La Piovra del gioco d’azzardo

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La psicosi collettiva del gioco colpisce trasversalmente la società italiana: uomini e donne, giovani e meno giovani inseguono frenetici quei numeri fortunati che si ostinano a non uscire; pertanto, al fine di non fornire un identikit pregiudizievole del giocatore-tipo, manterremo l’anonimato totale delle persone in questione.

P.R. parla con calma, è consapevole di essere un ex giocatore compulsivo e spera che la sua testimonianza possa tornare utile a qualcuno: “La grafica ricercata e la ripetitività del gioco tendono a far perdere la cognizione del tempo e a sviare il conto dei soldi: non a caso i famosi casinò di Las Vegas sono privi di orologi alle pareti. Mediamente mi giocavo 20-50 Euro al giorno, ma quando si gioca compulsivamente in più locali è difficile fare una stima esatta: là ci butti 10, qua 20 e così via. Ora ne sono uscito, ma sentendo in tv la pubblicità delle nuove slot machine online ammetto di aver sentito una stretta allo stomaco: il prossimo passo quale sarà?
Quando si gioca, si attende febbrilmente il classico “botto” che in realtà non arriva mai; le vincite, anche se sostanziose, sono solo una flebile voce nel computo dei passivi. Il fatto che il vizio dal gioco non causi danni fisici visibili, come l’alcol ed il tabacco, rende questa dipendenza ancora più subdola: si gioca per anni prima di sentirne gli effetti e a quel punto la situazione può essere grave.
Il sopraggiungere di problemi economici va a gravare sulla fragilità esistenziale, e a quel punto ci si ritrova sull’orlo del burrone, io per fortuna ho fatto dietrofront”.

Nel locale in cui mi trovo, vengo avvicinato da un altro giocatore, che mi riversa addosso la sua situazione: “Preferisco le schedine, ma quando non c’è il calcio la macchinetta è la prima scelta. Un giorno avevo perso mille euro per una partita sola, ero talmente arrabbiato che ho messo 380 Euro in un videopoker solo nel pomeriggio. Giusto i soldi per la benzina mi sono tenuto”.
Successivamente, in un altro locale, il mio sguardo si sofferma su un’altra persona, non l’ho avvicinata, ma noto che stringe una birra nel pugno, completando il quadretto perfetto promosso dallo Stato Italiano: alcol e gioco, binomio rischioso in quanto l’ebbrezza alcolica influisce sulle nostre capacità di valutazione.

Se lo Stato volesse veramente aiutare i giocatori dovrebbe immettere sul mercato videopoker tarati per giocate minime e vincite minime, nell’ordine dei centesimi di Euro; invece commercializza anche assurdi videopoker che accettano le banconote, facilitando lo sgretolamento economico dei soggetti affetti da sindrome da gioco d’azzardo patologico, che in Italia sono stimati in oltre un milione di individui. Struggente la testimonianza di un altro giocatore che, smanioso di dire la sua, ruggisce con un velo di tristezza: “I soldi per giocare si trovano sempre”.

Paradossale come in un periodo di crisi sempre più profonda i soldi per giocare si trovino sempre.

Nicholas Capra

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Il difficile momento economico e la difficoltà di trovare un’occupazione stabile e remunerativa, hanno aperto le porte, negli ultimi mesi a questa parte, al gioco d’azzardo e alle sue forme di dipendenza.

Dai dati raccolti durante lo scorso anno, in Italia sono stati spesi 80 miliardi per il gioco d’azzardo, ciò vuol dire che ogni italiano, in media, ha utilizzato 1300 euro nella speranza di ricevere una vincita in denaro.

Il fenomeno risulta in costante crescita, tanto che in Piemonte il numero di persone affette da ludopatia è quadruplicato, con percentuali ancora più alte in provincia di Alessandria. Attualmente, presso il Sert di Alessandria sono in cura un migliaio di persone che hanno sviluppato dipendenza dal gioco d’azzardo, ma si stima che molte altre con lo stesso problema non si siano ancora rivolte alle strutture mediche.

A queste persone va ad aggiungersi quel 6,2 % di soggetti a rischio che in Piemonte potrebbero cadere nella trappola del gioco d’azzardo.

Se da una parte lo Stato è attrezzato attraverso le Asl locali per cercare di recuperare i malati di gioco d’azzardo, dall’altra consente una pubblicità molto accattivante che, in tv e sui giornali, promuove facili vincite che regalano sogni e speranze.
La facilità con cui si può giocare d’azzardo ha incrementato il problema della dipendenza: alle slot macchine presenti nella maggior parte dei bar e dei locali pubblici, alle tabaccherie che vendono schedine e gratta e vinci, si è aggiunto negli ultimi tempi il gioco via internet. Sul web infatti, si ha la possibilità di giocare 24 ore al giorno, senza la percezione di quanto si spende in quanto si maneggia denaro ‘virtuale’.

Oltre a mandare in rosso i conti correnti, la dipendenza da gioco d’azzardo causa altri problemi correlati, quali crisi depressive e di ansia, le quali spesso portano al consumo di alcol e sostanze stupefacenti, legandosi così a nuove dipendenze.
Non esiste un vero identikit delle persone affette da dipendenza da gioco d’azzardo, ci può essere il pensionato che sperpera la sua pensione in gratta e vinci, lo studente che non riesce ad abbandonare le slot machine, o il libero professionista che spende interi stipendi per giocare su internet.

Quando da piacere il gioco diventa un obbligo, e la persona non riesce ad allontanarsi dal pc o dalla slot machine, allora deve capire di avere un problema da risolvere.

Per curare questa patologia, il Sert della provincia mette a disposizione educatori, psicologi e medici che possono indicare la strada per uscire dalla dipendenza senza droghe. Il paziente rimarrà in forma assolutamente anonima, e riceverà cure sia psicologiche e farmacologiche. Oltre ai pazienti, verranno supportati i loro familiari, i quali solitamente danno un contributo molto importante nella risoluzione del problema del loro caro.

Marcello Rossi

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Novi Ligure – Negli ultimi anni si sono sempre più diffuse all’interno dei bar le “slot machine”, apparecchi una volta relegati ai casinò. A pari passo con la diffusione di queste macchinette si è diffuso anche il GAP, ossia il Gioco d’Azzardo Patologico.
Inizialmente sottostimato, questo fenomeno negli anni ha colpito sempre più persone.

La regione, presa coscienza di questo problema, nel Piano Socio Sanitario Regionale del 2007-2010 riconosce il gioco d’azzardo come dipendenza da comportamento con forte impatto sociale, economico e di salute. Nella provincia di Alessandria l’ASL si è presto attivata offrendo a chiunque ne sentisse il bisogno gruppi di lavoro, atti ad accogliere e supportare richieste riguardanti il problema del gioco. Inoltre, si adoperano anche in attività di sostengno educativo e psicologico, effettuano consulenze sia di carattere sanitario che sociale, rivolgendosi non solo ai giocatori ma, qualora volessero, anche alle loro famiglie.

Con l’arrivo delle prime slot machine, molti giocavano un euro dopo il caffè sfidando la sorte, schiacciavano un bottone e guardavano comparire simboli colorati, sperando di trovare la giusta combinazione. In molti con il passare del tempo sono passati dal giocare un euro a giocarne qualche decina e poi qualche centinaio.

La possibilità che il gioco diventi patologico è tutt’altro che remota, e da comportamento ossessivo-compulsivo (desiderio di giocare/gioco) a vera e propria dipendenza senza sostanza il passo è breve. Se vi è già capitato di essere in un bar vi sarete accorti che il giocatore patologico mostra una crescente dipendenza sentendo il bisogno di aumentare la frequenza delle sue giocate e del tempo da dedicare a questo intrattenimento.

Mauro Vanetti e Pietro Pace, rendendosi conto della prolificazione delle macchinette in tutti i bar, si ribellano. Vivono in una città dove ogni dieci persone c’è una slot machine, e questo fatto li porta a prendere la decisione di prendere il caffè solo in bar senza slot machine. Fondano “senzaslot.it”, sito dedicato alla segnalazione e ricerca di bar dove le slot non sono presenti.
A Novi Ligure ne contiamo quattro registrati al sito: Pane & Caffè, Il Caffè e Petit Caffè in via Girardengo, e il Bar di Zia Paki in via Oneto.

In questi bar invece delle slot potrete trovare qualche quotidiano e tutto ciò che fino a qualche anno fa caratterizzava tutti i classici bar: il caffè. Perchè alla fine è per quello che si va al bar solitamente.

Se siete di Novi e non avete voglia di prendere il caffè circondati da giocatori di slot machine e volete condividere la scelta fatta da Mauro e Pietro sapete dove andare. Se invece siete proprietari di un bar e se anche voi sostenete e condividete l’idea di un bar dove il gioco d’azzardo non possa diffondersi a macchia d’olio segnalate il vostro locale al sito che vi abbiamo indicato qui sopra.

Se invece siete giocatori e volete smettere con il gioco rivolgetevi agli ambulatori per il gioco d’azzardo: troverete un’equipe composta da psicologo educatore e assistenza sanitaria e sociale. Riuscire a smettere sarà la scommessa che farete con voi stessi.

Alice Porotto

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Alessandria – “C’è chi dice no” come il Blasco, e costui risponde al nome di Marco Donà, titolare dello storico Bar Leo di Alessandria, unico esercizio in città ad aver aderito al neonato movimento NO SLOT.

Il movimento no profit, impersonato dallo psicologo e giudice onorario Simone Feder, ha inaugurato la crociata contro il gioco d’azzardo tramite il sito “www.vita.it” sezione NO SLOT, lavando in piazza i panni sporchi del gioco d’azzardo.
Il barista alessandrino ci racconta il perché della sua decisione: “Il Bar Leo ha aperto i battenti nel 1963 con la pretesa di essere un onesto luogo di aggregazione; un’attività basata sul lavoro serio e tangibile, non sull’introito conseguente al gioco d’azzardo. Sono perfettamente consapevole del disagio economico causato dai videopoker pertanto, per etica personale e tradizione del locale, ho deciso di tenerle fuori dalla porta, aderendo all’iniziativa NO SLOT e firmando la petizione che impegna a non installare le macchinette in futuro”.

Il signor Donà, con la sua dichiarazione, rafforza l’ideale dell’associazione che s’impegna nella diffusione di un ideale di guadagno connesso al lavoro e non al gioco d’azzardo, opponendosi in particolare ai videopoker la cui natura solitaria va a contrastare con il principio d’aggregazione tipico dei bar. Il Bar Leo può considerarsi il pioniere alessandrino in questa battaglia, ma la speranza è che alle sue spalle una fanteria di esercizi chiuda la serranda sul muso ad una serpe velenosa che in provincia di Alessandria ha sottratto all’economia reale oltre 250 milioni di Euro, spedendo al Sert centinaia di persone schiave del gioco. Nell’ora abbondante trascorsa a intervistare il gestore il flusso di clienti nel bar è stato costante, e non nascondo il piacere personale che ho provato nell’udire la richiesta di un caffè, e non il classico “me li cambi in moneta?”.

Nicholas Capra

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