Ricordo del Bombardamento del Cristo: gli amici del Museo della Gambarina leggono Giovanni Rapetti

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L’occasione del 75esimo anniversario del bombardamento alleato sul quartiere Cristo di Alessandria, in cui perirono 239 persone, è stata propizia alla lettura di una lunga poesia in vernacolo di Giovanni Rapetti, artista, poeta alessandrino di ricercati componimenti, che hanno trovato particolari riconoscimenti in città e non solo.

Giovanni Rapetti, testimone oculare del bombardamento del 30 aprile 1944, racconta con trasporto ed emozione quei momenti e il 30 aprile 2019, su iniziativa del Consigliere Giuseppe Bianchini, è toccato a Elena Garneri Ulandi e a Vincenzo Chaco Marchelli presentarsi davanti alle autorità e ai bambini della scuola elementare Zanzi per offrire la loro interpretazione a due voci e bilingue (dialetto alessandrino e italiano) della poesia “Trenta d’avrì quarataquater”.

La lettura è stata particolarmente emozionante ed è avvenuta sul piazzale della scuola Zanzi, laddove è stata posta, nel 2011, una targa che ricorda i tragici fatti della seconda guerra mondiale. Nel silenzio e nell’attenzione più assoluti degli astanti, i versi di Rapetti hanno consentito la rievocazione dei fatti e la riproposizione di quei sentimenti di rabbia e di impotenza che hanno caratterizzato quei momenti e che non si sono voluti dimenticare.

Hanno letto:

Vincenzo Chaco Marchelli. Ricercatore appassionato di antropologia culturale legata all’identità alessandrina e piemontese. Front man del gruppo musicale I Tre Martelli, ha al suo attivo un poderoso repertorio di canzoni, canti, musiche popolari. Collabora da anni con il Museo etnografico “C’era una volta” e con gli Amici della Gambarina, recuperando antiche canzoni della tradizione contadina, che lui stesso accompagna con strumenti come la fisarmonica o altri di tipo ritmico-percussivo.

Elena Garneri Ulandi. È l’anima del Museo della Gambarina, il legame più profondo tra l’origine della struttura a Valle San Bartolomeo e gli ultimi quattro lustri caratterizzati dalla collocazione del Museo in piazza della Gambarina. Maestra, ricercatrice instancabile, protagonista di moltissime iniziative di recupero delle tradizioni contadine, operaie, è testimone dell’evoluzione e dell’emancipazione del ruolo della donna in campagna, in fabbrica e nell’educazione dei più giovani, che costituisce la sua attività più ricca ed intensa.

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