Quota 100, conosciamola meglio.

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È stata diffusa in data 5 Gennaio 2019, l’ultima bozza del decreto sulle pensioni che modifica la legge Fornero e introduce quota 100, e sul reddito di cittadinanza.

Il testo, composto da due titoli e 27 articoli, è stato esaminato , martedì 8 gennaio per poi approdare in Consiglio dei ministri nei giorni successivi, salvo cambiamenti.

Vediamo in sintesi tutte le principali novità per quanto riguarda le pensioni a quota 100 in bozza. La Quota 100 è una proposta di revisione parziale della Riforma delle Pensioni introdotta nel 2011 durante il Governo Monti dall’allora Ministro Elsa Fornero (Riforma Fornero). La sua introduzione, annunciata dai vicepremier Salvini e Di Maio per il 2019, consentirà l’uscita anticipata dal mondo del lavoro (rispetto alla Legge Fornero) per tutti coloro che vantano un’anzianità lavorativa che, sommata all’età anagrafica, risulti 100. Si ipotizza una soglia minima di età di 64 anni. Ad esempio, il prossimo anno un lavoratore con 35 anni di contributi e 65 di età potrebbe andare in pensione due anni prima rispetto alla Riforma pensioni Fornero (che richiede almeno 67 anni).

Il via ai nuovi pensionamenti con “quota 100”, che è strutturato su un doppio binario ovvero 62 anni di età e 38 di contributi minimi, scatta dal 1 aprile. Confermati i requisiti d’accesso. La misura viene introdotta “in via sperimentale” per il triennio 2019-2021. Restano fermi i requisiti fondamentali per andare in pensione con la quota 100 dal 2019, ovvero i 62 anni di età e 38 anni di contributi, mentre si discute ancora sul meccanismo concreto di uscita (finestre trimestrali, o semestrali per i dipendenti pubblici), sul divieto di cumulo con altre attività lavorative (solo fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia) e sull’entrata in vigore. Sono infatti due le leve che si possono usare per risparmiare: ridurre la platea (inserendo paletti) dei beneficiari oppure ritardare l’esordio. Quest’ultima sembra la possibilità più gettonata, anche se il vicepremier e Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, insiste affermando“Vi confermo che il reddito di cittadinanza parte a marzo, come ci siamo sempre detti, quota 100 prima” (quindi a febbraio, ndr). Per quota 100 ci sarà il divieto di cumulo, il che significa che liberiamo veramente posti di lavoro. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, la platea non cambia. Quindi vedrete anche dalle relazioni tecniche come le misure non cambieranno.”

Ecco i modi per  andare in pensione nel 2019

Finestre mobili

Per il settore privato, gli assegni non arriveranno prima di aprile, in considerazione del meccanismo delle finestre trimestrali. In pratica, per coloro che maturano i requisiti e presentano la domanda per ritirarsi con questa nuova forma di flessibilità in uscita, è prevista un’attesa di tre mesi. Nel 2019, quindi, la prima uscita utile dovrebbe essere quella di aprile. Per i dipendenti pubblici le finestre avranno cadenza semestrale: tre mesi di preavviso all’amministrazione, altri tre per aspettare la prima uscita utile. Per i dipendenti pubblici si studia però un’agevolazione relativa al TFR: con le attuali regole, devono aspettare da uno a due anni (più tre mesi), con uno scaglionamento che dipende anche dall’entità della liquidazione. Per chi andrà in pensione con la quota 100, però, si pensa a un finanziamento bancario che anticipi il trattamento, senza oneri per il pensionato (gli interessi li paga lo Stato).

Contributi figurativi e riscatto

Un altro aspetto da chiarire riguarda la contribuzione valida per raggiungere i 38 anni necessari per la quota 100. Inizialmente sembrava che l’orientamento dell’esecutivo fosse quello di prevedere almeno due anni di eventuale contribuzione figurativa, la stretta necessaria potrebbe addirittura escludere del tutto tutti i contributi non effettivamente versati. Tuttavia, un meccanismo simile a quello della pace fiscale consentirebbe di sanare le pendenze dal 1996, versando un onere di riscatto parametrato alla retribuzione media dei 12 mesi precedenti al mancato versamento.

Cumulo redditi

Infine, il divieto di cumulo con i redditi da lavoro: il meccanismo dovrebbe prevederlo fino al compimento dei 67 anni. Quindi, durerebbe cinque anni per chi si ritira a 62 anni, quattro per chi va in pensione con la quota 100 a 63 anni, continuando con questa progressione fino all’azzeramento al compimento dell’età pensionabile (a quel punto, il pensionato sarebbe libero di lavorare). Sottolineiamo che su questo punto si registra una posizione particolarmente critica del presidente dell’INPS, Boeri, secondo il quale si tratterebbe di un disincentivo a ritirarsi, in controtendenza con lo spirito della maggior flessibilità in uscita, con in più il rischio di alimentare il lavoro nero invece che favorire il ricambio generazionale come punta a fare il governo.

Riforma Pensioni: altre misure

Ancora incerto il destino dell’Opzione Donna (possibile proroga, fino al 31 dicembre 2018 con gli attuali requisiti, ossia 35 anni di contributi e 57 o 58 anni di età, rispettivamente per dipendenti e autonome, oppure fino al 2020-2021 alzando l’asticella contributiva) e dell’APE Social (che scade il 31 dicembre 2018). Ricordiamo che le misure di riforma pensioni non sono inserite in Legge di Bilancio, dove ci sono solo gli stanziamenti finanziari, pari a 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi dal 2018, con la previsione di un taglio sostanzioso per ridurre il debito.  Tutte le regole attuative saranno comunque inserite in un apposito decreto, che il Governo ha annunciato entro la fine dell’anno.

Pensione anticipata, sale l’anzianità contributiva – Ci vorranno più mesi di contributi versati per avere accesso alla pensione anticipata. Secondo quanto risulta dalla bozza del decreto su quota 100 , i requisiti contributivi salgono a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. In precedenza, l’anzianità contributiva richiesta era di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne.

Slitta la “finestra” per accedere a pensioni d’anzianità – Ritoccati al rialzo i requisiti di anzianità contributiva per accedere alla pensione: la decorrenza del trattamento slitta di tre mesi. Nella bozza del decreto si legge infatti che chi matura i nuovi requisiti contributivi (42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) “consegue il diritto” trascorsi tre mesi dalla data di maturazione. Chi ha maturato tali requisiti dal 1 gennaio scorso, conseguiranno tale diritto a partire dal 1 aprile.

Ritorno del Cda per Inps e Inail – La bozza del decreto su quota 100 sancisce il ritorno del Cda per guidare Inps e Inail, dopo l’ipotesi di commissariamento avanzata nei giorni scorsi. Nel decreto è previsto per entrambi gli istituti il ritorno di un Cda a 5 componenti compreso il presidente. Il ministero del Lavoro ha rilasciato una nota in cui spiega che “la norma non prevederà, alcuna decadenza degli attuali vertici, le cui funzioni saranno riviste seguendo una logica di una gestione collegiale degli enti”. Dal ministero “non sarà presentata alcuna norma che ponga alcun commissario a capo dei due enti”.

I fondi di solidarietà potranno agevolare l’arrivo a quota 100 – I fondi di solidarietà bilaterali tra aziende e lavoratori, istituiti nel 2015 dalla legge sul Jobs Act, potranno anche erogare assegni ai lavoratori per raggiungere quota 100 in modo tale da favorire il turn over del personale. La misura riguarda i lavoratori che raggiungeranno quota 100 nei successivi tre anni. L’assegno potrà però essere erogato solo in presenza di accordi aziendali.

Per gli statali Tfr secondo tempistica legge Fornero – Novità per i lavoratori statali rispetto alla precedente bozza: coloro che matureranno la quota 100 entro il 31 marzo prossimo potranno andare in pensione dal 1 luglio, e non dal 1 aprile come gli altri. Se invece la quota 100 verrà maturata dal 1 aprile, potranno andare in pensione dopo 6 mesi. Confermata invece la tempistica per l’accesso al Tfr come prevista dalla legge Fornero: ne avranno diritto in un arco di tempo al massimo di 5 anni. Pensione di cittadinanza e altre misure – Presente anche la pensione di cittadinanza, una versione del reddito di cittadinanza riconosciuto ai nuclei i cui componenti abbiano non meno di 65 anni e un reddito familiare di 7.560 euro. Nella bozza di decreto sono state confermate le proroghe di opzione donna e dell’Ape sociale.  Confermata anche la “pace contributiva”: si potranno riscattare fino a 5 anni di mancati versamenti post 1996 con una detraibilità del 50 per cento degli oneri sostenuti.

Michele Minardi

 

 

 

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