Storie di ordinaria discrimimazione

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“È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.”
[Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Art. 21 ]

“Storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale”
“Una storia sbagliata” – Fabrizio De Andrè

Sarebbe ottimale iniziare l’articolo con un incipit d’effetto, ricco d’emozione. Una di quelle premesse che invogliano a proseguire la lettura. Un insieme di parole incisivo, convincente, arguto, insomma. Purtroppo, posti a tu per tu con l’argomento trattato, nessuna parola, nessuna frase e nessun pensiero sembrano in grado di dare giustizia alle storie di sofferenza, ma di grande forza d’animo che abbiamo raccolto. Sono racconti di persone che, nonostante ripetuti schiaffi e porte chiuse, hanno trovato il coraggio di rialzarsi ed urlare al mondo a pieni polmoni la propria voce.
Sono insegnamenti, spunti di riflessione, fonti d’emozione. Storie di vite difficili, ma colme di speranza. Una speranza che resiste.
Il nostro primo racconto ha inizio con il suono di un campanello e lo sguardo indagatore di una forte donna di colore. Christie non si vuole nascondere, è per questo motivo che presta il consenso alla divulgazione del nome. D’altronde, caratterialmente, questa donna è così: carismatica, spontanea e vulcanica. “Vulcanica” è forse l’aggettivo più adatto, perché l’idea di un vulcano in eruzione la rispecchia perfettamente. Vive in Alessandria da parecchi anni e non le risulterebbe difficile considerarsi cittadina italiana, se solo non fosse ripetutamente soggetta a discriminazioni.
“Mi sono successe talmente tante cose nella vita, che sogno di scrivere un libro.
Io non sono nata qui, ma Alessandria è casa mia e detesto che venga trattata male. Ho molto a cuore la pulizia della città. Per questo motivo, spesso, di mia spontanea volontà, mi reco nelle vie più malconce ed inizio a pulire. Ciò che mi mette tristezza sono gli sguardi e le battute offensive delle persone. Come se rendere la città, la mia città, un posto più pulito, fosse un male. Molti non ci pensano due volte ad urlarmi insulti più che offensivi solo perché sono di colore.”
A stupire è la grande forza d’animo che traspare dal suo sguardo. Uno sguardo che cela molteplici emozioni, sensazioni e ricordi. Christie è un’attenta osservatrice, presta attenzione al tono, agli occhi ed ai gesti della persona che ha di fronte: sintomo di una spiccata empatia. L’empatia è ciò che la spinge ad impegnarsi socialmente.
disegni-discriminazione“Vado spesso a pulire davanti alle scuole. Uno dei successi più grandi e di valore della mia vita sono i disegni che mi hanno regalato i bambini per ringraziarmi. Questi piccoli gesti t’insegnano ad apprezzare quello che hai e ti danno la forza di andare avanti, perché il bene viene ripagato prima o poi. Io sono molto arrabbiata per come sono stata trattata, ma Alessandria è la mia città e, benché sia dimora di alcuni brutti ricordi, mi ha regalato anche tante cose belle.”
Le parole di Christie nascondono rabbia, tristezza, risentimento e malinconia. Ricorda molti spiacevoli episodi che l’hanno portata a difendersi contro un nemico troppo grande ed arduo da sconfiggere: l’ignoranza. Consapevole di essere solo una delle tante persone con un presente che è una continua lotta ed un passato tanto difficile quanto impossibile da dimenticare, vive la vita giorno per giorno, difendendosi quando occorre.
“L’esperienza insegna ed io, col tempo, ho imparato a mostrare i denti. Un giorno ho chiesto ad una donna di raccogliere gli escrementi del suo cane. In risposta ho ricevuto solo insulti e sono stata ‘civilmente invitata’ a tornare nel mio paese. Questo è solo uno dei tanti esempi che posso fare. Quando anche io avevo un cane, venivo fermata tantissime volte per dei controlli. M’interrogavano chiedendomi se avessi l’occorrente per provvedere alla raccolta delle sue feci. Eppure, non ho mai visto lo stesso comportamento nei confronti di altre persone.”
Secondo Christie abbattere i sentimenti di diversità è praticamente impossibile, perché essi si manifestano anche nelle cose più futili e banali.
“Spesso molte persone mi chiedono perché ‘noi donne di colore’ non abbiamo né rughe né cellulite. Sfatiamo questo mito: io la cellulite ce l’ho eccome!”- ride.
La protagonista di questa storia è solo una delle tantissime persone che, ogni giorno, sono vittime di soprusi, discriminazioni e violenza psicologica. Col passare degli anni si è costruita una forte corazza che la rende immune agli attacchi ma, purtroppo, non è un’abilità comune a tutti.
“Se qualcuno mi offende, mi deride o m’insulta, io lo mando saggiamente a quel paese!”

bandiera-paceSi sente spesso parlare di disabili vittime di bullismo, discriminazioni pesanti e violenza psico-fisica. Racconti di vite difficili e richieste d’aiuto. Però, oltre a tante storie tristi, ce ne sono molte di normale vita quotidiana, dettata dall’aver imparato a scendere a compromessi con il mondo. I protagonisti di queste storie sono bambini, adolescenti, giovani, adulti ed anziani.
Persone normali che non si fanno abbattere. Persone che diventano gli eroi della loro vita.
barriere-architettonichePersone come questa adolescente sulla sedia a rotelle.
“Io non mi reputo forte, semplicemente questa ‘disabilità’ fa parte di me e della mia vita e ho imparato a conviverci nel migliore dei modi.”
Imparare a convivere con la propria disabilità, non è un compito facile; quotidianamente, si è soggetti a discriminazioni indirette che, seppur con gradi di gravità differenti, non facilitano quest’impresa.
“Un disabile, quando esce di casa, si trova ad affrontare parecchie situazioni scomode, a maggior ragione se lo si vuole fare in modo autonomo senza avere qualcuno con sé. Il problema principale sono i buchi presenti nelle strade e nei marciapiedi, ragion per cui, se si vuole arrivare sani e salvi a destinazione, bisogna avere quattro occhi: due per guardare davanti e altri due per schivare le buche in modo tale da non finirci con la carrozzina, rischiando di farsi male. Dopo aver affrontato al meglio questo percorso ad ostacoli, devi tener conto anche del fatto che non tutti i marciapiedi hanno le discese per scendere e la maggior parte di quelli che ce l’hanno o sono troppo ripide o hanno un ostacolo di fronte (macchine, bici, moto, ecc). Una volta giunti al punto d’arrivo, devi sperare che siano adeguatamente attrezzati di ascensore, rampe montascale e, in alcuni casi, di personale che sappia usarli.”
E. racconta che le interazioni sociali per lei non sono un problema. Ha molti amici, esce e si diverte, come ogni ragazza della sua età. Ciò che la fa sentire diversa è la miriade di ostacoli che deve affrontare ogni volta che vuole uscire di casa. Vorrebbe proseguire gli studi scegliendo un’università fuori Alessandria, ma prima deve verificare se le stazioni ferroviarie sono dovutamente attrezzate. È una ragazza allegra e spontanea, lo si capisce dal suo modo di affrontare ogni giorno le difficoltà che la vita continua a presentarle.
“Una volta in un negozio ho cercato di entrare, ma la porta era troppo stretta e, quindi, mi sono incastrata. Oltre all’imbarazzo, ho creato disagio alle altre persone, poiché, ostruendo il passaggio, si era formata la coda. In diversi negozi devo rimanere fuori come i cani a causa dello scalino troppo alto che non mi permette l’ingresso.
Ho ricevuto molte domande stupide: ‘Come fai ad andare al mare?’, ‘Ma puoi uscire?’, ‘Dove dormi?’, ‘Puoi avere un ragazzo?. Io ho sempre risposto in modo ironico facendomi qualche risata. La gente deve capire che nella vita ci sono cose peggiori di imparare a convivere con questa disabilità. Piangersi addosso non serve a nulla, se non a peggiorare le cose.”
Questa è una storia diversa: il suo compito è quello di insegnare, far riflettere e capire. Perché, tra tante storie di vite difficili che, purtroppo, sono all’ordine del giorno, fortunatamente ce n’è qualcuna che rompe gli schemi. Una storia che va raccontata perché aiuta ad avere una visione del mondo meno pessimistica: una storia che dà speranza.

o-OMOFOBIA-facebookDue occhi sinceri, una risata contagiosa e tanta voglia di vivere. La ragazza della nostra storia è forte, energica, coraggiosa, allegra ed ama la vita. È giovane: studia, esce con gli amici e si diverte. Vive la vita di una tipica ragazza della sua età, con tanti sogni e mille speranze per il futuro. Ciò che la contraddistingue dalla maggior parte dei suoi coetanei, è un passato triste, burrascoso, segnato dalla sofferenza e dalla rabbia. Una rabbia che fa sentire colpevoli di una colpa che non esiste. Rabbia verso la società, il mondo, se stessi. Rabbia che appartiene al passato: un passato difficile da dimenticare. “Hai presente la sigla di ‘Lady Oscar’, quando dice: ‘Il buon padre voleva un maschietto ma, ahimè, sei nata tu’? Ecco, sembra la storia della mia vita. Mio padre mi ha cresciuta come un bambino: avevo i capelli corti, vestiti da maschio e mi comportavo come tale. All’asilo non giocavo mai con le femminucce.”M. ci racconta che ha iniziato ad avere i primi dubbi sulle sue tendenze sessuali alle elementari.
Pur ricordando i rapporti difficili con i suoi compagni, sorride parlando di certi aneddoti riguardanti la maestra.
“Alle medie i miei dubbi sono aumentati. Durante la gita di terza sono stata molto vicina ad una mia compagna di classe ed ho capito che vedevo le ragazze in modo diverso rispetto alle altre. In prima superiore ho deciso di reprimere certi pensieri ed istinti frequentando un ragazzo per cinque mesi. Gli volevo bene e gli ero affezionata, ma non provavo per lui amore. Fu questo il motivo che mi spinse a lasciarlo e a provare ad accettarmi.”
Provare ad accettarsi e sfoggiare una forza difficile da trovare, per poter urlare al mondo il bisogno di essere liberi: è ciò che fanno le persone coraggiose, pronte ad affrontare a testa alta anche le sofferenze.
“Ho dovuto ripetere la prima superiore e, scoraggiata dal fatto che non conoscessi nessuno dei miei futuri compagni, ho deciso di fare amicizia con una ragazza. Lei era il mio opposto: timida e riservata. Fu questo ad unirci. Col tempo ci siamo innamorate ed abbiamo iniziato a vederci di nascosto. All’inizio i suoi genitori mi sorridevano e sembrava che mi volessero bene. Quando anche loro hanno iniziato a porsi qualche domanda, o a dare retta alle voci di corridoio, l’atteggiamento nei miei confronti è cambiato.”
Sentire il bisogno di nascondersi per tutelarsi è un’esigenza comune a chi, come la protagonista della nostra storia, è costretto a combattere ogni giorno contro l’ignoranza e la ristrettezza mentale della gente che la circonda. Non sentirsi liberi di vivere serenamente il proprio amore è forse ciò che fa più male. “Forse”, perché se non provi, non puoi capire.
“I nostri compagni di classe facevano battute di pessimo gusto e, guardandoci con disprezzo, ci evitavano e ci urlavano insulti davanti alla scuola, nonostante fossimo circondati da mille altre persone. Una nostra professoressa faceva il possibile per allontanarci. Un giorno, esauste, abbattute e scoraggiate, abbiamo deciso di confessare tutto ai genitori di lei. Io sono stata minacciata, insultata e derisa. Di cosa ero colpevole? D’amare? Ero poco più che una ragazzina e mi sono trovata a fronteggiare adulti e coetanei. Ho avuto attacchi di panico ed ho sofferto talmente tanto che, a distanza di anni, mi fa ancora stare male.”
M. adesso vive la sua vita serenamente. Può finalmente dire di aver raggiunto uno dei traguardi più importanti: sentirsi libera di essere ciò che è.
“Soffrire è sbagliato e fa stare malissimo, ma fortifica. E la forza ti serve, perché le persone non capiscono che l’amore omosessuale, esattamente come quello etero, è naturale, istintivo, non si può controllare: è un insieme di emozioni.”

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