Fiore all’occhiello dell’impresa italiana, realizzato in 7anni, creando 1.000 posti di lavoro con operai di 27 nazionalità, intitolato alla regina Margherita II, il Ponte Storstrøm è il 3° ponte più lungo della Danimarca, dopo Storebælt e Øresund, ed è stato inaugurato lo scorso 6 giugno alla presenza del principe ereditario Christian di Danimarca, della ministra delle Infrastrutture Signe Munk e dell’ambasciatrice d’Italia Giuliana Del Papa.
IL PONTE – Lungo 3.8 4 km e largo 27 metri, è composto da due viadotti d’accesso con 44 pile e campate da 80 metri, una porzione centrale strallata con due campate da 160 metri (sostenute da 18 stralli ciascuna) e un pilone centrale alto 102 metri sul livello del mare.
L’intera struttura è stata prefabbricata e assemblata in loco, grazie all’utilizzo di un’area di assemblaggio appositamente costruita nella sponda di Masnedo. Questo approccio ha permesso di garantire elevati standard di sostenibilità ambientale grazie alla prossimità tra l’area costruttiva e l’area di assemblaggio, riducendo le distanze da coprire con i trasporti.
Per la prima volta in Danimarca, è stata adottata la tecnologia a pannelli prefabbricati “slab track” per l’armamento ferroviario e la progettazione ha previsto la verifica per carichi dovuti a collisione di navi con le strutture portanti, basati su analisi di rischio del traffico marittimo.

I NUMERI – 4 km di lunghezza – 2 viadotti di accesso di 3.512 m – 1.000 posti di lavoro creati in 7 anni, in condizioni climatiche molto difficili, con forti venti e correnti – 153 mila metri cubi di calcestruzzo – 43 mila tonnellate di acciaio – 1,4 milioni di metri cubi di terra movimentati.
IL COMMENTO – Leggendo tutte queste cose e sapendo che tutto ciò è stato fatto da un’azienda italiana, di Tortona, in provincia di Alessandria, viene facile-facile una domanda: com’è possibile che, all’estero, noi italiani facciamo cose meravigliose e in Italia ci vogliono decenni per capire se il ponte sullo Stretto di Messina si può fare o no? Eppure questo di Danimarca, all’apparenza, sembra una cosa più difficile. Dove sta il problema?
