Caso Ilva: quando tutti sono perdenti

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A volte; vincono tutti: in una situazione con interessi contrapposti; si raggiunge un punto di ragionevole soddisfazione.

Il caso Ilva di Taranto è l’esatto contrario: tranne soluzioni improbabili; comunque vada una delle parti risulterà perdente. Ed entrambe le parti difendono un diritto sacrosanto.

Operai ed impiegati dell’Ilva sono per l’apertura.

In un territorio depresso; l’ILVA rappresenta un importante polo lavorativo; oltreché uno dei pilastri della produzione di acciaio nazionale. Senza dimenticare il periodo di crisi; che rende un’eventuale chiusura ancora più portatrice di una possibile delocalizzazione oltreconfine.

Chi vuole la riapertura difende il diritto al lavoro; ed ha ragione.

La procura vuole la chiusura; ed anche qui ci sono ragioni oggettive.

La magistratura difende il suo provvedimento. In base alle conclusioni dei periti dello Stato; l’inquinamento dello stabilimento ha causato e causa “Fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”. In particolare; l’ILVA viene accusata di provocare malattie respiratorie e coronarie; oltreché diversi casi di tumore maligno in adulti e bambini. Totale; “386 i morti (30 morti per anno) attribuibili alle emissioni industriali”. Per questo; è stata disposta la chiusura di parte dell’impianto l’indagine su diversi dirigenti. I magistrati difendono il diritto alla salute della città e dei suoi abitanti.

Perciò; comunque si evolva la vicenda; un principio giustissimo verrà calpestato.

Se vinceranno gli operai; l’ILVA verrà riaperta e l’inquinamento continuerà; con gli effetti già descritti.

Se vincerà la magistratura; l’ILVA verrà chiusa. Ad oggi; sono rimasti senza lavoro (e stipendio) 8000 operai: una chiusura definitiva dei reparti lascerebbe a casa circa 50.000 persone; tra diretto ed indotto. Un colpo durissimo perla Puglia; che ad oggi ha il 15% di disoccupati; e l’intera Italia; che oggi prende dall’azienda di Taranto 9 delle 28 tonnellate d’acciaio che produce (dati 2011).

“Morire di malattia? Meglio che morire di fame”:Questa frase; pronunciata dagli operai; in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento riassume la situazione: una scelta draconiana; dove il “male minore” è comunque la perdita di un diritto garantito dalla Costituzione.

Perciò; comunque vada; a Taranto saranno tutti perdenti.

Matteo Clerici

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