Grave episodio di violenza, nel carcere di Torino, nel pomeriggio di ieri: un agente di Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto nordafricano all’interno del Padiglione B. , già oggetto nei giorni scorsi di una segnalazione sindacale per gravi criticità strutturali e operative. A denunciarlo è il segretario provinciale del SAPPE, Jean Francois Taibbi, che chiede un intervento immediato e concreto da parte dell’Amministrazione: “Intorno alle 16.30 un detenuto di origine nordafricana, noto per comportamenti violenti e imprevedibili, ha insultato un agente dopo essere stato invitato ad aspettare il proprio turno per utilizzare il telefono. Aperta la cella per la telefonata, il detenuto ha improvvisamente colpito il poliziotto con un pugno al volto. Solo il tempestivo intervento di altri agenti ha evitato conseguenze più gravi. L’agente ferito è stato trasportato in ospedale, dove gli sono stati diagnosticati 3 giorni di prognosi. Poche ore dopo, intorno alle 18.15, lo stesso detenuto, frattempo trasferito in un’altra sezione, ha devastato la propria cella, lanciando suppellettili contro il personale e dando successivamente fuoco al materasso. La densa nube di fumo sprigionata dall’incendio ha causato l’intossicazione di diversi agenti intervenuti per spegnere le fiamme ed evacuare gli altri detenuti. Due poliziotti hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere”.

Qui i limiti della legge mi paiono evidenti. Un soggetto del genere, dopo la seconda performance, dovrebbe finire isolato, a pane-e-acqua per una settimana, senza telefonate. Hai dato fuoco al materasso? Bene! Per quella settimana dormi per terra. Dite che ci prova di nuovo? Sarebbe interessante scoprirlo…

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, sottolinea i rischi quotidiani dei poliziotti penitenziari, evidenziando la gravità dell’evento torinese: “Una grave situazione di pericolo, caratterizzata da violenza e irresponsabilità, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi se non fosse stata gestita con grande professionalità e senso del dovere dagli uomini della Polizia Penitenziaria”.
Capece ha ringraziato gli agenti da parte del sindacato e sottolinea la necessità di interventi urgenti, partendo dalla revisione del regime custodiale aperto, con regole d’ingaggio chiare, con la dotazione di taser e spray al peperoncino, strumenti prossimi alla sperimentazione, utili per prevenire le aggressioni. Ma non solo. Il capo del SAPPE chiede “l’applicazione dell’arresto in flagranza di reato per i detenuti che aggrediscono il personale o mettono in grave pericolo la sicurezza degli istituti, con l’adozione del regime di isolamento fino a 6 mesi previsto dall’articolo 14-bis e il trasferimento immediato dei violenti in sezioni detentive lontane dalla propria residenza, come previsto dall’articolo 32 del Regolamento. Misure che avrebbero un forte effetto deterrente”.
