Siamo sempre lì, fra riunioni, commissari, tavoli, scelte sbagliate e tentennamenti: siamo invasi dai cinghiali che distruggono i campi, provocano incidenti, diffondono la Peste Suina Africana, arrivano nei centri abitati per rovistare nella spazzatura, creando panico, e chi comanda il gioco che fa? Ammazza i maiali sani degli allevamenti, invece che ammazzare i cinghiali. Stranezze italiane pilotate dalla saggia e lungimirante Europa. Ma servirebbe un netto cambio di passo nell’abbattimento dei cinghiali, per tutelare imprese agricole, allevamenti e filiera suinicola.

Spiega Coldiretti Alessandria, per voce del suo presidente Mauro Bianco: “Il problema riguarda sia i danni alle coltivazioni, che continuano a pesare sui bilanci delle aziende agricole, sia il rischio sanitario legato alla Peste Suina Africana. Si temeva, con l’arrivo del caldo, una recrudescenza del virus, ed i recenti datii lo confermano. Bisogna rafforzare tutte le misure di prevenzione e controllo. La diffusione incontrollata dei cinghiali resta uno dei principali fattori di pressione sulla bio-sicurezza degli allevamenti e sulla tenuta economica di una filiera strategica in Piemonte”.

I NUMERI – Nello scorso anno, invece di aumentare il numero degli abbattimenti di cinghiali in Piemonte, è stata invertita la rotta, arrivando poco oltre i 27.000. Ma il numero ufficiale da raggiungere è di 41.000. Comunque numeri ridicoli, se si pensa ai danni che fanno e alla loro capacità di moltiplicarsi. Bisognerebbe ragionare, a livello nazionale, sulle centinaia di migliaia, arrivando forse ad 1 milione di capi abbattuti. Anatema! Guai a parlarne. Eppure, organizzandosi, si potrebbe dare una grossa spallata alla fame nel mondo.

Aggiunge Coldiretti Alessandria, col neo-direttore Elio Gasco: “Vigneti, mais, cereali, girasole, ortaggi sono tra le produzioni più esposte. In molti territori interni, la convivenza tra attività umane e fauna selvatica si è trasformata in forte instabilità economica e sociale. Le incursioni, l’erosione dei suoli e la distruzione delle colture rendono difficile mantenere produzioni tradizionali e presidio del territorio. Si rischia di accelerare il declino e lo spopolamento. Senza un rapido cambiamento, il problema dei cinghiali continuerà a pesare su agricoltura, sicurezza e tenuta delle comunità locali. In gioco c’è l’equilibrio complessivo delle aree rurali e interne”.

Di Raimondo Bovone

Ricercatore instancabile della bellezza nel Calcio, caparbio "incantato" dalla Cultura quale bisettrice unica di stile di vita. Si definisce "un Uomo qualunque" alla ricerca dell'Essenzialità dell'Essere.

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