Incombe la presenza delle mafie

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Ricostruzione della cronistoria delle ultime inchieste giudiziarie sull’associazione a delinquere di stampo mafioso

Innegabile l’attività dei clan della criminalità organizzata nel territorio di tutto il basso Piemonte

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“La criminalità organizzata si occupa di politica, sanità e lavoro. Lavoro vuol dire occupazione e quindi voti. Sempre più spesso la politica va incontro alla mafia: dà lavoro, porta voti e spesso fa risparmiare l’ente perché fa i ribassi massimi”.
Parole di Christian Abbondanza, blogger in prima linea nella crociata contro la criminalità organizzata, che tramite l’aggiornatissimo sito casadellalegalita.org mette in piazza i misfatti dei clan, con particolare attenzione a quelli commessi nel Nord Italia.

L’operazione “Bamba” del 2009 ha portato all’arresto di quindici persone per traffico di stupefacenti sul nostro territorio, una cellula facente parte di una ramificata organizzazione con sede nelle periferie di Milano: il capoluogo lombardo è dagli anni Sessanta l’epicentro di un tumore criminale le cui metastasi si stanno espandendo anche verso il Nord Ovest.
La conferma più tardi lo stesso anno, con l’operazione “Chiosco grigio”: ancora traffico di cocaina, le indagini condotte su buona parte del territorio nazionale ed in Sudamerica hanno portato all’arresto di ventotto persone tra cui spicca il cognome Trimboli, già presente nell’operazione “Bamba”, in questo caso si tratta del boss Domenico “Pasquale” Trimboli, che per sottrarsi al processo si è dato alla latitanza: verrà arrestato lo scorso 24 aprile in Colombia e condannato a 12 anni.
Ma con il tempo le “ndrine” alzano il tiro, posano le 9mm per indossare la camicia bianca e sedere dietro scrivanie importanti site in palazzi d’epoca: le operazioni “Maglio-Albachiara” e “Minotauro” svelano la collusione tra politica e criminalità organizzata nella nostra regione. Il radicamento interessa principalmente piccoli centri ma col tempo vengono commissariate per infiltrazioni mafiose tre amministrazioni: Leinì, Rivarolo Canavese e Ventimiglia.

Le manette scattano anche ai polsi di Giuseppe Caridi, consigliere comunale nella nostra città, e presidente della commissione sviluppo del territorio ergo edilizia, storico amore della criminalità organizzata, che si concretizza nel progetto del mostro di Valle San Bartolomeo.

Caridi viene arrestato e processato insieme ad altri sette alessandrini: in primo grado verranno tutti assolti tranne Bruno Pronestì condannato a un anno e sei mesi per porto abusivo d’arma da fuoco; per questo processo la procura sta preparando il ricorso. Altra relazione pericolosa quella tra le cosche e i re dell’asfalto, come Marcellino Gavio.

Nel 1999 la Provincia di Genova, retta da Marta Vincenzi, vende a Gavio le azioni della “Milano-Serravalle Milano-Tangenziali S.p.A.” al prezzo di 1,80 Euro l’una; nel 2005 le azioni vengono rivendute da Gavio a Filippo Penati (ex presidente della Provincia di Milano) a 8,93 Euro, per una plusvalenza di 180 milioni di Euro.

Curioso anche il caso di Gino Mamone, che si aggiudica il monopolio delle bonifiche ambientali e degli appalti per il movimento terra nonostante la Prefettura lo tenesse d’occhio da tempo: è stato recentemente condannato a tre anni per corruzione.

È ormai lampante che sul nostro territorio la mafia è ben radicata, ma non esercita il potere con la violenza com’è consuetudine al Sud: nel Nord Italia le organizzazioni investono e s’infiltrano in politica, stabilizzando i nuclei criminali per poter allungare le mani su appalti milionari, lavando nelle casse dello Stato i soldi della droga e degli omicidi.
Le ultime notizie dal fronte non sono buone: mani dei clan sui cantieri della Tav nel Basso Piemonte, interessi dei “soliti sospetti” sull’appalto della metropolitana di Genova e sugli impianti di bonifica, per non parlare delle miriadi di sale da gioco ricche di videopoker che come funghi spuntano in ogni città: la nuova frontiera del riciclaggio di denaro sporco della Mafia Srl, prima azienda di Stato.

Nicholas Capra

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