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martedì, Maggio 17, 2022

L’Onu fallisce, la guerra prosegue

La guerra è arrivata al suo sessantaquattresimo giorno. Lentamente, ma inesorabilmente, la Russia avanza da Est mangiandosi territorio ucraino e dopo Mariupol anche Kherson, secondo le dichiarazioni del Cremlino, è caduta sotto il controllo degli invasori.

Fallimentare anche il tentativo di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, di mediare a favore di un cessate il fuoco. «La guerra in Ucraina terminerà quando la Federazione russa deciderà di porvi fine e quando ci sarà la possibilità seria di un accordo politico» constata amareggiato, aggiungendo «Possiamo tenere tutti gli incontri che vogliamo, ma questi non metteranno fine alla guerra».

Kiev bombardata, l‘umiliazione dell’Onu

In effetti proprio durante la visita del segretario generale, il Cremlino ha deciso di riprendere i bombardamenti sulla capitale ucraina. Cinque missili russi hanno colpito una zona vicino al centro di Kiev, non distante dall’ambasciata britannica, colpendo, fra l’altro, anche un palazzo residenziale. «L’attacco missilistico mi ha scioccato. – commenta Guterres – Non perché ci fossi io, ma perché Kiev è una città sacra sia per gli ucraini che per i russi». Un atto dichiaratamente provocatorio voluto da Putin, afferma Zelensky, per «umiliare l’Onu». «Questo la dice lunga sul vero atteggiamento della Russia nei confronti delle istituzioni globali, sugli sforzi della leadership russa per umiliare le Nazioni Unite e tutto il resto che l’organizzazione rappresenta» commenta il presidente Zelensky sull’agenzia di stampa nazionale Ukrinform, per questo è necessaria «una risposta appropriata e potente». Intanto, Putin fa sapere al mondo intero che la Russia è pronta a rispondere con azioni «rapidi e feroci» contro qualsiasi intromissione esterna nel conflitto Ucraina, paventando, in modo sempre più chiaro, la minaccia di una possibile escalation nucleare.

Il volto duro della guerra

«Migliaia di civili hanno bisogno di assistenza che salva la vita – torna a ribadire Guterres – molti sono anziani che hanno bisogno di cure mediche e hanno difficoltà a muoversi, hanno bisogno di una via di fuga dall’apocalisse». Un’apocalisse sempre più evidente agli occhi del segretario, quando si delineano davanti le macerie e la distruzione di una delle città più colpite da bombardamenti e dai massacri. A Borodyanka, teatro di una delle più cruente stragi di civili, la guerra rivela il suo tremendo volto. «Quando vedo questi palazzi distrutti dalla guerra, – afferma Guterres- immagino la mia famiglia, mia nipote nel panico e in fuga. Questa distruzione è inaccettabile nel XXI secolo».

In via di principio il presidente Putin ha accettato che le Nazioni Unite e la Croce Rossa internazionale siano coinvolte per l’evacuazione dei civili dall’acciaieria Azovstal, enclave dell’ultima e strenua resistenza ucraina a Mariupol, questo è l’unico risultato ottenuto dall’incontro a Mosca avuto con il segretario generale dell’Onu. Poca cosa, di certo, soprattutto perché nessun’operazione di evacuazione è stata concretamente progettate ed approvata da ambo le parti, rimanendo tutto sul piano teorico «Stiamo facendo tutto il possibile» afferma Zelensky riferendosi al caso dei civili bloccati ad Azovstal.

«Ho fiducia e credo, così come lo credono i familiari delle persone che sono bloccate nell’Azovstal, che il segretario generale e noi riusciremo ad avere un risultato positivo» sottolineando l’impegno che tanto il governo ucraino, quanto l’Onu stanno impiegando per porre fine alla «la deportazione di civili ucraini in Russia». Su quest’ultimo punto si è espresso anche l’arcivescovo cattolico di Kiev, Svjatoslav Ševčuk, denunciando la deportazione di mezzo milione di cittadini Ucraini da parte dei militari russi, di cui circa 200000 bambini.

La risposta dell’Occidente, Mosca imperturbabile

Nel frattempo, l’Ue prepara un nuovo pacchetto sanzionatorio ai danni della Russia che, questa volta, includerà anche il graduale stop al prezioso petrolio. Pesanti ricadute, dunque, sono previste a breve anche nelle nostre economie e in quale modo la classe dirigente, italiana quanto europea, abbai deciso di affrontare la situazione rimane ancora molto incerto. Nel frattempo, anche Mosca ha annunciato da parte sua di essere pronta a fermare le sue vendite. La Russia, che non mostra più segni di cedimento, non sembra avere paura delle pesanti ripercussioni ai danni del suo export di carburante. Infatti, Putin ha fermato l’export di gas per Polonia e Bulgaria, dopo essersi rifiutati di pagare in rubli la preziosa merce, mentre alla Duma il presidente chiede di discutere sulla chiusura dei rubinetti a tutti coloro che rientrano nella blacklist dei “Paesi ostili” alla madre patria, fra questi, anche l’Italia. Per il momento però i flussi nel nostro paese si mantengono regolari, mentre proseguono i tentativi di diversificazione delle fonti di approvvigionamento da parte del nostro governo.

Daniele De Camillis

Fausta Dal Monte
Giornalista professionista dal 1994, amante dei viaggi. "La mia casa è il mondo"
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