Agguato in Darfur a Paolo Briganti

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Un proiettile in una gamba, l’operazione a Khartoum dopo cinque giorni dal ferimento passati tra una caserma e un posto di polizia

Determinante l’intervento delle forze ONU (Unamid) attraverso l’ambasciata italiana in Sudan

Tutto avviene il 4 marzo quando viene data notizia che due italiani sono stati feriti in Darfur. Il ferito, in realtà è uno solo ed è Paolo Briganti, noto soprattutto ad Alessandria come Briganti del Deserto, lui, il biker della nostra città che ci sorprende da qualche anno con i suoi viaggi in moto. Paolo quest’anno aveva diviso il viaggio in più parti: dal Sud Africa  all’Etiopia con altri partecipanti e per portare aiuti umanitari alle varie popolazioni lungo il tragitto e un’altra parte di itinerario-avventura solo con un suo compagno dal Sudan al Senegal. A proposito di quanto avvenuto sono uscite notizie discordanti, pertanto ci siamo fatti raccontare di persona l’accaduto.  Ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, c’è l’African Union e sono presenti tutte le ambasciate, Paolo resta lì per circa un mese e ottiene tutti i permessi e i visti di frontiera, compreso quello per la zona del Darfur, un permesso di transito per 15 giorni con itinerario obbligato, che il motociclista ed il suo pick-up rispettano pedissequamente. briganti 02Attraversano il Darfur percorrendo un totale di 1700 chilometri superando numerose difficoltà date sia dal territorio desertico che dai chek point di controllo costituiti da militari e altri dalla polizia sudanese. Briganti ci racconta che in prossimità delle raffinerie cinesi, i militari sono del luogo ma assoldati dalla Cina, una sorta di para-esercito. A circa 90 chilometri dal confine con il Ciad, meta definitiva, subiscono l’attentato, a circa 30 chilometri da Zalingei e a due chilometri da Nierteti. A un certo punto una moto con due persone a bordo supera il mezzo di Briganti, fa inversione a U e inizia a seguirli, lo supera, torna indietro e comincia a sparare, una raffica penetra nello sportello di destra, da notare che è un vecchio fuoristrada usato in Afghanistan, rinforzato, un proiettile colpisce Paolo Briganti ad una gamba, si scoprirà poi che i proiettili sparati sono antiblindo, quindi molto potenti. Paolo, ferito, incita l’amico alla guida a dare gas; inizia la fuga fino ad arrivare in un villaggio dove chiedono aiuto ad un poliziotto. L’agguato che la polizia stessa ha identificato di matrice filo-governativa è avvenuto nei pressi di Kubr el Nahal, Briganti ha ricevuto i primi soccorsi all’ospedale di Nierteti, i due viaggiatori sono poi stati prelevati, portati nella caserma di Zalingei e interrogati dall’Intelligence sudanese. Soltanto dopo l’intervento delle forze ONU (Unamid) presenti nel Paese, Paolo Briganti è stato portato in aereo all’ospedale di Khartoum dove è stato operato, dopo cinque giorni dall’agguato. Paolo Briganti afferma: “Se non fossero intervenuti gli uomini ONU allertati dalla nostra ambasciata che ci sono venuti letteralmente a prelevare e portare alla base militare, non so come sarebbe finita”. Paolo Briganti è ritornato in Italia attraverso la nostra ambasciata e sarà rioperato alla gamba a Torino dove i medici hanno detto che i colleghi sudanesi hanno fatto un bel lavoro, applicandogli le protesi per i militari feriti in guerra. L’avventura è finita bene e Paolo Briganti ci dice che è pronto a ricominciare, l’anno prossimo un’altra avventura lo aspetta.

 
Fausta Dal Monte

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