ROMA (ITALPRESS) – Il settore alimentare italiano continua a crescere, confermandosi uno dei motori dell’economia nazionale e dell’export. Nel 2025 le vendite all’estero del food made in Italy sono aumentate del 4,3%, segno della forte domanda internazionale per i prodotti della tradizione. Ma dietro ai successi del comparto emerge un problema sempre più evidente: la difficoltà delle imprese a trovare personale qualificato. Secondo un rapporto di Confartigianato, su oltre 176.000 figure professionali richieste lo scorso anno, più di 68.000 sono risultate difficili da reperire. Le criticità maggiori si registrano in Emilia-Romagna, Campania e Lombardia, ma la carenza di lavoratori riguarda tutto il Paese. In particolare, mancano figure come panettieri, pastai, pasticcieri e gelatai: oltre la metà dei profili richiesti non viene coperta. Un paradosso. in un settore che conta più di 64.000 imprese artigiane e quasi 250.000 addetti. Intanto cresce anche l’attenzione dei consumatori verso i prodotti a km zero, scelti da oltre 12 milioni di italiani. Secondo gli operatori, però, senza nuove competenze e ricambio generazionale diventa difficile sostenere lo sviluppo e mantenere la competitività di uno dei simboli del made in Italy nel mondo.

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