavori effettivamente autorizzati, sugli “strumenti legali necessari alla tutela del territorio e della popolazione” adoperati (citazione di una delibera del Consiglio Comunale del 31 maggio 2012) e su come l’amministrazione intende “difendere i cittadini dagli espropri e dal rischio amianto”. Spineto si è rifiutato di ricevere i dimostranti poiché, come affermato sulla stampa, si ritiene incompetente per alcune questioni da loro sollevate, prima fra tutte la presenza di amianto. D’altro canto, però, ha subito lanciato l’idea di convocare un Osservatorio ambientale come avvenuto nel 2012, da tenersi il 15 dicembre, che coinvolga gli enti interessati, le associazioni e i comitati, oltre che i cittadini.
Anche sul fronte della logistica non sono mancati spunti interessanti. A farla da padrone nel dibattito pubblico è stato il presidente della Provincia di Alessandria, Paolo Filippi. Egli ha annunciato l’intenzione di ostacolare i lavori del Cociv sulle strade di sua competenza qualora non fossero fornite le adeguate garanzie, soprattutto dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, sul piano discusso nel 2006 tra enti locali, RFI e il general contractor presso il CIPE. Filippi, inoltre, non ha nascosto il disappunto per l’assenza della Regione Piemonte nel corso dell’ultima riunione del consiglio generale della Fondazione SLALA, il consorzio di enti che dovrebbe gestire il futuro retroporto dell’area portuale genovese nell’Alessandrino, e per la “strategia chiara” dell’ente regionale di voler spostare il tutto a Novara, mettendo così a rischio la sopravvivenza della Fondazione stessa.
Su questo tema, infine, Antonello Brunetti (Amici delle Ferrovie e Ambiente) ha portato all’attenzione dati dell’Autorità Portuale di Genova, relativi ai primi 9 mesi del 2013: sono state movimentate 36.890.000 tonnellate di merci (-4,6% rispetto al 2012, 38.670.000 tonnellate) e 1.493.840 container teu (-3,2%, nel 2012 1.543.699), ben lontani dai 4.800.000 citati da RFI a sostegno della necessità della grande opera.

Stefano Summa

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