Coldiretti: “Crisi del Brachetto, i produttori chiedono risposte e strategie promozionali”

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Ha il segno meno l’anno 2018 per il Brachetto d’Acqui Docg: si sono vendute, infatti, 460.000 bottiglie in meno. Alla luce di questo scenario, il Consorzio di Tutela del Brachetto d’Acqui Docg non può più rimanere in silenzio.

Per sottolineare la necessità di un cambiamento all’interno del Consorzio di tutela che sia in grado di ridare fiducia e slancio al settore Coldiretti ha organizzato, a Palazzo Robellini ad Acqui Terme, un incontro che ha visto la partecipazione dei produttori di Brachetto, il responsabile area economica di Coldiretti Piemonte Franco Ramello, i presidenti e direttori di Coldiretti Alessandria e Asti nelle persone di Mauro Bianco e Roberto Rampazzo, Marco Reggio (che ha delega regionale al settore vitivinicolo), Antonio Ciotta, e il Presidente di Zona di Acqui Terme Bruno Roffredo.

“In Piemonte si coltivano circa 1000 ettari di Brachetto – spiega Marco Reggiopresidente di Coldiretti Asti con delega regionale al settore vitivinicolo -. Il Consorzio non può far finta di nulla: è necessario si attivi concretamente per ridare fiducia e slancio al comparto”.

Tra i compiti del Consorzio, effettivamente, ci sono proprio la valorizzazione e la promozione, come si evince dal suo stesso sito web: «azioni di promozione mirate alla crescita della visibilità di un marchio simbolo del Made in Italy»

“Ci chiediamo quali strategie, quindi, abbia messo in atto il Consorzio fino ad ora per evitare questa crisi – hanno evidenziato il presidente e il direttore Coldiretti Alessandria Mauro Bianco e Roberto Rampazzo – se non richiedere ancora una volta ai viticoltori stessi di finanziare un piano promozionale cosa, appunto, che si è permesso di fare già in passato. E’ insostenibile: servono un progetto concreto e dei programmi ben chiari per valorizzare questa Docg anche oltre i confini nazionali e per supportare quelle aziende che, oltretutto, hanno investito risorse, in questi anni, in modo autonomo al fine di cercare nuovi sbocchi e promozionare un prodotto di elevata qualità che identifica un territorio ricco di storia. Solo una visione d’insieme lungimirante può portare ad un’immediata inversione di tendenza, necessaria per far sì che nell’anno in corso non si ripeta il trend negativo dello scorso”.

“Serve un progetto di rilancio e gestione dei fondi che dia nuovo impulso alla redditività delle imprese, per trovare soluzioni ad una situazione insostenibile che richiede un’immediata inversione di tendenza. – – ha aggiunto il presidente di Zona Bruno Roffredo – L’Acquese è una terra ricca e generosa, lo sono soprattutto i suoi vigneti, poter pensare ad una programmazione sulle rese  è condizione primaria per uscire dalla crisi, soprattutto evitando di incappare in speculazioni che andrebbero a compromettere definitivamente il reddito di molte aziende».

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