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Alessandria
giovedì, Gennaio 20, 2022

La Cia di Alessandria s’interroga sul futuro del Brachetto

Crisi dei consumi, difficoltà di mercato interno, sviluppare progetti che permettano ai nostri produttori di aprirsi ai ‘grandi e nuovi’ mercati dei consumatori globali: questi i ragionamenti quando si parla di vino.
“Di tutto ciò – afferma Carlo Ricagni, presidente provinciale della Cia di Alessandria – i produttori di ‘uve brachetto’ ne risentono e ne pagano, da molti anni, le conseguenze negative, in particolare per gli errori di chi ha gestito in malo modo questo settore. Risorse e progetti che non solo non hanno portato risultati positivi, ma hanno ridotto le produzioni di uva e i redditi dei viticoltori ai minimi storici”.

Gli ultimi dati di vendita delle bottiglie di Brachetto segnalavano un’ulteriore riduzione, e dal Consorzio è uscita la proposta di un abbassamento delle rese per la prossima campagna.

Piero Trinchero, produttore acquese, ripete quanto affermato dagli associati Cia in un incontro organizzato dalla Confederazione: “Non sottoscriveremo alcun accordo che preveda ulteriori tagli di resa produttiva, siamo stanchi di questo procedere al ribasso senza un progetto concreto, con una docg allo sbando, con i viticultori che nei propri vigneti producono più uva aromatica di ‘Acqui docg’, e senza che qualcuno si assuma la responsabilità di questo tracollo”.

I produttori della Cia, si confronteranno con decisione, chiedendo a tutti coloro che nella filiera hanno un ruolo importante, primi fra tutti gli industriali, che il modo di condurre questo comparto degli aromatici deve cambiare direzione.

“Non si può – sostiene Carlo Ricagni – ripetere che si è salvaguardato il reddito degli agricoltori in questi anni, poiché è mancato un progetto di ‘ricollocazione’ di questo particolare vino aromatico”. “Ragionando sul segmento degli aromatici – conclude Ricagni – ci chiediamo se non sia il caso di superare lo steccato degli attuali Consorzi: perché non inglobare il Consorzio del Brachetto nel più organizzato e forte Consorzio dell’Asti? Il territorio è in gran parte coincidente, lo sono anche i produttori e le industrie spumantiere, in questo modo si potrebbe ragionare sull’intero settore degli aromatici, e affrontare meglio il mercato globale del vino, con la prospettiva d’invertire la rotta, anche per il Brachetto”.

 

 

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