Lo scorso 20 dicembre, dopo l’intesa in Conferenza Stato Regioni, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida ha firmato il Decreto che consente anche in Italia la produzione di vino dealcolato o parzialmente dealcolato. Il decreto recita che “è possibile ridurre parzialmente o totalmente il tenore alcolico dei vini, dei vini spumanti, dei vini spumanti di qualità, dei vini spumanti di qualità di tipo aromatico, dei vini spumanti gassificati, dei vini frizzanti e dei vini frizzanti gassificati”.
Ma cosa sono i vini dealcolati? Si tratta di vini basso tenore alcolico, o addirittura senza alcol, già regolamentati in altri Paesi europei. Fino a questo provvedimento, in Italia, non si poteva chiamare “vino” una bevanda con un tenore alcolico inferiore agli 8,5 gradi. Ma ci sono limiti precisi.
In Italia infatti il processo di dealcolazione, totale o parziale, non può essere eseguito per le categorie di prodotti DOP e IGP.
La normativa italiana precisa anche che è vietato aumentare il tenore zuccherino nel mosto di uve utilizzato per la produzione del vino oggetto di dealcolazione. Ed è anche vietata l’aggiunta di acqua esogena o di aromi esogeni al prodotto. dopo l’avvenuta dealcolazione.

La protesta di Coldiretti
Per la più grande associazione di agricoltori il vino è un vero e proprio alimento: non è il suo uso, ma l’abuso che diventa dannoso, come per ogni altro tipo di cibo.
Spiega il direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco: “Il vino è un patrimonio del Made in Italy, anche a livello occupazionale. Va difeso. La tutela del vino, che ha 10.000 anni di storia, è una strada obbligata per un settore chiave del sistema nazionale”.
Così il presidente Coldiretti Alessandria, Mauro Bianco: “La tutela della salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che criminalizzano singoli prodotti. Si tratta di un’ipotesi protezionistica e distorsiva del commercio, frutto di un approccio ideologico nei confronti di un alimento naturale come il vino, parte integrante della dieta mediterranea. Appare ingiustificata l’equiparazione dell’eccessivo consumo di superalcolici al consumo moderato di vino di qualità”.
