ROMA (ITALPRESS) – Lo smart working può ridurre le emissioni di anidride carbonica fino al 75 per cento. A confermarlo è uno studio realizzato dalla Banca d’Italia insieme all’ENEA, che ha analizzato nel 2024 l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro e dei consumi domestici di oltre 4.200 dipendenti.
L’indagine mette a confronto una giornata trascorsa in ufficio con una in lavoro da remoto. Il risultato è netto: lavorare da casa produce in media appena 1,1 chilogrammi di CO2 equivalente al giorno, contro i 4,1 chili generati da una giornata in presenza. Un taglio significativo delle emissioni dovuto soprattutto alla riduzione del pendolarismo. Secondo lo studio, il principale impatto energetico del lavoro da casa riguarda il riscaldamento degli ambienti, che pesa per il 63 per cento dei consumi aggiuntivi domestici, seguito dal raffrescamento estivo e dall’uso di computer e illuminazione. I dati mostrano anche quanto incidano gli spostamenti quotidiani: la distanza media casa-lavoro supera i 22 chilometri, percorsi in circa 42 minuti. Treno e automobile privata restano i mezzi più utilizzati, mentre il 70 per cento delle auto impiegate è ancora alimentato a benzina o diesel.
Ma lo smart working non cambia solo l’impatto ambientale. Per molti lavoratori modifica anche lo stile di vita: il 12 per cento degli intervistati ha valutato l’idea di trasferirsi grazie alla maggiore flessibilità del lavoro ibrido, alla ricerca di una qualità della vita migliore. Secondo Banca d’Italia ed ENEA, il modello ibrido può diventare uno strumento concreto per aiutare aziende e istituzioni a ridurre emissioni, consumi energetici e costi ambientali.
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