Vivere in un ambiente caratterizzato da elevata tensione sociale, sia essa circoscritta all’ambiente domestico, scolastico o di quartiere, non si limita a generare stress emotivo, ma può letteralmente modificare le connessioni cerebrali nei pre-adolescenti, lasciando conseguenze negative sulla loro salute mentale per mesi. È quanto ha rivelato un recente studio pubblicato sulla rivista Psychological Medicine, che ha attinto dai dati di quasi 12.000 bambini statunitensi di 9-10 anni, raccolti nell’ambito nel vasto ABCD study.

La ricerca ha messo in luce come la percezione costante di minacce sociali alteri la connettività di specifiche reti neurali, in una fase cruciale dello sviluppo. Gli autori hanno monitorato i partecipanti a 6 e 30 mesi di distanza dalla prima analisi. In entrambi i follow-up, hanno osservato una correlazione diretta: i ragazzi che avevano percepito maggiori livelli di minacce sociali, erano sistematicamente quelli che mostravano maggiori problemi di salute mentale.

L’esposizione prolungata ad un clima ostile, con alti livelli di conflitto, ha indebolito specificamente le connessioni interne ad alcune reti cerebrali fondamentali. Tra queste, figurano la rete fronto-parietale, responsabile del controllo cognitivo, il Default Mode Network (DMN), coinvolto nei processi cognitivi interni e di default, e le reti dedicate all’attenzione, come la rete dorsale di attenzione e quella cingolo-opercolare. Parallelamente a questo indebolimento interno, si è notato un fenomeno opposto e altrettanto deleterio: le connessioni tra queste diverse reti sono risultate più forti. Gli specialisti hanno spiegato che l’attivazione simultanea di reti che gestiscono pensieri interni ed esterni può causare delle “interferenze” neurali, traducendosi in difficoltà di concentrazione e potenziale insorgenza di problemi psicologici.

Tra i fattori ambientali analizzati, è emerso che ad esercitare l’influenza maggiore e più dannosa su queste connessioni cerebrali sono i conflitti familiari, seguiti in ordine di importanza dalla percezione di insicurezza nell’ambiente scolastico e nel quartiere di residenza. Questo dato sottolinea il ruolo cruciale nel clima domestico come primo scudo protettivo per lo sviluppo neurologico e il benessere emotivo dei più giovani. Alla luce di questi risultati, i ricercatori hanno suggerito che investimenti mirati in politiche e interventi a livello familiare, scolastico e comunitario potrebbero rafforzare il senso di sicurezza sociale nei preadolescenti. Tali iniziative sarebbero essenziali per proteggere attivamente la salute mentale dei ragazzi in una fase evolutiva così delicata e plastica del cervello, agendo sul contesto prima che i danni alle connessioni neurali si manifestino in problemi psicologici duraturi.

Di Raimondo Bovone

Ricercatore instancabile della bellezza nel Calcio, caparbio "incantato" dalla Cultura quale bisettrice unica di stile di vita. Si definisce "un Uomo qualunque" alla ricerca dell'Essenzialità dell'Essere.

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