Spesso si dice che mancano medici e infermieri e i giovani rispondono, iscrivendosi numerosi alle facoltà per diventarli. Ma se per un medico ci vogliono almeno 6 anni, più la specialità, e magari nel percorso qualcuno si perde, per gli infermieri il percorso è più breve (3 anni), la prospettiva interessante e la soluzione del problema più rapida. Il segnale arriva dalle università piemontesi che, per l’anno accademico 2026-2027 hanno registrato più iscrizioni che posti disponibili.

I NUMERI – A Torino ci sono state 869 candidature per 712 posti disponibili al corso di laurea in Infermieristica, con un incremento del 30% rispetto allo scorso anno. Per l’Università del Piemonte Orientale (sedi di Alessandria, Alba, Novara, Biella, Verbania e Vercelli) le candidature sono passate da 315 a 454.
I numeri piemontesi si inseriscono in una ripresa nazionale dell’interesse verso la professione: secondo la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, nel 2026 le domande di ammissione sono circa 22.000 per 20.672 posti disponibili, con una crescita del 16,3% rispetto allo scorso anno e con il rapporto tra candidature e posti che torna sopra la soglia di copertura nazionale.

LE PAROLE – Così l’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi: «La carenza di infermieri rappresenta una delle principali sfide che i sistemi sanitari stanno affrontando e non esistono soluzioni semplici o immediate. Per questo dobbiamo agire contemporaneamente su più fronti: formazione, valorizzazione professionale, condizioni di lavoro, sviluppo delle competenze e prospettive di carriera. L’aumento delle candidature di quest’anno va nella direzione che auspichiamo e ci spinge a proseguire il lavoro avviato. Allo stesso tempo continuiamo ad esplorare collaborazioni internazionali serie e strutturate. Sono strade complementari che rispondono allo stesso obiettivo: avere gli infermieri di cui la sanità piemontese ha bisogno, riconoscendo il valore di una professione fondamentale per la qualità delle cure».
