Finanza: l’importanza dei bias nei processi decisionali

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Oggi come oggi il consulente finanziario ha una mission ben chiara: quella di aiutare, certamente, le persone nella costruzione di un piano di investimento efficace, corretto e trasparente. Ma non basta una teorica conoscenza delle regole che muovono i mercati finanziari. C’è necessità di andare oltre, capire la dinamica di processi che, fino a qualche tempo fa, venivano ignorati: le decisioni, sì, ma anche le emozioni. Attraverso le quali passa ogni processo decisionale. La cosa fondamentale, per un risparmiatore, è individuare la soluzione migliore per i risparmi, a maggior ragione se si decide di investire in un periodo più o meno lungo. Questa situazione prevede due difficoltà: la prima e la più ovvia è quella dei tempi, da associare direttamente alla conoscenza specifica della materia, perché gli aspetti finanziari sono un campo, come tanti, riservato a professionisti del settore. La seconda difficoltà riguarda invece i meccanismi che, propriamente, ci portano a prendere decisioni. Entra qui in gioco il consulente finanziario, un tramite, un ausilio, nel superare le difficoltà: da un lato tramite una facilitazione dell’accesso alla conoscenza del campo dei mercati finanziari, dall’altro supportando e motivando le scelte del risparmiatore.

Il consulente finanziario studia quelli che tecnicamente vengono definiti bias, ovvero le distorsioni alla base della finanza comportamentale, un ramo della disciplina finanziaria che coniuga conoscenze psichiche a competenze economiche per individuare la reazione degli individui quando sono in fase decisionale. Si è passati da una impostazione basata sul solo razionalismo ad una realtà più sofisticata, caratterizzata dai bias. Si tratta di distorsioni decisionali e sono tantissimi, con effetti che quotidianamente hanno conseguenze sulla realtà di ciascuno.

Un esempio: il lancio di una moneta, senza alcuna probabilità che esca in un verso o nell’altro. O al bandwagon, in gergo l’effetto carrozzone, cioè la tendenza, riscontrabile in ciascuno, di seguire la massa: per gli economisti e gli esperti di finanza questo è il processo, totalmente istintivo, caratterizzante le bolle speculative, dovute ad un effetto di emulazione per la corsa all’accumulo di guadagni e interessi. O ancora, perché scegliere un cellulare al posto di un altro, un marchio al posto di un altro? Chiaramente i bias sono tanti e tutti diversi, impossibili da rinchiudere in categorie circoscritte. Parliamo allora, in campo finanziario, di home bias, con cui si indica la tendenza ad investire solo nei titoli del proprio paese. Ma, nella corsa a performance migliori, l’home bias, se usato correttamente, può portare indubbi vantaggi, su tutti al proprio portafogli. Come si evita di cadere nei tranelli, se così si possono chiamare, dei bias? Impossibile, in molti casi, sfuggire ad un innato processo naturale e caratterizzante in maniera determinativa la realtà che ci circonda.

La vera sfida, se non altro, è quella di ragionare senza l’infiltrazione comportamentale, senza bias, capendo realmente quali sono le scelte che contano e quelle che invece possono essere messe da parte. Tradotto, in campo finanziario, vuol dire affidarsi a degli esperti. Privati o indipendenti, forse con preferenza per l’ultima categoria, dal momento che il consulente indipendente fa gli interessi del solo investitore. E può supportarlo in tre modi: con la conoscenza dei bias, alla base di un mestiere sempre in evoluzione, senza coinvolgimento emotivo e con il supporto di strumenti e regolamentazioni, ovverosia un’ampia conoscenza delle dinamiche alla base dell’economia, su tutte quella relativa alla trasparenza verso i clienti, dal momento che in Europa esiste una normativa ad hoc.  Il tutto condito dall’esperienza professionale e dalla conoscenza dei mercati, la parte squisitamente tecnica, per le decisioni migliori. Il ruolo del consulente è quello di un intermediario che si pone tra il mercato e il risparmiatore. Un giudice imparziale, che garantisce serietà e porta serenità. A totale vantaggio del risparmiatore, che aumenta le possibilità di poter raggiungere gli obiettivi finanziari prefissati.

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