Il ritorno ad Acqui del pittore Gjergj Kola

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Quando l’amico Xhuljano Lemi mi chiese, nella primavera del 2005, di aiutarlo a realizzare in Acqui la mostra di un pittore suo connazionale fui abbastanza perplesso. Non è il mio mestiere, tanto meno sono un critico d’arte, non conoscevo, soprattutto, la produzione dell’artista. Temevo, insomma, un insuccesso non per me, ma per quegli amici albanesi che onorano la loro patria nella nostra. Mi ricredetti immediatamente quando giunsero le riproduzioni dei suoi lavori, mi piacquero come piacquero a tutte le persone, del cui gusto ero sicuro, cui le proposi. Così nel luglio successivo nei locali dell’Enoteca acquese Gjergj Kola (nato a Durazzo nel 1967) espose, per la prima volta in Italia, le sue opere alla presenza del console d’Albania a Torino Giovanni Firera. Ed in quell’occasione Gjergj esprimeva il suo «desiderio di poter offrire la propria arte a tutti senza distinzione alcuna». Nella presentazione Riccardo Brondolo scriveva allora «Non scorgiamo, oggi, traguardi raggiunti, esiti sicuri nella realizzazione propriamente artistica (accademica, se volete) delle opere di Kola: vi si coglie piuttosto la misura di qualcosa di incompiuto, di un metodo, di uno stile alla ricerca di se stesso, dietro il quale s’avverte un urgere smisurato di pulsioni, un viluppo or screziato or vinoso di sensi caldi e insoddisfatti. Ma se arte vuol dire anche testimonianza, la sua è di prim’ordine.»

Mi piace considerare le parole dell’amico Riccardo come un auspicio realizzato: dal 2005, infatti, Gjergj Kola ha conseguito notevoli risultati in un succedersi di esposizioni. Cito tra le personali più recenti: Malaga alla Galleria Artdiscar, Pesaro nella Sala Laurana, nella capitale della sua patria Tirana presso il Museo Nazionale della Storia, in Grecia al Museo Storico di Kozani, a Fano – dove l’artista oggi risiede – nella Rocca Malatestiana. Ha partecipato a diverse prestigiose collettive: Museum of Modern Art di New York nel 2014 e nello stesso anno al Louvre, nel 2015 a Casa Batlò a Barcellona, nella Cripty Gallery di Londra ed al Museo di Arte Contemporanea di Roma, in questi mesi ad Atene nella Sala delle mostre del Parlamento. L’artista è stato oggetto di importanti riconoscimenti internazionali: medaglia d’oro nella rassegna di arte contemporanea tenutasi ad Oslo presso l’Ambasciata del Brasile per il quadro “Pianista in natura”; il 23 ottobre 2015, nell’esposizione organizzata a Parigi dalla fondazione Artists Across Continents al Museo del Louvre, gli venne assegnata una nuova medaglia d’oro per il “Ritratto di Madre Teresa”. Di ritorno da Dubai, dove nei giorni scorsi si è conclusa una rassegna che ospitava alcune sue opere, e prima di affrontare nel prossimo ottobre il vernissage alla “Galleria La Pigna” di Roma – ospite dell’Unione Cattolica Artisti Italiani che ebbe il suo mentore in Monsignor Montini, futuro Paolo VI – il 4 giugno il Maestro Kola presenterà la sua nuova mostra “Il mio diario” nelle sale di Palazzo Robellini.

Il mio diariola nuova mostra del pittore Gjergj Kola

Nelle sale di Palazzo Robellini, dal 4 al 19 giugno, è possibile visitare la nuova personale dell’artista albanese Gjergj Kola che, a distanza di undici anni, torna ad esporre in Acqui. Nell’estate del 2005 la cinquantunesima edizione della Biennale di Venezia ha visto la prima partecipazione ufficiale dell’Albania e nel luglio dello stesso anno il Maestro Kola ha tenuto la sua prima mostra proprio nella nostra città.

Saranno esposte sessanta opere, con tematiche e tecniche diverse, realizzate a partire dal 1991 quando l’autore viveva ancora in Grecia. Ecco come Kola presenta il suo lavoro «Al centro di questi dipinti c’è la figura umana con il dolore, le difficoltà, le amarezze, con la gioia, la felicità, l’amore, con la lirica, le poesie e la freschezza della vita». Ci fa poi da guida nelle sale di Palazzo Robellini dove le opere non sono esposte con criterio cronologico, ma seguendo «quattro tematiche: nella prima stanza, con tema libero, i ritratti dei famigliari e degli amici; nella seconda sala i quadri ispirati dalla povertà, dalla sofferenza e dal genocidio, ma anche dalla speranza che trovano il fulcro nella figura di Madre Teresa; dedicati alla musica e all’uomo sono i dipinti esposti nella terza, mentre nella successiva, ed ultima, si troveranno quelli che raffigurano le mie più recenti emozioni».

Gjergj Kola è nato nel 1967 a Durrësi (Durazzo) e oggi vive, con la sua bella famiglia, in Italia a Fano. Ha studiato arte figurativa e litografia a Scutari e Tirana. Ha insegnato disegno prima in patria a Lezhë (Alessio) e successivamente a Kozan in Grecia, dove è vissuto dal 1991 fino al 2013. Ha esposto le sue opere in più di settanta mostre collettive e personali in diversi paesi dell’Europa e delle Americhe. Ha realizzato molteplici illustrazioni per libri pubblicati in differenti paesi e in svariate lingue. Le opere di Kola fanno parte di numerose e qualificate collezioni private, statali e religiose in parecchi paesi del mondo. Konstantinos Fotiadhis, professore di storia all’università di Salonicco, ha raccolto nella sua collezione più di venti opere del Nostro dedicate all’atroce tema del genocidio e ne ha organizzato diverse esposizioni in Grecia, a New York, Chicago, Mosca, e Kiev.

Riportiamo le parole con cui l’artista desidera esprimere la sua riconoscenza a tutti coloro – Enti, Istituzioni, giornalisti ed amici – che hanno reso possibile Il mio diario” «Ringrazio molto il Comune di Acqui Terme, nella figura del Sindaco Enrico Silvio Bertero, l’Assessorato alla cultura nelle persone di Alessandra Voglino, Bruno Ghione e Giuseppe Baldizzone, per l’organizzazione e per il rispetto del mio lavoro e della mia attività artistica. Ringrazio di cuore anche il mio amico Lionello per l’appoggio per questa attività nella bellissima città di Acqui Terme. Ringrazio tutti i miei amici ad Aqui Terme ed in Piemonte».

La mostra seguirà il seguente orario: da lunedì a sabato al mattino dalle 9 alle 13, al pomeriggio dalle 16 alle 19.

Lionello Archetti-Maestri

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