In Europa si recuperano quasi tutti i rifiuti da costruzione e demolizione, ma solo pochi Paesi sono riusciti a trasformare il riciclo in un vero mercato industriale delle materie prime seconde.
A livello continentale il consumo annuo di materiali supera 1.094 milioni di tonnellate, mentre i rifiuti C&D raggiungono 305 milioni. In Italia la produzione è pari a 81,4 milioni di tonnellate l’anno, il 50,6% dei rifiuti speciali. Sono dati estratti dal Report Febbraio 2026 di Quattro A, società del Gruppo Seipa attiva nei settori estrattivo, trasporto, recupero e riciclo dei materiali inerti.

IL RECUPERO DEI MATERIALI – Al 1° posto c’è l’Italia (98%), poi l’Olanda (95,2%), il Belgio (94,1%), il Lussemburgo (93,4%), la Germania (91,3%), l’Ungheria (90,8%) e la Lituania (90,6%).
Ben 19 Paesi membri superano l’obiettivo europeo del 70%: Austria (89,4%), Slovenia (88,7%), Danimarca (88,2%), Repubblica Ceca (87,5%), Lettonia (86,9%), Malta (85,8%), Cipro (83,4%), Estonia (82,9%), Irlanda (78,4%), Croazia (77,8%), Francia (75,6%) e Polonia (72,1%).
Solo 8 Paesi, invece, restano sotto la soglia minima dell’obiettivo: Spagna (67,9%), Slovacchia (63,2%), Portogallo (61,8%), Bulgaria (61,5%), Romania (57,6%), Finlandia (52,8%), Svezia (51,9%) e Grecia (47,6%).

Il divario grande emerge però sul fronte della sostituzione effettiva, ossia la quota di aggregati riciclati che rientra realmente nei cicli produttivi dei cantieri, sostituendo materie prime vergini.
Solo 5 Paesi superano il 25%: Paesi Bassi (40%), Belgio (35%), Lussemburgo (30%), Danimarca (28%) e Austria (25%). L’Italia è uno dei casi più emblematici in senso negativo: a fronte di un recupero del 98%, il tasso di sostituzione si ferma allo 0,4%.
Il materiale riciclato fatica a rientrare nel mercato come materia prima seconda (così si chiama); e pensare che un aumento del tasso di sostituzione verso livelli di best practice consentirebbe di risparmiare oltre 20 milioni di tonnellate annue di materiali vergini e circa 4,6 milioni di tonnellate di CO2.
