In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, il Centro Antiviolenza me.dea rinnova il proprio impegno quotidiano a fianco delle donne che vivono situazioni di violenza e ribadisce con forza che i diritti non sono mai acquisiti per sempre. Questa giornata non è una ricorrenza simbolica, ma un momento politico e collettivo di consapevolezza e mobilitazione. Oggi più che mai è necessario difendere e rafforzare gli strumenti di tutela contro la violenza maschile sulle donne, contrastando ogni tentativo di arretramento normativo e culturale. L’8 marzo non celebriamo. Rivendichiamo diritti, libertà e dignità

LE PAROLE – Così Sarah Sclauzero, presidente Aps me.dea: “Esprimiamo forte preoccupazione per le modifiche proposte al DDL in materia di violenza sessuale, che rischiano di indebolire la centralità del consenso, di spostare l’attenzione dalla responsabilità dell’autore alla condotta della vittima e di riprodurre stereotipi che la storia e il lavoro dei centri antiviolenza hanno da tempo smascherato. La cultura sessista che ancora oggi si esprime attraverso frasi come ‘Se fosse stata prudente non sarebbe successo’, ‘Sono cose che capitano nelle relazioni’, ‘Ha denunciato per vendetta’ nutre preconcetti, alimenta la colpevolizzazione delle vittime, rafforza il silenzio”.
Così Carlotta Sartorio, vice presidente e responsabile Centro Studi dell’Aps me.dea: “I dati parlano chiaro: milioni di donne hanno subito violenza in Italia e molte di più vivono ancora nella paura. Ogni giorno lavoriamo con donne ferite nel corpo e nell’anima: il nostro obiettivo è una società in cui nessuna donna debba subire, denunciare o sopravvivere alla violenza. Perché finché la violenza è quotidiana, la libertà non è completa. L’8 marzo non deve essere un’occasione di retorica o di fiori simbolici: deve essere un momento in cui tutte e tutti riconosciamo l’urgenza di cambiare le condizioni sociali e culturali che permettono violenza contro le donne ”.

La facciata di Palazzo Guasco, dove ha sede me.dea.

Di Raimondo Bovone

Ricercatore instancabile della bellezza nel Calcio, caparbio "incantato" dalla Cultura quale bisettrice unica di stile di vita. Si definisce "un Uomo qualunque" alla ricerca dell'Essenzialità dell'Essere.

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