Rifiuti Tav: questione di salute

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La salvaguardia dei cittadini prima di tutto. Lo smaltimento dei materiali senza destinazione certa e i comitati fanno sentire la loro voce

Le zone individuate e probabili sono Spinetta, Castelceriolo e Cascinagrossa. Palazzo Rosso vigilerà

Smarino-Terzo-Valico-a-Spinetta-#2La vicenda umana, prima ancora che giudiziaria, dell’Eternit di Casale Monferrato ha lasciato un segno indelebile nel rapporto tra tutela dell’ambiente e della salute e mondo dell’industria. Da qualche tempo, ormai, la parola “amianto” è associata a intere famiglie spazzate via da malattie come mesotelioma pleurico e asbestosi. Se questa immagine è poi messa in relazione a una delle opere pubbliche più discusse degli ultimi decenni, lo scenario può risultare a dir poco esplosivo.

Di questo combinato pericoloso si è parlato al Cinema Teatro Macallè di Castelceriolo il 29/8 nel corso di un’assemblea pubblica indetta dai comitati di opposizione al Terzo Valico dei Giovi.

Nello specifico, l’oggetto di discussione riguardava l’intenzione da parte del general contractor dell’opera, il Cociv, di voler iniziare i lavori il 10/9 nonostante la mancata approvazione del piano delle cave definitivo per stipare lo smarino, ovvero il materiale di risulta degli scavi. Nel frattempo, questo dovrebbe essere trasportato in una serie di discariche o centri abilitati al riciclo di rifiuti inerti (attive per 6 mesi) tra la Liguria e il Piemonte: tra queste, compare la “Servizi Ambientali Piemontesi”, azienda di Spinetta Marengo, posseduta da Valerio Bonanno (il quale, in una nota, ha promesso di controllare il materiale in arrivo), che si estende in un’area compresa tra Spinetta, Castelceriolo e Cascinagrossa. Capace di contenere 74.000 m/cubi di rifiuti, essa dovrebbe ricevere 73.684 m/cubi di smarino proveniente dai cantieri di Voltaggio, Fraconalto e Arquata.

Ciò che i comitati denunciano con forza è che questo materiale contiene, secondo studi non ancora completi di un tavolo tecnico cui partecipano tecnici della Regione e dell’Arpa, amianto. Su questo è intervenuto l’assessore all’Ambiente di Alessandria, Claudio Lombardi, che ha dichiarato che dai primi dati emerge che vi sia la probabilità del 20% di trovarlo nel tratto Genova-Voltaggio e del 50% tra Voltaggio e Arquata. Da qui, la richiesta ai comuni della zona, Alessandria in primis, di impedire il transito dei camion (il cui percorso è ignoto a causa della mancanza di un piano del traffico definitivo) trasportanti tali rifiuti.
Nel corso dell’assemblea, è stato detto che diverse relazioni in passato hanno dimostrato la presenza di amianto nelle aree interessate dalla linea (documento di Legambiente Piemonte-Università di Genova sull’ex cava Cementir sul Monte Bruzeta, 2005; volume dell’Arpa Piemonte “Amianto naturale in Piemonte”, 2008; documento del Dipartimento Ambiente della Regione Liguria “Carta delle «pietre verdi»”, 2008; studio d’impatto ambientale Enel Snam Rete Gas per un metanodotto, 2011). Sono state citate le analisi condotte nel 2011 da Enel Green Power sul Monte Porale per un impianto eolico, da cui appare che, su 10 campionamenti nell’arco di 2 km, 9 presentavano amianto oltre i limiti di legge (1 g/1 kg di roccia): da 4-5 g fino a 180, 200 e addirittura 250 g/1 kg. Cociv, secondo il parere dei comitati, ha sempre sottostimato la pericolosità della presenza di amianto nei cantieri del Terzo Valico, rifacendosi a uno studio del CNR, i cui dati però non sono mai stati resi pubblici.
La ragione è che il preventivo di 6,2 miliardi per la realizzazione del primo lotto salirebbe oltre i 10 miliardi previsti come tetto massimo di spesa dalla Finanziaria 2010 qualora si accertasse la presenza di amianto da smaltire nello smarino.

Stefano Summa

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