L’Alessandrino sott’ acqua vent’anni dopo

0
1052

Rivi e rigagnoli diventati come fiumi hanno invaso vasti territori del Tortonese, Novese e Ovadese. Un nubifragio eccezionale che si spera non diventi la normalità

Sedici milioni di euro, il danno stimato a livello provinciale

alluvione-2Lunedì 13 ottobre 2014 sarà difficilmente dimenticato in provincia di Alessandria e, in particolare, nel Tortonese. Nel corso di quella giornata, infatti, vaste porzioni del territorio alessandrino hanno sofferto le conseguenze di una straordinaria ondata di maltempo, con precipitazioni intense, dalle conseguenze distruttive ma, per fortuna, non letali.
Alessandria non ha subito danni ma ha temuto a lungo per l’innalzamento del livello della Bormida, la quale, all’idrometro presente in città, ha fatto registrare la misura di 8.25 metri alle 16.00, superando di oltre 1 metro la soglia di pericolo. Si tratta del secondo livello massimo raggiunto dal 1998 (il precedente risale al 5/11/2011). Il rigonfiamento del fiume ha portato alla chiusura del ponte dell’ex SS 10 Padana Inferiore (riaperto poi alle 20.00) e all’evacuazione delle famiglie che abitano in prossimità delle aree golenali. A provocare l’aumento della portata della Bormida è stata la piena dell’Orba, che all’altezza di Casalcermelli, alle 13.00, ha raggiunto i 7.07 metri, due sopra la succitata soglia. Anche in questo caso c’è un precedente risalente al 5/11/2011, tuttavia in quell’occasione l’Orba aveva raggiunto “solo” i 6.8 metri.
Tra i sobborghi del capoluogo maggiormente colpiti si segnala Spinetta Marengo (a causa della fuoriuscita del Rio Lovassina), Fresonara e Bosco Marengo (danneggiate cascine e strade interpoderali, frazioni e zone industriali). C’era preoccupazione anche a Pietra Marazzi, che ha visto chiusure di strade, evacuazioni di persone e di cavalli dal locale centro ippico.
Tortona ha avuto la sua quota di disagi causati dalle piogge. I magazzini del seminterrato dell’ospedale si sono allagati. Non sono stati risparmiati diversi sottopassi, tra cui quelli di Corso Alessandria, di via Romagnolo, di via da Baxilio e della statale per Sale. Maggiori ripercussioni si sono verificate nel Tortonese. La Val Grue ha dovuto affrontare le esondazioni dell’omonimo torrente e di altri rii nella zona.
Vi sono state evacuazioni a Sarezzano, dove le strade erano impraticabili. Molte case si sono trovate isolate a Garbagna e a Viguzzolo. Ad Avolasca un edificio è crollato: non vi sono state vittime ma i detriti hanno ostacolato il deflusso di un torrente.
A Castelnuovo l’uscita dello Scrivia e del Rio Calvenza ha portato all’invasione di fango nel cimitero, oltre che all’allagamento di abitazioni in Via Einaudi e della zona industriale. Frazioni di Montegioco e Castellania, come Isolabella, Faravella, Sant’Alosio e Sant’Andrea, hanno sofferto problemi d’isolamento e di approvvigionamento. L’emergenza ha riguardato anche la Val Curone e la Val Ossona. Brignano Frascata ha subito l’alluvione del rio San Rocco: inondato il centro, interrotta la circolazione verso le frazioni Ca’ del Gatto, Ciocale e Vallescura, acqua non potabile per 460 persone.
Problemi simili vi sono stati anche a Costa Vescovato per l’uscita dell’Ossona. Il Polverola s’è riversato su Casasco, il Curone ha coperto d’acqua Casei Gerola, Montemarzino e Momperone.
Insieme a diverse strade comunali, in molti casi le uniche infrastrutture a disposizione di paesi e frazioni altrimenti isolate, le provinciali hanno patito i più ingenti danneggiamenti dall’ondata di maltempo. Diverse di esse sono chiuse in vari tratti, altre sono state riaperte dopo giorni grazie al lavoro della Protezione Civile. Non è stata risparmiata l’A7 Milano-Genova, allagata all’altezza di Castelnuovo Scrivia per l’esondazione dello Scrivia.

Stefano Summa

[divide style=”3″]

costa-vescovato-alluvione-1Serata calda, e con tanta umidità; a mezzanotte inizia a piovere, forte, d’altra parte, l’avevano detto. Si va a dormire, domani inizia la settimana. Alle tre di notte la stanza è illuminata dai fulmini ma non sono fulmini normali seguiti dal tuono né in sequenza, sono simultanei, continui, tantissimi. Lo scroscio della pioggia non è quello solito, sembrano secchiate enormi di fortissima intensità alternate a pioggia battente, continua. I cani sono agitati, l’acqua che sta venendo giù è sorprendente, è talmente tanta che anche con le persiane chiuse la si vede, la si sente e l’ansia ti assale, pensando al piano di sotto, alla cantina, domande affollano la mente nella notte poi il sonno prevale e ci si riaddormenta quasi all’alba, pensando che è soltanto un temporale che dura ormai da ore ma che come tale finirà. La sveglia suona alla solita ora e la situazione è sempre la stessa. Piove, piove, il cielo è tempestato di fulmini, meglio non uscire, appena finisce si andrà al lavoro, un po’ in ritardo. Lunedì mattina del 13 ottobre, però, al lavoro non si è mai arrivati e la sensazione vissuta è stata quella reale di paura e pericolo. Acqua ovunque, tanta, e la netta consapevolezza, a metà mattinata, che non si trattasse di una precipitazione ma di un’alluvione. La luce elettrica che va via, il rio di cui, di solito, si ignora la visione per quanto è piccolo che improvvisamente rompe gli argini e appare grande come il Po; invade tutto, la campagna circostante, i ponticelli; la strada è fango, pietre, detriti, non è percorribile. Sei lì e pensi “ma quando finisce e se non finisce”, come durante una scossa di terremoto che però dura una manciata di secondi che sembrano un’eternità, sei ostaggio di un cataclisma che dura ore. Intanto non sai cosa sta succedendo nella frazione vicina, chissà a Tortona, Novi, Arquata! costa-vescovato-alluvione-2Chissà se anche gli altri vivono la tua angoscia o sei tu che stai esagerando, spali la veranda piena d’acqua, vedi la crepa nel terreno tra la tua casa e quella del vicino, speri di non franare e invochi il cielo dicendo “Basta, ti prego!”. Sei isolato e non sai cosa sta realmente accadendo, hai bisogno di comunicare e di condividere con gli altri quanto sta succedendo; benedetto smartphone carico, riesci a collegarti e dai siti istituzionali dei TG si parla soltanto di Genova che è tranquilla, vorresti urlare e far sapere che un po’ più in là sta succedendo il finimondo e che, se quell’acqua si sposta, lì sarà una catastrofe. Le notizie, quelle reali, sono quelle dei social, Facebook e Twitter, arrivano immagini, grida di aiuto e non ti senti più solo, ora, sai, che la tua paura e la tua angoscia erano fondate. Ti chiedi, anche però, se i giornalisti dei media nazionali sanno che esistono i social e che in alcuni casi sono una fonte immediata di informazione. Continua a piovere fino alle 18 e quando smette ancora non ci credi, stavolta è andata bene non soltanto a te ma a tutta la provincia, nessun morto, soltanto danni. Abbiamo imparato che la meteorologia è una scienza umana con i suoi limiti e determinati fenomeni non può prevederli, vale più il comune buon senso e le sensazioni vissute sulla propria pelle. Una volta attestato che non si tratta di una perturbazione normale e sapendo che si sta spostando verso l’Emilia e poi in Toscana, ciò che resta incomprensibile è che non si metta in atto tutto il possibile per limitare ciò che sta per arrivare, cioè, un’alluvione. Questione di comunicazione, disorganizzazione o, semplicemente, si preferisce sperare nella buona sorte alla maniera “italiota”?

Fausta Dal Monte

[divide style=”3″]

castelletto-d'orba-post-alluvioneAcqua, fango e grandine sono ormai sparite dal Basso Piemonte ma hanno lasciato un conto salato alle istituzione, ai commercianti e a diverse famiglie.
È stato quantificato in sedici milioni di euro il danno a livello provinciale: un banco di prova non da poco per Rita Rossa, eletta recentemente neo-presidente della Provincia di Alessandria. “Servono subito risorse per ripartire” ha dichiarato il sindaco di Alessandria. “La situazione più difficile l’abbiamo vissuta a Gavi, dove diverse famiglie sono state costrette a lasciare le case e le strade perché inagibili. Servono risorse in fretta sia per il pubblico sia per il privato”.
Una presa di posizione ineccepibile che dovrà essere rispettata in tempi brevi per aiutare le località “più piccole” già nei prossimi giorni.
Nel territorio novese e ovadese la situazione è stata difficile soprattutto nei paesini, visto che i grandi antagonisti della popolazione civile sono stati i… piccoli rii. Rispetto alle storiche alluvioni – da quella di Alessandria del 1994 agli allagamenti più recenti – questa volta i fiumi esondati sono stati quelli poco più piccoli dei canali.
Il Piota e il Lemme, per esempio, che hanno messo in ginocchio Gavi, Castelletto d’Orba, Capriata d’Orba. Zone colpite con violenza che avrebbero bisogno di nuova benzina per ripartire.
Per Castelletto è partita una sottoscrizione promossa dall’ex sindaco e attuale senatore della Repubblica Federico Fornaro.
Ma è difficile fare previsioni sui tempi della ripresa. In questi giorni è stato soprattutto il tempo delle polemiche e del lavoro. Tra le contestazioni dei cittadini gli argomenti sono simili a quelli dei genovesi: scarsa prevenzione, istituzioni che hanno dato poco peso a un’allerta meteo decisamente importante.
A due giorni di distanza dall’alluvione nel capoluogo ligure, la Protezione Civile di Alessandria ha diramato l’allerta 2 in tutta la Provincia per lunedì 13 ottobre, come poi dimostrato dal maltempo effettivo che ha causato i danni. “Di controlli, però, ce n’è stati pochi in quella mattinata e le istituzioni si sono attivate in ritardo” è l’accusa mossa dai cittadini del novese.
Di prevenzione, poi, manco a parlarne. Forse solo Ovada si è salvata dalla valanga di fango e accuse che ha scosso il territorio, visto che nei mesi scorsi è stato fatto un importante lavoro di difesa spondale sullo Stura (come già scritto in due numeri precedenti di Zapping News).
Ma il fiume che passa dalla Valle Stura – peraltro senza fare grossi danni – non ha rappresentato una seria minaccia neanche nelle altre città, visto che, in questo caso, sono stati fiumiciattoli e rii a scombinare i piani dei vertici provinciali. Perciò, se anche nelle città più grandi ci fossero stati dei piccoli corsi d’acqua, chissà come sarebbe andata a finire…
La prima dimostrazione di queste difficoltà tecniche si è vista a Novi Ligure, rimasta letteralmente sommersa per alcune ore nei punti chiave della città: i sottopassi del centro storico, la zona della stazione, parte della zona industriale all’uscita dell’autostrada. Un fatto inconsueto per una città con pochi corsi d’acqua e tutti fuori dal centro cittadino: i primi ad essere stupiti del fatto sono i cittadini, alcuni particolarmente preoccupati visto che si sono ritrovati con l’acqua che arrivava all’altezza delle portiere delle autovetture in transito. Il conto dei danni, quindi, è molto salato e saranno i singoli comuni a fare il punto con le istituzioni in Regione.
Di certo, questo evento straordinario per la Provincia causerà altri danni e problemi economici al territorio. Basti pensare alla somma dei costi di ricostruzione di case e locali (oltre ai soldi per i privati e le famiglie) – fondi che, si spera, arriveranno nelle prossime settimane – alla quale si aggiungeranno spese successive per ripristinare e prevenire per evitare di ritrovarsi in difficoltà nei prossimi anni. Federico Fornaro, ex sindaco di Castelletto per due mandati, ha dichiarato che il rio Albesiana, uno dei due esondati nella piccola località del territorio ovadese, ha modificato il suo corso dal giorno dell’alluvione.
Non esiste più, quindi, un corso ben delimitato, ma il canale ha preso una direzione nuova e ricca di detriti. Tra questi bidoni della spazzatura (nella foto), pezzi di plastica e di legno e oggetti sparsi portati via alla cittadinanza dall’alluvione. Insomma, nel territorio ovadese e novese servono fondi per ripartire e prevenire.

Luca Piana

Print Friendly, PDF & Email