Dietro il canile abusivo di San Bartolomeo, un traffico di adozioni che corre sui social

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L’ASL- AL e il Comune di Alessandria,  relativamente al sequestro amministrativo dei cani della signora Paola Lorenzetti, avvenuto nell’anno 2016, per chiarire l’operato svolto ed i fatti accaduti comunicano quanto segue:

Il sequestro amministrativo dei 101 cani detenuti è avvenuto il 19/04/2016.

Gli animali sequestrati non erano randagi accolti per puro e pietoso spirito animalista,  ma la quasi totalità di essi erano dotati di microchip e riconducibili ad un proprietario.

Di fatto, all’intermo dei locali della signora Lorenzetti, veniva effettuata un’attività di pensione abusiva a fronte di compensi più o meno consistenti.

L’attività di indagine che è stata svolta ha avuto risvolti nazionali rilevando che i cani presenti, provenienti per la maggior parte con staffette da ogni parte d’ Italia, erano formalmente “adottati” da persone che desideravano liberare gli animali da canili lager, segnalati sui social network e che trovandosi di fatto nell’impossibilità di osptare il cane liberato presso la loro abitazione, collocavano l’animale in stallo presso la struttura ‘paradiso di Naif’, gestita dalla signora Lorenzetti.

Nella pratica, dunque, i cani venivano adottati da ignari proprietari che acconsentivano con il pagamento di un compenso a mantenere i cani presso il ‘Paradio di Naif’ a Valle San Bartolomeo che veniva a configurarsi di fatto, come un canile (abusivo),  presentato su Facebook come luogo di residenza e cura dove gli animali vivevano liberi (e non dietro le sbarre).

Gli stessi proprietari si preoccupavano del loro mantenimento, pensando in buona fede  che  gli animali  venissero accuditi come prevede le Legge e soprattutto amati e rispettati.

A seguito di diverse segnalazioni ed esposti, gli uffici preposti erano già intervenuti nel 2014 e nell’anno successivo, appurando il deplorevole stato dei luoghi esterni all’abitazione ed accertando parzialmente il numero  di cani presente nella struttura, senza poter avere contezza delle loro reali condizioni di vita e dello stato di salute, dal momento che la proprietaria non aveva mai acconsentito di accedere all’abitazione.

A seguito del primo controllo da parte del Corpo Forestale dello Stato e del Servizio Veterinario, oltre al poco spazio a disposizione che la signora aveva acconsentito a fare verificare , si era appurato che le condizioni in cui vivevano gli animali erano del tutto deplorevoli.

L’approccio dei servizi preposti era stato comunque quello cercare la collaborazione della signora Lorenzetti per “sanare” le situazioni verificate ed accertare lo stato di salute dei cani per proporne l’adozione.

Non avendo ottenuto nessuna forma di collaborazione, veniva emessa da parte del Comune di Alessandria un’ordinanza dirigenziale ( n. 467 del 18/08/2014), a  cui ne seguiva un’altra sindacale nel 2015 ( n. 537 del 27/10/2015) che furono completamente disattese.

Verificando la situazione e la non ottemperanza alle norme previste, è stato richiesto alla Procura della Repubblica di Alessandria di emettere un decreto per la perquisizione dei luoghi.

A seguito dell’ottenimento del nulla osta alla perquisizione, la  verifica effettuata il 19 aprile 2016 ha determinato l’accertamento della detenzione di 101 cani, di varie razze, tenuti in condizione di assoluta incompatibilità con la propria natura, sia per le specifiche caratteristiche di detenzione in ambiente assolutamente insalubre, sia per le condizioni in cui versavano molti di essi.

Tanti cani avevano un evidente dimagrimento, erano infestati da zecche e pulci, presentavano  patologie comportamentali e segni di  morsicature evidenti, una situazione determinata dalla presenza di numero di cani assolutamente inidoneo a garantire il benessere degli stessi che  mancavano, inoltre, di adeguata profilassi e/o cure, a tal punto che molti soggetti si sono rivelati, anche attraverso i primi accertamenti gravemente ammalati.

Questa situazione di gravissimo maltrattamento dei cani è dimostrata dalle relazioni e dagli esami disposti da numerosi veterinari ufficiali dell’ASL e dai Liberi Professionisti intervenuti, nonché dai referti analitici emessi dall’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Moltissimi cani presentavano gravi forme di leishmaniosi e filariasi mai curate da parte della Lorenzetti, che oltretutto non ha mai applicato alcuna profilassi attiva o passiva nei confronti di queste malattie, per altro  contagiose per l’uomo.

Il tentativo di far passare un gravissimo episodio di maltrattamento animale come un semplice problema igienico sanitario dell’abitazione della sig.ra Lorenzetti, non può corrispondere a quanto accertato e provato ed è fortemente fuorviante rispetto alla realtà dei fatti.

Ogni attività svolta sia dall’ASL-AL che dal Comune di Alessandria è stata puntualmente relazionata e depositata presso la Procura della Repubblica di Alessandria che ha disposto il rinvio a giudizio della Lorenzetti per il reato di maltrattamento di animali.

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