Addio a quota 100

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E’ da qualche tempo che si parla di un superamento della misura volta alla uscita del mondo del lavoro derogando da quelle che erano le misure stringenti imposte dalla legge Fornero che di fatto impedivano a molti di non poter accedere alla tanto sospirata pensione attraverso un nuovo meccanismo tecnico cioè con la cosiddetta formula denominata “Quota 100” congeniata su due pilastri ,58 anni di età e 42 anni di contributi, una norma voluta fortemente dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal suo partito,la Lega.

Adesso questo tema è diventato pressante e non è sfuggito a molti, il fatto che l’esecutivo voglia nuovamente cambiare le regole del gioco.

Diverse sono le ipotesi allo studio del Governo per correggere la riforma di Quota 100 che scadrà nel 2021,infatti la norma introdotta prevedeva la sua validità per almeno un biennio e a questo proposito,per cominciare ad affrontare il tema, ci sarà un incontro con i sindacati venerdì  prossimo.

Da questo giorno incomincerà il percorso di riforma della sperimentazione di Quota 100 voluta due anni fa dalla Lega e in scadenza a fine 2021.

Naturalmente non sarà un percorso agevole ,e già abbiamo sentito nei giorni scorsi l’ex ministro Salvini che pubblicamente ha affermato che il superamento della quota 100 non è auspicabile annunciando all’Esecutivo che non ci saranno scorciatoie e lasciapassare per nessuna forza politica che voglia abolire “ Quota 100”.

Si parla con insistenza di alcune piccole modifiche in tema di pensioni  che sono attese già con la nuova legge di bilancio ma la vera ridefinizione globale su previdenza e assistenza (legata anche al nuovo assegno Universale per i figli e alla  riforma fiscale) dovrà venire con il grande piano del Recovery fund per l’utilizzo dei  209 miliardi di  aiuti europei .

Sono emerse alcune indiscrezioni su una ipotesi  di novità sulle pensioni anticipate che potrebbe essere gradita anche ai sindacati cioè la possibilità di mantenere una flessibilità in uscita a partire dal 2022 solo per alcune categorie specifiche :

– per quei  lavoratori  che svolgono attività gravose o comunque definite usuranti,  il che consentirebbe ancora l’uscita  a 62 (o 63) anni con un’anzianità contributiva di 36 (o 37) anni senza  particolari  penalizzazioni  degli assegni ;

-per quei lavoratori definiti  svantaggiati ( disoccupati ,invalidi o care giver)  l’ipotesi prevedrebbe un Ape sociale  potenziata e strutturale (anticipo pensionistico a carico dello stato con indennità sostitutiva tra i 63 e  i 67 anni  della pensione di vecchiaia);

Per tutti gli altri lavoratori  si aprirebbe Quota 41  ovvero : soglia minima di uscita fissata a  63/ 64 anni d’età  con almeno 37 (o 38) anni di contribuzione e che prevede delle penalità legate al metodo di calcolo contributivo,  al momento della  maturazione dei 41 anni di contribuzione.

Per le misure più immediate da inserire già in legge di bilancio 2021   è previsto anche a breve l’inizio dei 4 tavoli tecnici  dei sindacati concordati con  la ministra del Lavoro Catalfo,  in particolare su:

 

1)proroga e rafforzamento di Ape sociale,

2)prolungamento di Opzione donna (la pensione anticipata riservata alle donne di 58-58 anni calcolata con sistema interamente contributivo)

3)quota 41 per i lavoratori precoci.

4)previdenza complementare.

Un incontro si è già svolto  con la responsabile del dicastero  lo scorso 16 settembre e la Ministra ha affermato  di voler prorogare Ape sociale allargando l’ accesso allo ai lavoratori disoccupati non coperti dalla Naspi e ai lavoratori; stessa intenzione per Opzione donna; inoltre, la Ministra ha manifestato la volontà di allargare l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi ai lavoratori fragili.

Da parte loro  i sindacati hanno chiesto che  queste misure vengano  rese strutturali da subito,cercando di  portare  il limite per opzione donna a 67 anni e  di ampliare la portata della cosiddetta  14^ mensilità per le pensioni più basse .Inoltre  hanno messo in  evidenza specifiche  criticità, in particolare per quanto riguarda l’identificazione dei codici Istat rispetto ai lavori gravosi  .

Per quanto riguarda il tema delle pensioni in essere In ordine i sindacati hanno ribadito la necessità  di sostenere il potere di acquisto dei pensionati, in un passaggio molto difficile della vita del paese,legato alla pandemia del Covid 19, aspetto tanto più importante ed a maggior ragione  oggi con il crollo del PIL e l’attuale condizione  deflattiva. Su quest’ultimo punto i sindacati chiedono il prolungamento per un altro semestre sul silenzio-assenso per la scelta  di destinazione del Tfr  ai fondi pensione, magari grazie anche alla nascita di un meccanismo ad hoc, imperniato su un fondo di garanzia, per i dipendenti delle piccole e piccolissime imprese.

Sui vari progetti e richieste però avrà l’ultima parola ovviamente il ministero dell’Economia ,alle prese con la caduta vertiginosa del PIL di quest’anno che viaggia al 12/13 % e che rende strettissimi i margini finanziari  per qualsiasi riforma volta all’allargamento della spesa sociale “improduttiva”, a meno che non sia collegata all’innovazione e allo sviluppo (come ad esempio le misure per i giovani e l’istruzione che potrebbero trovare spazio grazie ai fondi di Next generation EU ).

Michele Minardi

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