Ancìueru

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Lavoro del passato

“Un umile pesce, una valle alpina,
tanti uomini tenaci: una storia che
non deve essere dimenticata”

        tratto dal libro
“L’Acciuga nel Piatto”
Diego Crestani
Roberto Beltramo

Il nostro viaggio nei lavori di una volta tocca con questa puntata il culmine del suo romanticismonostalgia canaglia – direbbe Albano; oggi parliamo di ancìueru, traducibile in “acciugai”, ma chi non è originario del Basso Piemonte non può realmente comprendere il legame sentimentale che lega un pesce salato ad una terra di contadini viticoltori.
Nel passato, terminata la stagione agricola bisognava trovare una fonte di reddito per non gravare troppo sulle scarse risorse disponibili: qualcuno si reinventava manovale, altri commercianti.
Costoro si recavano nei porti della Liguria ed acquistavano “ancìue” acciughe sotto sale, facendo ritorno nella pianura padana carichi di pesce, che successivamente veniva sistemato in carretti di legno e spinto per decine di chilometri al giorno, ore e ore nella nebbia dei paesi a vendere, e mangiare, pesce sotto sale: ora che immaginate quanta sete potevano avere, comprenderete meglio il legame che unisce l’acciuga al vino nostrano, quella splendida eterna sete che si rinnova nei piemontesi che s’imbattono nell’evoluzione di quei carretti di legno, i furgoni ambulanti onnipresenti a fiere e mercati.

Nicholas Capra

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