Il ‘coronavirus’ e i locali da ballo chiusi: la solitudine dei ‘caraibici’

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Sono un bel problema, i locali chiusi per il ‘Covid-19’. Come tutto il resto, salute, lavoro, economia, scuola, sport. O forse meno importanti del resto, perché riguardano il divertimento e il ballo. Però contano, perché la gente si sfoga e si diverte, liberando tante energie forzatamente compresse durante la settimana. La musica fa bene allo spirito.
Ma ora non si può, fino al 3 aprile, ed è un bel problema. Perché noi ballerini di latino-americano, balli ‘caraibici’ nello specifico, abbiamo questa frenesia, guidata dalla musica, che ci porta in pista qua e là, nei locali, a fare i protagonisti saltando, ridendo e socializzando. Divertendoci. Niente, tutto chiuso. Tutti blindati. E che si fa? Cinema, teatro, stadio? Non si può. Solo casa e TV. Uffa.
Poi dici: metto la musica in casa, invito amici del ballo e l’aggiustiamo. Mica facile. Cominciano a chiederti: “ma chi c’è” e “dov’è stato?” oppure “che ha fatto?” o “siamo sicuri?”. Finendo con “per questa volta lasciamo stare, magari la prossima” oppure “mi sa che per un po’ non ci vedremo…”. E allora?
Allora metti lo stesso la musica, la tua musica, e provi qualche passo davanti allo specchio. All’inizio va bene: sei carico e concentrato, fai le cose per bene, ti guardi, correggi gli errori. Dopo un po’, però, ti scocci. Sei solo, o quasi. Mancano gli altri, manca l’atmosfera, con le luci, la gente e la coda al bar. Non c’è niente. La musica aiuta, ma se l’astinenza è lunga…. Poi dici: “La noia è meglio del virus”. Speriamo duri poco. E se sei già stato ‘esposto’?

Chi è stato alla Cometa
A me è capitato, ci vado abitualmente. E ben che mi diverto! Ora però è diventato uno dei luoghi sotto osservazione. E chiusi. Ci sono stato lunedì 17 febbraio e lunedì 2 marzo, proprio il periodo ‘segnalato’. Ho seguito la procedura: chiamata al numero verde regionale 800.19.20.20. Attesa. Dopo 17 minuti mi rispondono e mi chiedono velocemente: dati anagrafici, età, motivo della chiamata, dove sono stato. E prendono nota. Poi mi consigliano di chiamare la ‘Guardia Medica’ locale o il Medico di base, perché loro mi indicheranno la via da seguire. Bene, procedo con la G.M. Alla 12^ chiamata è libero, risponde una giovane dottoressa, gentilissima, che mi fa le stesse domande, insistendo però sui miei sintomi. Dico: “No febbre, no raffreddore, no dolori, no difficoltà respiratorie, solo un po’ di tosse ‘stagionale’, che in questo periodo si presenta da decenni”. Risponde: “La richiamiamo se veniamo a farle il tampone. Se non ci sente, faccia vita normale”. Bene. Dopo 2 giorni non mi hanno richiamato, segno che non ho niente. Benissimo. La mattina dopo, mercoledì 4 marzo, stessa trafila telefonica col Medico di base. Stesse domande. 11 minuti di chiacchierata mi confermano tutto. Ancora meglio. Vengo regolarmente a lavorare, ci scherziamo su. Però il ballo mi manca. E fino al 3 aprile ‘nisba’. 

 

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