Fare prima

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A un prelievo bancomat, inserisco la carta magnetica, copro con la mano le cifre che digito, fischietto per coprire i rumori dei tasti perché potrebbe essere clonata.
L’ansia accompagna, dunque, un gesto normale, mi chiedo quale sia la comodità. Il bancomat è stato creato per fare prima.
Salgo in auto e l’alzacristalli elettrico è bloccato, inizia a piovere ma non ci sono più le vecchie manovelle, resto con il finestrino aperto; l’alzacristalli elettrico è stato creato per fare prima.
Arrivo a casa, devo riscaldare il pranzo, infilo un precotto nel forno a microonde e in due minuti è pronto.
Il forno a microonde, non importa se dovesse essere dimostrato che è cancerogeno, è stato creato per fare prima.
Devo telefonare a quella persona che ho incontrato al lavoro, ho memorizzato il suo numero sulla casella vocale del cellulare, peccato non si senta nulla, avrò sbagliato le impostazioni; la tecnologia è sinonimo di comodità; la casella vocale è stata creata per fare prima.
Mi sdraio sul divano, con il telecomando accendo il televisore, con un altro abbasso le serrande elettriche, apro il cancello da lontano con un pulsante e aziono contemporaneamente il condizionatore. Tutto è creato per fare prima.
Ho fatto prima, ma ora sono morto.
Ho corso, ho fatto prima e la vita l’ho vissuta per fare prima.
Fare prima che?
Non avessi fatto prima, avrei sorriso, ascoltato e amato il mio prossimo e la vita stessa.

Fara Dibba

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