Gli effetti dei tagli alla Sanità

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Accorpamento di reparti, di presidii ed ospedali, ovunque in tutta la regione è in atto una riorganizzazione sanitaria che fa male, nonostante i sindaci si oppongano, nonostante l’articolo 32 della Costituzione che garantisce a tutti gli individui il diritto alla salute.
tagli sanità manifestazioneIn Italia è stata decisa la strategia dei tagli lineari, cioè taglio dei posti letto, blocco delle assunzioni, riduzione dei rimborsi; tale strategia è in realtà una non-strategia, perché gli esperti dicono piuttosto il contrario. Negli Stati Uniti, la riforma che Barak Obama sta cercando di attuare va esattamente nella direzione opposta, individuando come voci che aumentano in maniera grave ed inutile i costi sanitari, il gap tra ricerca e pratica, l’unione dei due rami significherebbe risparmio mentre da noi la ricerca è praticamente ferma; il cosiddetto “rimbalzo”, ovvero il rinvio del paziente a diversi setting sul territorio da un presidio all’altro, esattamente ciò che sta succedendo nella nostra regione; l’eccesso di interventi diagnostici e terapeutici; la burocrazia amministrativa complessa che determina un enorme numero di impiegati amministrativi e noi nel campo siamo campioni; la mancanza di costi standard per le forniture sanitarie, il caso della siringa con prezzi diversi di regione in regione ne è l’esempio; le frodi e la corruzione, cioè fatture false, tangenti e anche in questo campo non ci facciamo mancare nulla.

Insomma, una riorganizzazione davvero strategica seguendo le voci suddette porterebbe a un risparmio di 25 miliardi annui, esattamente l’obiettivo da raggiungere, ma privilegi, casta e autonomie lo impediscono. Concretamente, all’ospedale di Tortona, due esempi per tutti sull’effetto dei tagli: il day hospital oncologico che attesta di anno in anno numeri e prestazioni ottimali, mille le visite del 2012, più di 700 le terapie oncologiche somministrate con un sott’organico ormai endemico, si vede ostacolare il lavoro per beghe amministrative e ancor più grave il caso della senologia, che spesso occupa le pagine dei giornali come fiore all’occhiello e di cui politici di turno e dirigenti si vantano e fanno bella mostra di un’eccellenza che non è la loro, ma soltanto di chi vi lavora e dei volontari, dove è stata tagliata la convenzione con la chirurgia plastica di Genova per gli interventi di ricostruzione del seno per le donne colpite dal cancro per risparmiare, udite udite, soltanto 6000 euro. Questo era il costo per rendere migliore la vita a chi già ne era stato duramente colpito. Vergogna!

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