Pellet sì, purchè sia controllato e garantito

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Il pellet rappresenta ormai uno dei combustibili ecologici più impiegati e conosciuti in Italia. Esso deriva dalla pressurizzazione e dal riscaldamento della legna di scarto, ridotta a cilindri di 6-8 mm di diametro e 2-3 cm di lunghezza. La quantità di umidità, inferiore rispetto alla normale legna, rende il pellet più denso e calorifero. Il prezzo, uno degli aspetti che hanno portato al successo di questo combustibile, dipende dalla disponibilità di materiale dalla produzione industriale ed é più conveniente d’estate che d’inverno. Il pellet non è tutto uguale, bensì si differenzia secondo l’origine geografica e naturale (faggio, rovere, abete, frassino, ecc.). Esistono tre classi qualitative (A1, A2 e B), identificate nel rispetto di parametri come durabilità meccanica, contenuto di ceneri, lunghezza e proprietà chimiche. Il potere calorifico si aggira intorno alle 4500 Kcal/Kg, un valore che ha portato molti italiani a installare 1.500.000 stufe alimentate a pellet nel 2011, facendo così del Bel Paese una delle prime nazioni consumatrici in Europa (1.800.000 tonnellate bruciate, di cui il 70% importato).
La posizione dominante del pellet nel settore dei combustibili naturali non deve farci dimenticare l’esistenza di alternative come il mais (dall’alta potenza calorifica, sulle 6200 Kcal/Kg), i gusci di nocciola, quelli di mandorla (simili al pellet ma più costoso), i noccioli e la sansa di olive (ideali per il riscaldamento casalingo), i gusci di cocco, i semi d’uva, i gusci di noce, oltre a particolari tipi di pellet, come quello di Miscanthus, di paglia e di colza.

Stefano Summa

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