Coldiretti: “Vicenda Pernigotti, è il risultato del circolo vizioso della delocalizzazione”

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Il Villaggio Coldiretti che si è svolto a Bologna lo scorso fine settimana, che ha visto la presenza di oltre 600mila visitatori e centinaia di partecipanti dalla provincia di Alessandria, è stata una vetrina importante per richiamare l’attenzione sulla drammatica vicenda che vede al centro l’industria dolciaria “Pernigotti” di Novi Ligure, uno dei gli esempi più esaustivi di cessione dei marchi storici Made in Italy nelle mani di stranieri.

Nella giornata che ha visto sul palco il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il Presidente Nazionale di Coldiretti Ettore Prandini ha sottolineato come il caso Pernigotti sia “il risultato del circolo vizioso della delocalizzazione che inizia con l’acquisizione di marchi storici del Made in Italy, continua con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e si conclude con la chiusura degli stabilimenti con effetti sull’occupazione e sull’economia nazionale dal campo alla tavola”.

Nel commentare il fallimento della trattativa sulla Pernigotti ricordando che il gruppo turco Toksoz è il maggior produttore mondiale di nocciole oltre ad aver acquisito il marchio nel 2013, il presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco ha aggiunto come “con questo meccanismo di delocalizzare si impoverisca fortemente il territorio e, nonostante i numerosi allarmi scattati per gli elevati livelli di aflatossine cancerogene l’importazione di nocciole dalla Turchia in Italia nel 2018  sia aumentata del 18%. Per questo dobbiamo difendere il nostro patrimonio agroalimentare che ha portato in mani straniere tre marchi storici del Made in Italy alimentare su quattro”.

Dall’olio allo zucchero fino al formaggio è lunga la lista delle etichette storiche italiane svendute all’estero ed utilizzate per veicolare sotto la bandiera tricolore produzioni ottenute fuori dai confini nazionali, “da qui l’esigenza di portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine su tutti quegli alimenti ancora ‘anonimi’, a partire da quelli trasformati, come nel caso delle nocciole utilizzate nell’industria dolciaria” ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo.

Nella provincia di Alessandria la corilicoltura conta numeri importanti e fortemente incoraggianti: ad Alessandria, in particolare la quantità conferita nella campagna 2018 tramite la “Cooperativa Monferrato Frutta”, costituita tra imprenditori di Alessandria e di Asti, ha visto un totale di circa 8.000 quintali.

“E’ attraverso importanti accordi di filiera virtuosi come quello con il gruppo dolciario Novi-Elah-Dufour di Novi Ligure che puntiamo alla valorizzazione della nocciola per mantenere la distintività delle produzioni d’eccellenza e garantire agli imprenditori la giusta remunerazione. Non dobbiamo mai dimenticare che la nocciola coltivata all’estero, spesso è il risultato di condizioni lavorative di sfruttamento e che i controlli che avvengono in Italia per quanto riguarda la qualità e la salubrità del prodotto non hanno eguali negli altri Paesi, motivo per cui scegliere le nocciole del territorio è sinonimo di sicurezza”, hanno concluso il Presidente Bianco e il Direttore Rampazzo.

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