Certo che, abituati al palco del Kristalli, la prima prova sulle assi dell’Alessandrino un po’ di ansia la mette. I 25 aspiranti attori del corso di recitazione, condotto dall’attor nostro Massimo Bagliani e dalla moglie Isabella Cazzola sostenuti, in questa impresa, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, ieri sera hanno vissuto l’esperienza della ‘prova’ sul palco del Teatro Alessandrino, dove alle 21 di venerdì 5 giugno si terrà il ‘saggio’ finale del lavoro svolto da novembre a maggio.
Non è stata la stessa cosa per tutti, perché chi frequenta il corso da anni ha già assaggiato quel piatto, ma i nuovi si guardavano intorno spaesati, cercando di non perdere la bussola.
Ovvio che il teatro vissuto da spettatore è cosa normale e i movimenti in platea sono sciolti, perché uno pensa “… sì, sono già venuto…, ah, ho visto questo, ho sentito quell’altro, ero seduto là, ho riso da matti… “, ma poi, salendo sul palco, la dimensione ‘schiaccia’, il sipario ingombra, le quinte incasinano.
Va detto che il palco è molto più grande rispetto al Kristalli, più largo, più lungo, più profondo, più alto, e tutte quelle tende nere, le scale, il retro, i camerini, i bagni, tutto confonde e gli aspiranti attori ci mettono un po’ ad ambientarsi. E dire che i direttori del corso, Isabella e Massimo, hanno provato ad agevolare l’approccio degli allievi, facendoli entrare dal retro, con un percorso illustrato da un preciso video su whatsapp che eliminava alla base tutte le incertezze, neutralizzando le domande e spiegando le cose per bene. Ma poi… entri, sali, scendi, giri, vedi il palco da dietro, vedi la platea (vuota) ma inevitabilmente pensi “ci sarà la gente…”, prosegui, vedi le funi, i cavi, le luci, gli sfondi, gli attrezzi, gli interruttori…. e dimentichi la parte. Almeno all’inizio.

Però la sensazione è bellissima perché ci si sente attori veri, ci si sente parte di un tutto che deve funzionare là sopra, anche se nella vita non ti frequenti o non ti sei mai visto prima. Questo è lo spirito del teatro, l’essenza che bisogna annusare e riconoscere, su cui Bagliani punta molto per ‘scuotere’ dal torpore mentale chi si sente spaesato e non tira fuori la voce, resta troppo indietro, fa movimenti meccanici (un po’ da ‘coda alle poste’) e non trasmette emozioni a chi sta in platea. Che invece bisogna imparare. Sono lì per quello. Ma poi la bravura dell’attor nostro, che in quelle 3 ore abbondanti ‘si consuma’ prosciugando tutte le energie che ha, ben assistito dall’indispensabile consorte, scioglie l’ambiente e allora si va, si prova, si ride, si scherza, si cazzia, si cambia, si inventa, si modifica. Questo è il teatro. E si impara a muoversi sul palcoscenico, facendo attenzione a tutti i preziosi insegnamenti di chi ha lavorato con Strehler, Gassman e Proietti.
Ieri sera, per dire, andava risolto il problema delle ‘quinte’, che sul palco sono 8, 4 per parte, e fanno da spartitraffico. Tutti ascoltavano e capivano: “Entro di qua, esco di là, prima di lei, dopo di lui, tolgo la sedia, metto il cappello, ballo, suono la tromba…”. Ma poi… uscivano quasi tutti dalla stessa parte, si incrociavano, toccavano le tende, facendo impazzire Bagliani che tiene tantissimo a queste nozioni base, sulle quali ha insistito parecchio. Amen. Ci saranno altre occasioni: le prove andranno meglio, gli aspiranti attori capiranno e faranno un grande ‘saggio finale’. Da qui al 5 giugno c’è tutto il tempo.
