Orso d’Oro alla Berlinale per Fuocoammare di Gianfranco Rosi

0
828

Dopo il Leone d’Oro a Venezia – attribuitogli nel 2013 per Sacro GRA, primo documentario ad aver ricevuto l’ambito riconoscimento nella storia del premio – Gianfranco Rosi conquista l’Orso d’Oro alla sessantaseiesima edizione del Festival di Berlino – appena conclusa – con Fuocoammare, il suo nuovo lavoro sul tema dei migranti, dell’incontro e dell’integrazione con le culture altre.

La pellicola è costata al regista più di un anno di permanenza sull’isola di Lampedusa, per registrare tramite l’occhio della cinepresa e raccontare i flussi migratori e il rapporto dei nuovi arrivati con la popolazione di Lampedusa.

«Film eccitante e originale» – è riportato nella motivazione al premio letta dalla presidente della commissione giudicatrice Meryl Streep – «la giuria è stata travolta dalla compassione. Un film che mette insieme arte e politica e tante sfumature. È esattamente quel che significa arte nel modo in cui lo intende la Berlinale. Un libero racconto e immagini di verità che ci racconta quello che succede oggi. Un film urgente, visionario, necessario».

Commenta Rosi, ricevendo l’Orso d’Oro: «Il mio pensiero più profondo va a tutti coloro che non sono mai arrivati a Lampedusa, a coloro che sono morti. Dedico questo lavoro ai lampedusani che mi hanno accolto e hanno accolto le persone che arrivavano. È un popolo di pescatori e i pescatori accolgono tutto ciò che arriva dal mare. Questa è una lezione che dobbiamo imparare. Per la prima volta l’Europa sta discutendo seriamente alcune regole da fissare, io non sono contento di ciò che stanno decidendo. Le barriere non hanno mai funzionato, specialmente quelle mentali. Spero che questo film aiuti ad abbattere queste barriere».

L’Orso d’argento, gran premio della giuria 2016 è stato assegnato a Death in Sarajevo di Danis Tanovic, mentre i riconoscimenti per il miglior attore, la migliore attrice e il miglior regista sono andati rispettivamente a Majd Mastour per Inhebbek Hedi (Hedi) di Mohamed Ben Attia, Trine Dyrholm per The Commune e Mia Hansen-Love per Things to Come.

Barbara Rossi

Print Friendly, PDF & Email