Curarsi a Tortona

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In un convegno il percorso del malato oncologico

Professionalità e umanità del personale sanitario

Un piccolo ospedale di provincia, tartassato dalla burocrazia ma con un tesoro inestimabile: le persone e le professionalità che vi lavorano.
Potrebbe essere questa la sintesi per raccontare cosa significa ammalarsi di cancro a Tortona.
Una dimensione familiare, un aiuto a sbrigare gli iter della Asl fin da subito, l’interdisciplinarietà dei reparti di riferimento, oncologia, chirurgia, cure palliative; il sostegno psicologico per il paziente e la famiglia, volontarie che ti accolgono con un sorriso. Ti sembra di essere a casa anche mentre aspetti di fare la chemio, senti il profumo di caffè nel corridoio.
Medici il cui cellulare non è mai spento, neanche durante il week-end, e che si collegano con i centri migliori della regione o, se necessario, dell’Italia, per curarti al meglio; se il cancro è più forte di tutto, un medico alla soglia della pensione fa sì che tu abbia la camera migliore, nuova di zecca, per addormentarti senza dolore tra l’affetto di quei camici bianchi, di medici ed infermieri, ormai tuoi amici.
Questa l’esperienza personale che traduce in realtà quanto emerso da un convegno organizzato a Tortona.
Il titolo esplicativo “Il malato oncologico nel sistema delle cure. – Percorso ad ostacoli o sentiero accessibile?” ha evidenziato quanto ammalarsi di cancro rappresenti per la persona l’inizio di un viaggio attraverso la malattia e i servizi sanitari. Se il viaggio nella malattia è di per sé un’esperienza ad elevato impatto psico-sociale, per lo stravolgimento che può provocare nella vita di quella persona e della sua famiglia, è soprattutto quello attraverso i servizi sanitari che può causare ulteriori sofferenze, qualora non sia presente una forte integrazione tra i diversi attori deputati ad erogare l’assistenza alla persona malata. Dato l’alto impatto emotivo di tale malattia, il ruolo degli operatori sanitari si rivela essenziale nel cercare di unire in un unico filo le diverse tappe della malattia e dell’assistenza; un filo in cui si fondano tra di loro le risposte più tipicamente sanitarie con quelle relazionali e psico-sociali.
Presenti al convegno la responsabile dell’oncologia di Tortona, la dottoressa Carlotta Simoni, il dottor Federici Bennicelli, già direttore della Medicina Interna, le dottoresse Pia Camagna e Antonella Cremonti del servizio delle cure palliative e terapia del dolore, la dottoressa Elena Duglio, psicologa, la dottoressa Maria Grazia Pacquola, responsabile della Senologia, Bianca Maria Bidone e Giuseppina Cossu dell’associazione volontariato Cucchi, le infermiere Daniela Bagnasco e Marina Repetto. A tutti questi professionisti: grazie.

Fausta Dal Monte

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