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lunedì, Giugno 21, 2021

Acli sulle pensioni

Prima della riforma Fornero del 2011, si poteva accedere alla pensione con calcolo legato esclusivamente all’età anagrafica, la cosiddetta pensione di vecchiaia, oppure a una combinazione di età anagrafica e anzianità contributiva detta pensione di anzianità. Con la Legge 214 del 2011 le pensioni di anzianità sono state abolite, anche se è ancora possibile andare in pensione prima dell’età se si accetta una decurtazione dell’importo mensile. Con la stessa Legge 214 sono state cancellate le finestre d’uscita “Legge 247 del 2007” e le finestre mobili “Legge 122 del 2010” ma solo per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2011. In base agli incrementi della speranza di vita tra il 2016 e il 2018 gli uomini andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi diversa, invece è l’età fissata per le donne varia (vedere tabella).

Uomini

Donne

Lavoro dipendente pubblico

66 anni e 7 mesi

66 anni e 7 mesi

Lavoro dipendente privato

66 anni e 7 mesi

65 anni e 7 mesi

Lavoro autonomo

66 anni e 7 mesi

66 anni e 1 mese

Dal 2018, diventerà gradualmente per tutti (uomini e donne) 66 anni e 7 mesi, senza distinzione di sesso o di ambito lavorativo. Poi ci sarà un adeguamento nel 2019 e ulteriori aggiornamenti ogni due anni, in base alle variazioni della speranza di vita rilevate dall’ISTAT. Chi ha cominciato nei primi anni ’70 a lavorare, potrà andare in pensione prima dell’età sopra indicata ma alle seguenti condizioni: le donne, se hanno maturato 41 anni e mezzo di contributi versati; gli uomini, se hanno maturato 42 anni e 6 mesi di contributi versati. In tal caso, però, c’è una penalizzazione del 2% per ciascun anno di anticipo rispetto ai requisiti di “vecchiaia”.

Con la Legge di Stabilità 2016 è stata invece prolungata a tutto il 2016, come misura di salvaguardia la cosiddetta “Opzione Domma”. Potranno andare in pensione le donne che maturano i requisiti necessari (57 anni di età o 58 per le lavoratrici autonome e 35 di contribuzione) entro il 31 dicembre 2015, ancorché la decorrenza del trattamento pensionistico sia successiva a tale data, scegliendo l’applicazione del solo metodo contributivo per il calcolo dell’assegno mensile.

Inoltre possono ritirarsi dal lavoro a 64 anni:

  • i lavoratori del settore privato in possesso di 35 anni di contribuzione che con le vecchie regole avrebbero maturato i requisiti di anzianità con il sistema delle “quote” entro il 31 dicembre 2012, praticamente i nati nel 1950-1952:

  • le lavoratrici del settore privato che hanno maturato 60 anni di età e 20 anni di contributi entro il 31 dicembre 2012.

Mentre per chi lo vorrà, si potrà lavorare anche dopo aver maturato i requisiti di vecchiaia, fino all’età di 70 anni. In tal caso, l’importo della pensione aumenta, essendo applicato il coefficiente di trasformazione che tiene conto dell’età.

Fausta Dal Monte
Giornalista professionista dal 1994, amante dei viaggi. "La mia casa è il mondo"
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