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sabato, Gennaio 22, 2022

Antonio e il gioco della sedia

Quando era bambino prendeva tutte le sedie di casa e costringeva gli amici a giocare sempre e soltanto al gioco della sedia, quello che quando la musica finiva dovevi essere il più lesto a sederti altrimenti se rimanevi senza sedia avevi perso. Per il piccolo e magrolino Antonio era diventata un’ossessione, voleva giocare sempre e presto, diventò un campione. Nessuno riusciva a batterlo, vinceva sempre lui. Verso i dodici anni pensò di istituire le Olimpiadi del gioco della sedia, sapeva di essere un campione e di poter battere tutti ma non trovò nessuno che volesse assecondare quella sua idea.
Passarono gli anni e Antonio diventò grande, iniziò a lavorare ma continuava a pensare al gioco della sedia, gli mancavano quei pomeriggi che lo vedevano protagonista assoluto. Pensa e ripensa, decise che il lavoro della sua vita sarebbe diventato il gioco della sedia, anzi, della poltrona. Anche sua moglie abbracciò la sua passione e decisero insieme di iniziare a vedere chi dei due riusciva a vincere più poltrone. La gara ebbe inizio: un po’ di amici giusti, un po’ di musica adatta e il gioco fu fatto. Antonio dimostrò, presto, la sua classe di campione e in dieci anni riuscì a sedersi sul trono di 25 competizioni diverse, 25 poltrone di rispetto: presidente Inps, vicepresidente Equitalia, vicepresidente Equitalia nord, centro, sud, Eur spa, Eurtel, Eur Congressi, Coni, Autostrade, Fandango, Telecom, Quadrifoglio, Telenergia, Loquendo, Aquadrome, Mediterranean Nautilus Italy, ADR Engineering, Consel, Groma, EMSA Servizi, Telecontact Center, Idea Fimit SGR.
La sua signora si difese bene ma conquistò soltanto 20 sedie.
Antonio lavorava, lavorava tutto il giorno doveva occupare tutte quelle sedie contemporaneamente perché altrimenti le avrebbe perse.
La sua vita diventò un girotondo infinito, non faceva a tempo a sedersi su una che doveva correre ad occuparne un’altra. Si sentiva come superman, correva, correva, correva ma non riusciva a lavorare bene su tutte quelle sedie, qualcuna cominciò a vacillare, una diventò zoppa perché i conti non tornavano; il povero Antonio lavorava troppo per riuscire a lavorare bene e con scrupolo, alla fine la musica cessò e il girotondo forsennato dei suoi ultimi dieci anni lo travolse in un vortice vertiginoso che gira, gira, lo fece andare col sedere per terra.
Morale della favola: lasciamo che siano i bambini con la loro innocenza a giocare al gioco della sedia, non c’è posto per i superman del potere.

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