L’ACQUA E’ VITA. Sta alla base di tutto e serve anche nei processi produttivi. Entra nelle filiere industriali in modo diretto e indiretto, spesso invisibile al consumatore finale, ma determinante per la qualità e la sostenibilità dei prodotti. È utilizzata per raffreddare impianti, pulire componenti, generare energia, trasformare materie prime e garantire standard igienico-sanitari lungo tutta la catena del valore.
Ma la pressione sull’acqua cresce, legata a più fattori: aumento della popolazione mondiale, espansione dei consumi, digitalizzazione dei servizi, intensificazione delle attività industriali. In questo scenario, la gestione efficiente dell’acqua diventa un elemento strategico per la competitività delle imprese e per la resilienza dei territori. 

La rete idrica italiana è un colabrodo, con perdite ingenti

L’ANALISI – Secondo Thomas Insights (dati 2026) l’agricoltura assorbe circa il 70% dei prelievi mondiali di acqua dolce, mentre l’industria pesa per poco meno del 20%. Tutto questo mentre, sempre secondo il medesimo studio, entro il 2030 la domanda idrica mondiale potrebbe superare del 40% la disponibilità.
Il settore industriale è quello in cui si stanno sviluppando le innovazioni più rapide in termini di recupero, riuso e ottimizzazione dei consumi con monitoraggio in tempo reale, sistemi a circuito chiuso e processi di economia circolare. Enrico Boerci, presidente e ad di BrianzAcque, azienda 100% pubblica che da oltre 20 anni gestisce industrialmente il servizio idrico integrato sui territori, spiega: “L’acqua è la materia prima che accomuna territori, famiglie e imprese, anche quando non è visibile nel prodotto finale. Per proteggerla occorre un’alleanza tra gestori, sistema produttivo e cittadini: infrastrutture resilienti, misurazione, riuso delle acque e comportamenti consapevoli. La sostenibilità diventa concreta quando entra nei processi industriali e nei grandi eventi, trasformandosi in un servizio accessibile a tutti”.

L’agricoltura consuma il 70% dell’acqua mondiale

CHI CONSUMA DI PIU’ – Ecco, secondo gli esperti di BrianzAcque, i 7 settori produttivi che consumano più acqua a livello globale: 1) Agricoltura: principale utilizzatore di acqua dolce a livello globale. Riso, cotone, mais, frumento e canna da zucchero richiedono grandi volumi. 2) Energia: centrali termoelettriche e nucleari impiegano acqua soprattutto per raffreddare. 3) Data center e semiconduttori: il cloud e l’intelligenza artificiale fanno crescere il fabbisogno di raffreddamento: un data center può utilizzare 1,1 milioni di litri al giorno, mentre i grandi impianti raggiungono volumi molto superiori. 4) Tessile e moda: l’impronta idrica attraversa tutta la filiera. Per un paio di jeans servono 10.000 litri d’acqua. 5) Alimentari e bevande: l’acqua è impiegata nella coltivazione di materie prime, negli allevamenti, nella trasformazione, nel lavaggio e nella sanificazione. Bisogna ridurre le perdite, riutilizzare l’acqua di processo e contrastare lo spreco alimentare. 6) Miniere e metalli: estrazione, separazione dei minerali, controllo delle polveri, pulizia e raffreddamento richiedono volumi rilevanti. Bacini a ciclo chiuso e recupero delle acque reflue industriali possono limitarne il consumo. 7) Automotive: produrre un veicolo può richiedere 147.000 litri d’acqua considerando componenti e filiera. Verniciatura, lavaggi, raffreddamento e collaudi sono tra le fasi più intensive, ma il comparto sta accelerando su trattamento e riuso, reimpiegandola nei processi produttivi. La corsa decisiva è quella contro lo spreco.

Le miniere hanno grande bisogno di acqua

Di Raimondo Bovone

Ricercatore instancabile della bellezza nel Calcio, caparbio "incantato" dalla Cultura quale bisettrice unica di stile di vita. Si definisce "un Uomo qualunque" alla ricerca dell'Essenzialità dell'Essere.

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