Il Mes

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L’utilizzo del Meccanismo dedicato all’emergenza sanitaria continua a dividere. Vediamo in sintesi come funziona e in cosa differisce rispetto al Recovery Fund cioè il piano da 750 miliardi della Commissione Europea.

Inoltre il dilemma è “Basta il Recovery Fund”, oppure no, dunque “il Mes è un’opportunità”. Il dibattito sull’uso del Meccanismo europeo di stabilità, nella sua versione ad hoc per la risposta sanitaria alla crisi del Covid, resta aperto. Anche dopo l’accordo storico sul piano anti-coronavirus. Ma in cosa si differenziano i due programmi.

Nel piano del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, le risorse messe a disposizione per l’Italia sono di 36 miliardi (alcuni hanno notato l’analogia con la crescita di denari del Recovery Fund destinate a Roma durante la gestazione dell’accordo) su 240 miliardi complessivi (2% del Pil). Questo strumento è nato con la crisi finanziaria di qualche anno fa e dei debiti sovrani e che si è attivato per diversi paesi della Comunità Europea quali Irlanda, Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia. L’aiuto consisteva, nell’erogazione di finanziamenti ma in cambio ha sottoposto le politiche economiche e fiscali di tali Paesi che l’hanno avuto a stretta sorveglianza. Con la pandemia, del Covid 19 la Commissione ha varato una nuova linea di intervento che rompe quei vincoli: gli stanziamenti “non hanno nulla a che vedere con i prestiti del passato – ha spiegato il segretario del Mes, Nicola Giammarioli, intervistato da giornale Repubblica – Non portano a condizionalità ex post, austerity o ristrutturazione del debito”. Cioè in poche parole questi aiuti   si devono usare per coprire i costi sanitari “diretti e indiretti” legati al Covid: definizione che “va dai vaccini alla ricerca – parole ancora di Giammarioli – passando per la riorganizzazione della sanità e la ristrutturazione degli ospedali, ai contributi per le case di riposo fino ad un ammodernamento del sistema sanitario sul territorio e dei medici di base”. Sembrerebbe che in questo caso a differenza delle precedenti erogazioni il paese che li ottiene non è sottoposto al controllo delle politiche fiscali ed economiche, da parte della Commissione .in poche parole nessuna ingerenza esterna. Ma è veramente così?  Ma se questo strumento è veramente valido perché ad oggi nessun paese che ha avuto analoghe situazione pandemiche all’Italia ne ha fatto richiesta?

Da qualche giorno girava voce di problemi di cassa sul fronte delle entrate causa il protrarsi della crisi dovuta alla pandemia; apparentemente questa situazione ha allarmato tutti i vari soggetti politici, ma era poi veramente così? Oppure è stato un tentativo per spingere l’esecutivo ad adottare tale strumento finanziario come da più parti si chiede, ma cosi divisivo nella maggioranza.

Poi arriva la risposta del Tesoro che rassicura e tranquillizza sulla cassa, ma continua a spingere e battere la grancassa sul Mes: va preso e utilizzato per aiutare il comparto della sanità duramente provato dall’emergenza Covid 19.

A stretto giro arriva la risposta di alcuni esponenti del Movimento 5 stelle sul Mes

e Beghin (M5S) afferma: “Strumento inadeguato, pensiamo al Recovery Fund”. E a Gentiloni: “Facciamo lavorare Conte”

Nel caso di tale strumento finanziario denominato Mes, la polemica ha spesso ruotato intorno ai timori di vedersi materializzare la Troika, cioè come scritto sopra un controllo delle nostre politiche economico fiscali. A questo dubbio, Giammarioli ha risposto in modo categorico: “Con le nuove linee di credito il Meccanismo non può imporre alcun genere di condizionalità ex post, austerity, Troika, taglio delle pensioni o del settore pubblico“. L’unica vera condizionalità è l’impiego per i soli fini sanitari. L’ex commissario alla Spending review, Carlo Cottarelli, in un’audizione parlamentare ha spiegato che “l’Italia entrerebbe automaticamente in “sorveglianza rafforzata” (ex Regolamento 472/2013), ma Commissione ed Eurogruppo ci hanno assicurato che questa sarebbe limitata solamente all’uso dei fondi per la sanità, che non ci sarebbero missioni di controllo aggiuntive e, inoltre, che non c’è intenzione di attivare la raccomandazione, possibile per i paesi in sorveglianza rafforzata, di presentare un programma di aggiustamento macroeconomico. Mi sembra ci si possa fidare”. La richiesta dei fondi Mes darebbe alla Bce la possibilità di ricomprendere i titoli di Stato sotto il suo ombrello (il programma Omt lanciato da Mario Draghi).

Vediamo adesso quali sono gli ultimi elementi di riflessione sulla scelta di aderire o meno al Mes e che riguardano i costi e la reazione del mercato a una sua eventuale richiesta. Sul primo fronte, bisogna considerare che il Meccanismo si finanzia sui mercati a tassi negativi e che ai Paesi verrebbero dunque caricati di fatto solo un margine dello 0,1% annuo, una commissione una tantum dello 0,25% e un’altra annuale dello 0,005%. Il calcolo è che l’Italia possa risparmiare circa 5 miliardi in un decennio, nel confronto con quel che pagherebbe agli investitori emettendo “normali” Btp. Altri ancora rimarcano che chiedere il Mes genererebbe perplessità’ e problemi sui mercati, come una dichiarazione di incapacità di camminare sulle proprie gambe. Per Giammarioli “non ci sarebbero danni di fiducia sui mercati. Non si tratta di un salvataggio come quelli del passato, non è un soccorso lanciato durante una crisi finanziaria o per rimediare a scelte sbagliate di un governo. Si tratta di una linea di credito studiata per rispondere alla pandemia, fenomeno del quale nessuno ha colpa”.

Anche Zingaretti da giorni a differenza dei Grillini, insiste sull’adozione del Mes: “Utile per l’Italia, il governo dovrà decidere”, ed anche Renzi di Italia Viva dice che questi sono “Soldi necessari”.

Le tempistiche

Mentre quelle del recovery fund sono più laboriose e tortuose, ben più snello appare l’iter del Mes, che a seguito della riunione dell’Eurogruppo di metà maggio ha subito attivato la linea pandemica: per richiederlo basta una lettera al board del Meccanismo. Segue poi una triangolazione tra Commissione, Bce e lo stesso Mes per validare la solvibilità del Paese richiedente e la finalizzazione di un Pandemic Response Plan condiviso con la capitale in causa, su un modello standard uguale per tutti. La stima è che il tutto possa – compatibilmente con i tempi del dibattito parlamentare del Paese richiedente – concludersi in due settimane. Lo stesso Mes ricorda che fare richiesta dei fondi non significa “tirarli”: possono esser utilizzati come forma di assicurazione nei confronti dei creditori. Quanto alle risorse, il meccanismo di erogazione prevede un flusso pari al 15% del totale accordato al mese: oltre 5 miliardi, nel caso italiano.

Staremo a vedere come finirà questa querelle che si protrae da mesi, senza dimenticarsi che i problemi del paese non vanno in vacanza…l’autunno dietro l’angolo sarà un banco di prova importante per la tenuta dell’esecutivo.

Michele Minardi

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