Uniti per salvare il punto nascite

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Ad Acqui c’è una mobilitazione generale per la salvaguardia di alcuni reparti a rischio dell’ospedale Monsignor Galliano. Dopo i pesanti tagli sulla sanità a livello nazionale la Regione Piemonte dovrà far quadrare i conti con una serie di provvedimenti previsti dal piano di rientro socio-sanitario in termini di riorganizzazione delle strutture ospedaliere piemontesi. Ad Acqui la “pediatria” rischia la chiusura nelle ore notturne mentre il peggio toccherà al “punto nascite” che verrà chiuso o meglio “disattivato”, a rischio anche la “cardiologia”. Il Sindaco Enrico Bertero promette la difesa totale per il nosocomio acquese mentre il neo assessore regionale Ugo Cavallera si dice disponibile a un dialogo costruttivo al fine di venire incontro alle principali esigenze degli acquesi. E così, la città ritorna nuovamente in difesa dell’ospedale dopo la battaglia nel 2011 per mantenerlo “cardine”: ricordiamo la protesta dei sindaci dell’acquese ed il lavoro svolto dal Comitato per la salvaguardia della sanità dell’Acquese. Ora si parla della nascita di uno specifico Comitato per salvaguardare il “punto nascita”, tema dolente della scure regionale: la chiusura del reparto è prevista entro il giugno del 2014 a causa di un numero di parti praticati intorno a 350, ben inferiore alla soglia fissata dalla legge nazionale di 500 nascite. Nonostante il basso numero di parti nell’ospedale della città termale, la media delle nascite di tutto l’Acquese, Valbormida ed Alto Monferrato è assai superiore alla quota nazionale ed è per questo che risulta indispensabile mantenere le attività ostetriche ospedaliere, anche con investimenti tecnologici adeguati e potenziare le attività consultoriali. In caso di “disattivazione” del servizio, molte famiglie dovranno recarsi all’Ospedale di Alessandria.
Altro tema cruciale riguarda la riorganizzazione per la cardiologia e rianimazione, reparti indispensabili per il ruolo “cardine” dell’ospedale “Galliano”: si parla di unificare l’Utic e la Rianimazione con la perdita del 40% dei letti di emergenza attualmente disponibili con un oggettivo depotenziamento della cardiologia. Sul tavolo, vi è anche la chiusura nelle ore notturne del reparto di Pediatria. Nella seduta consiliare del 25 marzo è stato accolto dal sindaco e votato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dal centro-sinistra. Cittadini, operatori sanitari, istituzioni locali chiedono che il Comune di Acqui Terme si impegni a: promuovere un’ampia mobilitazione dei cittadini e delle amministrazioni comunali del territorio non solo per evitare le gravi conseguenze immediate e future che l’applicazione di tale piano avrebbe sui servizi del nosocomio acquese, ma soprattutto per articolare proposte in grado di offrire soluzioni alternative nell’interesse dei cittadini dell’acquese; creare luoghi di confronto in cui le ragioni della riforma del servizio sanitario si incontrino con le ragioni ed esigenze dei cittadini e del territorio.

Giampi Grey

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