IL FATTO – Un agente della Polizia Penitenziaria del carcere di Torino è stato aggredito martedì pomeriggio all’interno dell’istituto penitenziario, dove un detenuto ha sfondato con un pugno la porta dell’Ufficio degli Ispettori, colpendo contestualmente al volto il poliziotto che si trovava nelle immediate vicinanze. Secondo quanto ricostruito, l’agente stava fornendo chiarimenti al detenuto sui motivi del ritardo nell’autorizzazione della telefonata (extra, peraltro), dovuto all’interruzione della corrente elettrica. Quando al detenuto è stato chiesto di attendere il proprio turno, poiché nell’ufficio era presente anche un altro galeotto, la situazione è degenerata. Alla richiesta di chiudere la porta dell’Ufficio degli Ispettori, il detenuto ha sferrato un pugno contro la porta, sfondandola e colpendo al volto l’agente. Immediato l’intervento degli Ispettori e degli altri poliziotti penitenziari presenti, che sono riusciti a contenere la situazione e a ricondurre il detenuto alla calma, convincendolo successivamente a rientrare in sezione.

IL COMMENTO – Premesso che non conosco le norme che regolano la vita dentro il carcere, vorrei sottolineare che mi sembrano troppo permissive. In questo senso: se uno sta in galera è un delinquente. e come tale non deve avere la possibilità di nuocere. Quindi, secondo me, quando sta fuori dalla cella, andrebbe ammanettato dietro la schiena. Messo così, pugni non ne tira, porte non se sfonda (tanto paghiamo noi) e poliziotti non ne colpisce. E una bella scarica di taser lo tranquillizza.

LE PAROLE – “Quello che è accaduto è gravissimo e non può essere derubricato all’ennesimo episodio di ordinaria criticità penitenziaria”, denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “È l’ennesima dimostrazione di quanto sia ormai difficile garantire sicurezza e ordine all’interno delle carceri. Apprezziamo l’impegno assunto dal Governo, ma le parole devono tradursi rapidamente in fatti concreti anche per la Polizia Penitenziaria. Quando, dopo comportamenti di questa gravità e dopo un’aggressione a chi rappresenta lo Stato, si torna liberi nel giro di poche ore, non è soltanto difficile da comprendere: è francamente inaccettabile. Così si indebolisce la credibilità dello Stato e si alimenta nei poliziotti la sensazione di essere lasciati soli”.
Vicente Santilli, segretario nazionale SAPPE del Piemonte, aggiunge: “Non possiamo continuare a chiedere agli agenti di intervenire a mani nude ed è urgente un cambio di passo sulla di sicurezza negli istituti penitenziari, attraverso maggiori tutele giuridiche per gli appartenenti al Corpo, strumenti di difesa adeguati, dispositivi di protezione individuale e procedure operative realmente efficaci per fronteggiare le aggressioni”.
