La tecnologia aiuta la medicina

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L’applicazione dell’innovazione hi-tech rivoluziona il ruolo tradizionale del camice bianco

FingerReader, Neurobridge, alcuni esempi delle ultime applicazioni

Centri di ricerca universitari in tutto il mondo stanno lavorando per spingere sempre più in là il limite di quello che si può aggiustare nella macchina, molto complessa, del corpo umano. Alcuni progetti di dominio pubblico aprono scenari finora inimmaginati e molto affascinanti nel campo della medicina.
Si pensi, per esempio, a un’invenzione semplice come “FingerReader”, per opera dei Media Labs del MIT. Un anello dotato di una piccola telecamera, in grado di leggere le parole inquadrate e di avvertire con un suono se si è saltata una riga. Pesa poco più di un normale anello ma può dare a chi non vede una prospettiva nuova.
Ci sono tecniche di riproduzione di organi in vitro, che aspettano solo di essere impiantati per poterne testare l’efficacia. Il Wake Forest University Baptist Medical Center e l’Yokohama City University Graduate School of Medicine stanno sviluppando modalità per creare in laboratorio il fegato.
Tuttavia, il progetto di Battelle, associazione non-profit di ricerca dell’Ohio State University, raccontato di recente dal Washington Post, fa davvero immaginare grandi cose. Si tratta di Neurobridge, un meccanismo composito, dedicato a chi è paralizzato dal petto in giù, che permette di muovere le mani col pensiero, esattamente come i normodotati, ma bypassando il midollo spinale. Un chip con 96 elettrodi e grande 0,4 cm viene inserito nel cervello del paziente. Gli elettrodi leggono i comandi di movimento impressi dalla sezione cerebrale specifica e li trasmettono via cavo a un supporto nel cranio. Quest’ultimo è collegato a sua volta a un computer, che, attraverso un algoritmo, decodifica e integra i segnali ricevuti, esattamente come farebbe il midollo spinale. Il computer si aggancia senza fili a una manica di elettrodi al braccio del paziente. I detti elettrodi innescano una sequenza che stimola le fibre muscolari, le quali realizzano il movimento concepito dal paziente. Il processo dura meno di un decimo di secondo.

 

Stefano Summa

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