Damilano si racconta

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Paragoni e differenze tra i campioni del presente e del passato

“Con Mennea ho condiviso un pezzo di vita”

Incotriamo Maurizio Damilano nel corso della celebrazione al Campo Scuola di Alessandria del recente successo di Valeria Straneo.

Quando un grande campione del passato assiste al successo di un atleta del presente, c’è, sembra, l’ambivalenza tra la gioia per il successo altrui e un po’ di malinconia per il tracorrere del tempo…
Se uno ha vissuto in modo tranquillo e sereno la conclusione della propria carriera, credo che non abbia problemi a gioire con estremo realismo per i successi di un collega ancora in attività, anzi!

Al di là della medaglia d’argento di Valeria Straneo e di pochi altri successi, è opinione comune che agli ultimi Mondiali di atletica si potesse fare di più: è d’accordo?
L’atletica, come tanti sport tradizionali individuali, sta vivendo un momento di difficoltà nel poter spingere i giovani in situazioni che in passato erano più semplici: non tanto perché lo sport sia cambiato, ma perché ora ci sono molte più discipline e, quindi, c’è più concorrenza. Io, però, resto convinto che l’atletica rimanga la disciplina di base che rappresenta tutti gli altri sport, anche come metodologia di allenamento.

Un ricordo di Pietro Mennea e un giudizio su Usain Bolt.
Beh, con Pietro ho percorso insieme un pezzo di strada, anche se lui era già un campione affermato e io ero giovanissimo. A Mosca, nel 1980, abbiamo abitato nello stesso appartamento e, quindi, abbiamo condiviso tutta l’esperienza, umana e sportiva, vincendo entrambi l’oro nelle nostre rispettive gare. Mennea è stato un antesignano per il modo di vivere i cambiamenti che lo sport moderno stava avendo. Inoltre, ha portato un messaggio fondamentale: non bisogna essere obbligatoriamente professionisti per essere professionali e ottenere grandi risultati. Per quanto riguarda Bolt, credo che rappresenti l’esempio attuale dell’atletica e il coalizzatore di quelli che sono gli interessi di una disciplina che, con gli anni, è cambiata molto. Oggi non è più l’atletica dell’organizzazione federale e istutuzionale, ma è diventata quella dei gruppi singoli e degli atleti che individualmente creano i loro risultati. Comunque sia, Mennea e Bolt rappresentano due grandissimi esempi del mondo della velocità e mi fa piacere ricordare il loro ultimo incontro: Pietro, un uomo piccolo di statura e di struttura, al cospetto di un gigante come Bolt. Anche per questo, credo che si debba sempre ricordare quanto di buono abbia fatto Mennea in condizioni fisiche sicuramente diverse da quelle del campione giamaicano.

Gianmaria Zanier

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