Una borsa di studio per i beni ecclesiastici sul territorio

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Numerosi sono i beni di fondazione ecclesiastica e religiosa presenti sul territorio dismessi durante la fase napoleonica, ancora riconoscibili e che, attualmente, ospitano funzioni completamente differenti rispetto quelle per cui erano stati edificati. Ma quali sono e, soprattutto, che grado di riconoscibilità hanno questi oggetti? Quali destinazioni d’uso hanno assunto e, di conseguenza, come si sono modificate le fabbriche architettoniche per meglio adempiere alle nuove attività? Qual è il loro stato di conservazione ad oggi e, quali possibilità di recupero presentano?

Questo è il tema di ricerca approfondito dalla dott.ssa Sara Vecchiato, specializzanda presso la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio del Politecnico di Torino, vincitrice della borsa di studio stanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria per una ricerca di alta specializzazione sul territorio alessandrino.

“É importante capire – dice Vecchiato – quali siano le dinamiche che hanno interessato il nostro territorio, soprattutto durante il periodo napoleonico, nel quale sono avvenute delle trasformazioni che hanno profondamente trasformato i centri abitati. Si tratta di un lavoro consistente di ricerca e mappatura dei beni svolto sui territori delle attuali diocesi di Alessandria e Casale Monferrato, attraverso la realizzazione di una banca dati digitale contenente le informazioni su quei beni che vennero dismessi sotto il governo napoleonico e che sono ancora riconoscibili sul nostro territorio. L’obiettivo è quello di far confluire la documentazione esistente e gli studi già sviluppati in un sistema facilmente accessibile e gestibile. Si tratta di un lavoro molto articolato e impegnativo, ma estremamente affascinante. Già molto materiale è stato raccolto ed elaborato, e si stanno valutando possibili sviluppi e tematiche degne di approfondimento emerse durante il lavoro di ricerca. Ringrazio per questa opportunità la Scuola di Specializzazione e la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria per aver sostenuto questo progetto”.

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