Operazione “El Pibe”

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Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Alessandria hanno tratto in arresto, in esecuzione dell’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 5 dicembre dal GIP del Tribunale di Torino, quattro cittadini marocchini, tutti già noti alle Forze dell’Ordine. Si tratta di FALAHI MEHDI, 33enne, leader del gruppo nonostante fosse il più giovane e di MADIHI ABDELLHAK, di 35, entrambi senza fissa dimora, sprovvisti di documenti di soggiorno, e di MOUADDAB MOURAD, di 46enne e KERKAB EL MOSTAFA, 40enne, entrambi residenti ad Alessandria, in possesso di foglio di soggiorno, ritenuti responsabili, in concorso, dei reati di sequestro di persona e rapina pluriaggravati, ai danni di un 31enne loro connazionale.

I fatti risalgono al 17 agosto scorso, quando tre di loro, intorno alle 21.00, entrati in una tabaccheria di Acqui Terme (AL), circondavano un 31enne loro connazionale, che stava bevendo un caffè e, dopo averlo costretto, afferrandolo per il collo, ad uscire dal locale, gli infilavano un sacco nero in testa e lo spingevano a forza all’interno di un’auto condotta dal complice, con la quale lo conducevano in un’abitazione di via Medaglie D’ Oro ad Alessandria.

Giunti a destinazione dopo essersi impossessati, lungo il tragitto, del denaro che aveva nel portafoglio (circa 150 euro), lo prendevano a pugni, costringendolo ad entrare in un appartamento. Dopo averlo legato per le caviglie ad una sedia, lo malmenavano – anche con un tubo di gomma – minacciandolo di morte e lanciandogli ripetutamente in faccia dell’acqua, costringendolo a telefonare ripetutamente alla madre e al fratello, entrambi residenti in provincia, per supplicarli di trovare il denaro da pagare come riscatto ai suoi aguzzini. Questi ultimi si rivolgevano telefonicamente ai familiari del 31enne, ai quali reiteravano la minaccia di uccidere il loro congiunto, che, assicuravano, avrebbero bruciato vivo sciogliendogli addosso della plastica, qualora essi non avessero dato loro la somma di 9.000 euro, di cui 1.800 da consegnare quella sera stessa.

9.000 euro poiché a tanto ammontava il valore della partita di cocaina che il capo dei sequestratori aveva consegnato qualche giorno prima al 31enne, incaricandolo di venderla al dettaglio, ma che questi aveva asseritamente “perso” senza nulla restituire a chi gliel’aveva affidata.

Nonostante il frenetico pressing psicologico, il riscatto – che secondo gli accordi raggiunti con il fratello della vittima doveva essere consegnato pressi di un noto supermercato del capoluogo – tardava ad arrivare, per cui, ad un certo punto, il capo dei sequestratori ordinava a due membri del gruppo di uscire e portarsi dietro la tanica di benzina che essi si erano già procurati e che doveva servire per dare alle fiamme il 31enne.

Poco dopo, lo stesso malfattore decideva di trasferire altrove il sequestrato con il concorso dell’ultimo complice rimasto ancora nell’appartamento, ma una volta in strada, forse consapevole che quella poteva essere la sua ultima occasione per evitare il peggio, il “prigioniero” riusciva ad approfittare di un momento di distrazione dei criminali e, divincolatosi dalla loro stretta, si dava alla fuga riuscendo, benché a lungo rincorso, a seminare i suoi inseguitori, nascondendosi nei garages di un condominio, dai quali chiedeva poi aiuto telefonando al 112, al quale nel frattempo si erano rivolti anche i suoi familiari.

L’allarme determinava l’immediata attivazione, da parte della Centrale Operativa del Comando Provinciale di Alessandria, del piano di emergenza previsto in caso di così gravi reati e, nel contempo, delle specifiche attività tecniche volte ad individuare l’esatta posizione del cellulare della vittima del reato, la cui presenza veniva per l’appunto localizzata nel capoluogo, ove venivano conseguentemente fatti convergere tutti gli equipaggi disponibili. Sul posto interveniva anche personale del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, che ad un certo punto riusciva ad individuare il 31enne. Questi, terrorizzato, era rimasto a lungo rintanato nel suo rifugio nonostante avesse notato i ripetuti passaggi delle autovetture dei Carabinieri con i lampeggianti accesi.

Immediatamente soccorso, a causa degli evidenti segni delle percosse ricevute veniva condotto presso il locale pronto soccorso ove gli venivano riscontrate diverse ecchimosi ed una ferita lacero contusa al sopracciglio destro, giudicate guaribili in gg. 7 s.c..

Le indagini contestualmente attivate venivano immediatamente indirizzate nei confronti di un gruppo di connazionali della vittima, già noti in quanto gravitanti nel contesto dell’attività di spaccio posta in essere nel capoluogo. Grazie alle attività tecniche ed ai servizi di osservazione e pedinamento subito intrapresi sotto la direzione del sost. Proc. dr. Enrico Arnaldi Di Balme, della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, competente per i reati di tale gravità, i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo alessandrino riuscivano, nell’arco temporale agosto/novembre 2017, ad identificare tutti i componenti del “commando” di sequestratori ed a raccogliere nei loro confronti molteplici, univoci e concordanti elementi di responsabilità che determinavano l’emissione, da parte del GIP del Tribunale di Torino, della misura cautelare custodiale eseguita nei confronti degli odierni arrestati.

 

 

 

 

 

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