ROMA (ITALPRESS) – Il livello del Mediterraneo continua a salire, ma non ovunque con la stessa velocità. A Lampedusa si registra il dato più elevato: quasi 10 millimetri all’anno. È quanto emerge da uno studio pubblicato nell’ambito del decimo Copernicus Ocean State Report, che ha analizzato oltre trent’anni di osservazioni satellitari e misurazioni effettuate lungo le coste.
La ricerca, coordinata da Federica Borile dell’Università di Bologna e della Fondazione CMCC, evidenzia differenze significative tra Mediterraneo occidentale e orientale. Nel settore occidentale, la velocità di innalzamento è passata da 3 a 6,4 millimetri all’anno, praticamente raddoppiando nel periodo esaminato. In quello orientale, l’andamento è stato più irregolare, raggiungendo comunque 6,4 millimetri all’anno nell’ultimo decennio disponibile.
A influenzare il fenomeno sono diversi fattori. Il riscaldamento provoca l’espansione dell’acqua, mentre l’aumento della salinità può determinarne la contrazione. A questi meccanismi si aggiungono le variazioni delle masse d’acqua e della circolazione marina.
Le conseguenze riguardano direttamente le regioni costiere, ma i rischi cambiano da territorio a territorio. In alcune aree del Mediterraneo occidentale, tra cui le coste occidentali di Sardegna e Corsica, la crescita supera gli 8 millimetri all’anno.
Per valutare la vulnerabilità delle coste, sottolineano i risultati dello studio, non basta quindi considerare la media generale: occorre integrare i dati satellitari con le misurazioni locali e tenere conto anche degli eventuali abbassamenti del terreno.
mgg/azn
La ricerca, coordinata da Federica Borile dell’Università di Bologna e della Fondazione CMCC, evidenzia differenze significative tra Mediterraneo occidentale e orientale. Nel settore occidentale, la velocità di innalzamento è passata da 3 a 6,4 millimetri all’anno, praticamente raddoppiando nel periodo esaminato. In quello orientale, l’andamento è stato più irregolare, raggiungendo comunque 6,4 millimetri all’anno nell’ultimo decennio disponibile.
A influenzare il fenomeno sono diversi fattori. Il riscaldamento provoca l’espansione dell’acqua, mentre l’aumento della salinità può determinarne la contrazione. A questi meccanismi si aggiungono le variazioni delle masse d’acqua e della circolazione marina.
Le conseguenze riguardano direttamente le regioni costiere, ma i rischi cambiano da territorio a territorio. In alcune aree del Mediterraneo occidentale, tra cui le coste occidentali di Sardegna e Corsica, la crescita supera gli 8 millimetri all’anno.
Per valutare la vulnerabilità delle coste, sottolineano i risultati dello studio, non basta quindi considerare la media generale: occorre integrare i dati satellitari con le misurazioni locali e tenere conto anche degli eventuali abbassamenti del terreno.
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