Tentativo di evasione sventato, la scorsa settimana, grazie al tempestivo e risolutivo intervento della Polizia Penitenziaria nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. Un detenuto ha tentato di raggiungere l’uscita correndo e di forzare le porte. La pronta reazione del personale di Polizia Penitenziaria ha consentito di chiudere immediatamente le grate e le porte pedonali, impedendo al galeotto di guadagnare l’esterno. L’uomo, in evidente stato di agitazione, nel tentativo di proseguire ha spintonato un’agente, ma è stato bloccato e riportato dove deve stare.

LE PAROLE – Donato CAPECE, segretario generale del SAPPE, sottolinea: ,“Agli agenti che sono intervenuti va il nostro plauso e il nostro ringraziamento. Hanno fatto esattamente quello che ci si aspetta dalla Polizia Penitenziaria: hanno individuato immediatamente il pericolo, hanno messo in sicurezza gli accessi e hanno impedito che un detenuto riuscisse a superare le barriere dell’istituto. Ma la sicurezza delle carceri non può essere affidata solo alla capacità di intervento della Polizia Penitenziaria. Servono organici adeguati, procedure efficaci e strumenti idonei a fronteggiare situazioni di violenza”.
Vicente SANTILLI, segretario nazionale SAPPE per il Piemonte, fa il punto della situazione: “Un detenuto che improvvisamente si mette a correre verso un’uscita e tenta di forzare le porte rappresenta una situazione di estrema criticità, che può degenerare in pochi secondi. Non possiamo pensare, però, che questi episodi vengano gestiti sempre e soltanto grazie alla prontezza dei singoli operatori. Se un agente deve intervenire fisicamente per fermare un detenuto che tenta di forzare un’uscita, è evidente che l’Amministrazione deve interrogarsi sulle condizioni operative del personale”.
IL COMMENTO – Bene così. Però, da profano, mi domando. Ma se uno sta in galera, ci sarà un motivo? E se girasse AMMANETTATO DIETRO LA SCHIENA, non potrebbe spingere niente e nessuno, e anche correre diventerebbe più difficile. O no?
